Tennis

Alexander Zverev rivela: “Le telecamere hanno inquadrato il codice di sblocco del mio telefono…”

Giandomenico Tiseo

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Alexander Zverev / IPA Sport

Impegnato all’ATP 500 di Monaco di Baviera, Alexander Zverev ha sollevato un tema delicato che va oltre il campo da gioco: quello della privacy degli atleti. Dopo il successo su Miomir Kecmanović e alla vigilia della sfida contro Gabriel Diallo, il tedesco ha raccontato in conferenza stampa un episodio che lo ha lasciato perplesso.

Durante il match, infatti, le telecamere avrebbero inquadrato il suo telefono mentre lo sbloccava, rendendo visibile a tutti il codice di accesso. Un dettaglio tutt’altro che trascurabile, secondo Zverev, che ha espresso apertamente il proprio disagio per l’accaduto: “Ho ricevuto un messaggio che diceva che mi avevano ripreso in televisione mentre sbloccavo il telefono. Quindi tutti hanno visto il codice. Non credo che tutte queste telecamere siano necessarie“.

Il numero tre del mondo ha sottolineato come la presenza costante delle telecamere sia ormai parte integrante dello spettacolo sportivo, ma ha anche evidenziato la necessità di fissare dei limiti. A suo avviso, esistono momenti e spazi in cui agli atleti dovrebbe essere garantita una minima sfera privata, anche durante le competizioni: “Sappiamo tutti che ci sono telecamere ovunque e questo è accettabile, ma dovrebbero esserci dei posti dove si possa avere privacy“.

Nel suo intervento, Zverev ha richiamato anche un precedente che aveva fatto discutere, quello che ha coinvolto Coco Gauff, sorpresa dalle telecamere mentre rompeva la racchetta convinta di non essere osservata. Un episodio che, secondo il tennista, dimostra quanto il controllo visivo sia ormai capillare: “È stato un grosso problema quando Gauff ha rotto la racchetta pensando che nessuno la stesse guardando“.

Il punto, però, resta un altro: la visibilità del codice di sblocco del telefono. Un’inquadratura giudicata eccessiva e non necessaria, che riapre il dibattito sull’equilibrio tra esigenze televisive e tutela della privacy personale nel mondo dello sport professionistico: “Il fatto che il codice di accesso del mio telefono fosse visibile è superfluo“.

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