Rugby
Rugby: la leggenda George North appende gli scarpini al chiodo
C’è un momento, nello sport, in cui anche i giganti decidono di fermarsi. George North lo ha scelto con la semplicità dei grandi: a fine stagione, basta così. Lo ha annunciato su Instagram, senza effetti speciali, ma con quella voce che per anni ha raccontato collisioni, mete e respiri corti. “Per me è il momento giusto. Ho potuto vivere il sogno che avevo da bambino per tante stagioni”, ha detto. E in quella frase c’è già tutto: il ragazzo gallese diventato leggenda, il campo come casa, il tempo che passa ma non cancella.
Centoventuno presenze con il Galles, terzo di sempre dietro a Alun Wyn Jones e Gethin Jenkins. E poi 47 mete, seconde solo a Shane Williams. Numeri che da soli non bastano a spiegare chi sia stato North: un’ala capace di diventare centro, un corridore che sembrava portarsi dietro il vento del Principato. A 18 anni segnava già al debutto contro il Sudafrica, come se il rugby fosse una lingua imparata prima ancora di parlare. E quando, nel 2021, raggiunse le 100 presenze contro l’Inghilterra, era il più giovane di sempre a farlo: non un record, ma una dichiarazione di dominio sul tempo.
E poi ci sono le immagini, quelle che restano incollate alla memoria. Melbourne, 2013, seconda sfida dei British & Irish Lions contro l’Australia: North prende Israel Folau e lo solleva come in un gesto antico, un “fireman’s lift” che diventa subito leggenda. È il rugby che si fa racconto epico, quasi mitologico. Come i due Slam con il Galles, nel 2012 e nel 2019, o i trionfi nel Six Nations Championship, tappe di una carriera che ha attraversato epoche e generazioni senza mai perdere identità.
Oggi North gioca in Francia, con Provence Rugby, in quella ProD2 che sembra quasi un ultimo viaggio, un ritorno alle origini del gioco. “Non potrò mai ringraziare abbastanza la mia famiglia, i miei amici e voi tifosi: ha significato tutto per me”, ha confessato. E poi, guardando avanti, con un sorriso che si intuisce anche da lontano: “Il prossimo capitolo? Ci sto ancora lavorando, ma sono curioso di vedere dove mi porterà”. È così che finiscono le grandi storie: non con un punto, ma con una pausa. E con la certezza che, da qualche parte, continueranno a correre.