MotoGP
MotoGP, Aprilia e Ducati si sfidano: tante novità nei test a Jerez, snodo importante per la stagione e il futuro
La giornata di test MotoGP a Jerez de la Frontera ha offerto un quadro estremamente ricco e significativo, configurandosi come uno snodo tecnico importante. Il lavoro svolto dai team è stato trasversale e profondamente orientato allo sviluppo, con un’intensità che ha riguardato in egual misura aerodinamica, ciclistica ed elettronica, oltre a fornire prime indicazioni sulle strategie in vista del cambio regolamentare del 2027.
Sul piano prestazionale, il riferimento è stato nettamente appannaggio dell’Aprilia, capace di monopolizzare le prime posizioni e di confermare la competitività della RS-GP anche in configurazione evolutiva. Il dato più rilevante, tuttavia, non è tanto il risultato cronometrico quanto la varietà delle soluzioni testate: dalla nuova configurazione del cupolino con appendici laterali — vere e proprie “ali” destinate a ottimizzare il flusso d’aria attorno al pilota — fino all’impiego di sofisticati sistemi di acquisizione dati montati sul codone della moto laboratorio di Lorenzo Savadori.
Ne aveva parlato anche il CEO di Aprilia Racing, Massimo Rivola, a valle del GP di Spagna tenutosi proprio a Jerez: “Porteremo tante cose nuove ed è bello che a Noale si spinga così tanto“. Si tratta di un approccio estremamente avanzato, volto a incrementare la comprensione dei fenomeni aerodinamici in condizioni dinamiche reali. Parallelamente, il lavoro su elettronica e bilanciamento ciclistico, soprattutto con Jorge Martin, evidenzia la ricerca di un compromesso sempre più raffinato tra stabilità e maneggevolezza.
In casa Ducati non si è stati a guardare e il focus si è concentrato su un’evoluzione aerodinamica articolata, basata su un concetto di “mix” tra diverse specifiche già validate. La nuova carena si distingue per una sezione inferiore più pronunciata, studiata per incrementare l’efficienza dei flussi nella zona della “pancia”, mentre l’introduzione di una cover aerodinamica sul forcellone rappresenta un ulteriore tentativo di ridurre le turbolenze in fase di piega. Degno di nota anche il lavoro differenziato sui forcelloni tra i vari piloti, segno di una fase di valutazione comparativa molto avanzata. L’obiettivo è chiaramente quello di massimizzare il carico senza penalizzare la velocità di percorrenza e la stabilità nelle transizioni. Le due Case italiane, dunque, sono pronte a contendersi l’iride fino alla fine.
E le altre? Approccio deciso per KTM, che ha portato in pista un pacchetto aerodinamico completamente rivisto. Inizialmente affidato al collaudatore Dani Pedrosa, il nuovo set-up è stato successivamente testato da Pedro Acosta, fornendo indicazioni incoraggianti in termini di passo e adattabilità. La direzione intrapresa sembra orientata a incrementare il carico verticale senza compromettere l’agilità, uno dei limiti emersi nel corso del weekend di gara.
Segnali particolarmente interessanti arrivano anche da Yamaha, protagonista di un lavoro a 360 gradi che ha coinvolto aerodinamica, telaio e set-up. L’introduzione delle seat wing e il ritorno a soluzioni come l’ala a triplo elemento indicano una fase di esplorazione tecnica molto ampia. L’obiettivo è duplice: da un lato recuperare competitività nell’immediato, dall’altro costruire una base solida in vista della transizione alle 850cc. In questo senso, il confronto diretto tra più configurazioni, reso possibile dall’impiego simultaneo su tutte le moto, rappresenta un passaggio chiave nel processo decisionale.
Situazione differente per Honda, che ha scelto deliberatamente di non introdurre nuove componenti, concentrandosi invece su set-up ed elettronica. Una strategia conservativa solo in apparenza, che riflette la necessità di bilanciare lo sviluppo dell’attuale RC213V con la progettazione della moto del futuro. Le dichiarazioni del management confermano infatti un orientamento già proiettato verso il 2027, con l’obiettivo di arrivare pronti alla rivoluzione tecnica imminente.