Ciclismo
Revocata la multa a Tadej Pogacar: dietrofront alla Liegi-Bastogne-Liegi
La domenica di Tadej Pogacar alla Liegi-Bastogne-Liegi 2026 si è sviluppata lungo due direttrici opposte: da un lato il trionfo sportivo, dall’altro un episodio regolamentare che ha inizialmente offuscato, almeno sul piano formale, la portata del successo.
Sul versante agonistico, lo sloveno ha dominato la corsa con la consueta autorevolezza, costruendo il proprio sigillo sulle ascese decisive e lasciando progressivamente senza risposte gli avversari. L’ultimo a cedere è stato un eccellente Paul Seixas, staccato nel momento chiave e poi secondo al traguardo. Per Pogacar si è trattato della quarta affermazione in questa Monumento, la terza consecutiva, un dato che rafforza ulteriormente il suo posizionamento tra i grandi specialisti delle classiche.
L’elemento di discontinuità è emerso durante la cerimonia di premiazione. La giuria dell’Unione Ciclistica Internazionale ha rilevato un’irregolarità nella maglia iridata indossata dal campione del mondo: il posizionamento di uno sponsor — riconducibile al team UAE Team Emirates-XRG — non rispettava i parametri millimetrici imposti dal regolamento in relazione alle bande arcobaleno. La violazione, apparentemente marginale, è stata inizialmente sanzionata con una multa di 5.000 franchi svizzeri, una cifra insolitamente elevata se confrontata con le consuete ammende per infrazioni di natura vestimentaria.
Proprio questa sproporzione ha alimentato dubbi e discussioni: Pogacar, infatti, aveva utilizzato lo stesso kit in precedenti occasioni senza che fossero sollevate obiezioni. L’incongruenza ha aperto un interrogativo sull’uniformità dell’applicazione delle norme e sulla coerenza dei controlli.
Il caso si è però rapidamente ricomposto. A seguito di un confronto tra la squadra e i vertici federali, la sanzione è stata revocata, chiudendo di fatto la questione: lo staff della UAE ha confermato alla Gazzetta dello Sport. L’episodio resta comunque significativo perché evidenzia la rigidità — e talvolta la complessità interpretativa — delle regole tecniche che governano anche gli aspetti apparentemente secondari del ciclismo professionistico.