GP Spagna

Francesco Bagnaia: “Perdo prestazione in gara ed è una cosa che dobbiamo capire”

Giandomenico Tiseo

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Francesco Bagnaia / IPA Sport

Archiviata una pausa insolitamente lunga, la MotoGP riaccende i motori in Europa per il primo vero banco di prova del Vecchio Continente. Il palcoscenico è quello di Jerez de la Frontera (Spagna), tracciato storicamente amico di Francesco Bagnaia, ma anche teatro di interrogativi tecnici ancora aperti sulla nuova Ducati GP26. Dopo tre round, il bilancio del campione piemontese resta sotto le aspettative, e il weekend spagnolo arriva con il peso di dover invertire la rotta.

A rendere ancora più atipico l’avvio di stagione è stato il vuoto in calendario causato dal rinvio del GP del Qatar, che ha allungato i tempi tra una gara e l’altra. Un’attesa che Bagnaia ha vissuto con crescente impazienza: “Non vedevo l’ora di tornare in pista, mi sono allenato con la moto da flat track… Poi tutti i giorni in palestra, quindi è sicuramente meglio stare qua“.

Il problema, fin qui, non è stato tanto il passo sul giro secco o la competitività generale del fine-settimana, quanto piuttosto la gestione della gara. Pecco stesso ha chiarito come il quadro sia profondamente diverso rispetto al 2025: “Nelle prime tre gare, il weekend andava bene, poi sono stato io a fare degli errori in qualifica e mi sono trovato indietro. In generale, fino al sabato siamo stati competitivi, quasi sempre nella top-5 delle sessioni, mentre l’anno scorso non era quasi mai così. Quindi arrivi alla gara pronto per fare bene, poi in gara inizi a perdere prestazione, è più quella la cosa difficile da capire e su cui lavorare“.

Un’anomalia evidente, emersa con forza soprattutto ad Austin, dove il degrado della gomma posteriore ha compromesso le ambizioni: “Durante la gara di domenica ad Austin ho riscontrato un calo di grip al posteriore piuttosto marcato. È strano perché durante il weekend, il venerdì, ho fatto molti giri e sono riuscito a mantenere un ritmo molto costante, mentre in gara, dopo otto giri, ho consumato completamente la gomma posteriore. È una cosa che dobbiamo capire e credo che abbiano iniziato a pensare a qualcosa di diverso per il week end“.

Il paradosso è che proprio la domenica, tradizionalmente terreno di caccia privilegiato per Bagnaia, si è trasformata nel punto debole: “È un po’ strano, perché anche in passato la domenica era il mio giorno. E ora posso essere più competitivo il sabato con il serbatoio più piccolo e con quello grande faccio fatica. È difficile da capire, ma è così. Quindi cerco solo di entrare sempre in pista e spingere al massimo, adattandomi alla situazione. Penso che in queste tre settimane anche Ducati abbia analizzato tanto i dati per cercare di capire e, anche se le cose non sono chiare, si proverà qualcosa anche qui“.

Se da un lato i risultati tardano ad arrivare, dall’altro il feeling con la moto è migliorato sensibilmente rispetto al passato, soprattutto all’anteriore: “Rispetto alla moto dell’anno scorso, l’anteriore quest’anno è più sincero, senti meglio cosa sta chiedendo e quanto puoi spingere. L’anno scorso poteva capitare di fare un giro piano ed uno molto spinto ed arrivare due decimi più lento alla fine del T1, ma non sapevo come mai. Non riuscivo a percepire il limite, mi sembrava di spingere tanto, ma in realtà andavo come il giro prima. Quest’anno invece se spingo abbasso i tempi, quindi il feeling è più veritiero e senti di più il limite“.

Un aspetto che, tuttavia, non cancella le criticità condivise anche dagli altri piloti Ducati. Rispetto al 2025, il quadro interno al box sembra più uniforme: “L’anno scorso io lamentavo le stesse cose di Diggia, mentre Alex Marquez aveva la GP24, che è una moto che vincerebbe ancora oggi, senza problemi. Marc invece si è trovato particolarmente bene, senza trovare i problemi che ho avuto io. Almeno fino all’Indonesia, che ha avuto gli stessi anche lui e poi è successo quel che è successo. Però nel weekend di Mandalika lui era tanto in difficoltà“.

Quest’anno, invece, il confronto interno evidenzia problematiche comuni e una direzione di sviluppo condivisa: “In questo 2026 invece siamo tutti più o meno con lo stesso feeling, forse Di Giannantonio si sta trovando un pelino meglio, perché si è adattato bene a questa moto e la stabilità lo ha aiutato. Marc ed Alex Marquez invece sono più in difficoltà per un discorso che questa moto è più difficile da fermare ed è un po’ quello che avevo io l’anno scorso. Dopo un anno però provi ad adattarti e a toglierti di dosso quello che avevi prima, che sicuramente era meglio. Comunque stiamo lavorando tutti insieme per capire cosa fare. Diverse volte, sia ad Austin che a Goiania, abbiamo parlato per cercare di capire cosa chiedere a Ducati per andare nella stessa direzione, e stiamo cercando di farli“.

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