Rugby

Rugby, il Sei Nazioni della verità per l’Italia: vera svolta o soliti alti e bassi?

Duccio Fumero

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Ioane / LaPresse

C’è un momento, nello sport, in cui le promesse devono smettere di essere tali e diventare realtà. Per l’Italia del rugby questo Sei Nazioni assomiglia tremendamente a quel momento lì: non più la squadra simpatia, non più il gruppo giovane che “sta crescendo”, ma una nazionale chiamata a dare un senso definitivo al percorso avviato negli ultimi anni. L’entusiasmo attorno agli azzurri non è mai stato così alto, ma proprio per questo la vera sfida sarà reggere il peso delle aspettative senza perdere lucidità.

Il torneo si presenta come un percorso a ostacoli, più mentale che tecnico. L’Italia ha dimostrato di poter competere, a tratti dominare sul piano fisico e del ritmo, ma il salto di qualità vero passa dalla continuità. È lì che negli anni si sono infranti i sogni azzurri: una grande prestazione seguita da un passo indietro, un exploit isolato incapace di cambiare davvero la narrativa. Questa volta il gruppo sembra più maturo, più consapevole dei propri mezzi, ma dovrà dimostrare di saper restare dentro le partite anche quando l’inerzia gira dall’altra parte.

A fare la differenza sarà soprattutto la tenuta emotiva. Il Sei Nazioni non perdona distrazioni, e ogni episodio pesa come un macigno nella classifica e nella testa. La gestione dei momenti difficili — un parziale subito, un errore sotto pressione, un finale punto a punto — dirà molto più del talento puro. In questo senso il lavoro dello staff e della leadership interna sarà decisivo: trasformare la pressione in energia, evitare che un risultato negativo condizioni il resto del cammino, mantenere l’identità di gioco anche contro avversari più abituati a certi palcoscenici.

Sul piano tecnico il potenziale c’è, e non è più un’illusione. Profondità, qualità individuali e un sistema di gioco riconoscibile rappresentano basi solide. Ma il vero banco di prova sarà la capacità di restare agganciati al torneo fino in fondo, senza scivolare nei soliti alti e bassi che hanno segnato tante edizioni passate. Questo Sei Nazioni può davvero segnare una svolta, ma solo se l’Italia saprà dimostrare di essere diventata grande soprattutto nella testa, prima ancora che nel punteggio.

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