GP Thailandia
MotoGP, il grande quesito del 2026: sarà ancora monologo di Marc Marquez o emergerà un rivale credibile?
Nel 2025, Marc Marquez ha letteralmente sbaragliato il campo della MotoGP. Lo spagnolo, una volta messe le mani sul manubrio e appoggiate le terga sulla sella di una Ducati ufficiale, ha spazzato via gli avversari come fa una palla da bowling con i birilli. Un paio di incertezze dell’iberico nelle fasi iniziali della stagione avevano dato il sentore che la sua apparente incostanza potesse concedere una possibilità ai rivali.
Viceversa, non appena El Trueno de Cervera ha smesso di sbagliare, non c’è più stata partita. Il catalano si è fregiato del settimo titolo della carriera con largo anticipo, potendosi permettere – per così dire – finanche l’ennesimo serio infortunio, a causa del quale ha dovuto disertare le ultime quattro gare stagionali. In altre parole, MM93 si è laureato Campione del Mondo partecipando solamente all’80% del campionato.
Non solo. L’iride lo ha vinto con un vantaggio di 78 lunghezze sul fratello Alex, che invece ha preso parte a ogni weekend. Considerando come ogni Gran Premio metta a disposizione 37 punti (i 12 per il successo della Sprint e i 25 del GP domenicale), si può affermare che Marc Marquez abbia avuto 6 eventi su 22 di margine sull’inseguitore più prossimo.
Il quesito è se, anche in questo 2026, godrà dello stesso agio. Se così dovesse essere, allora si può già ipotizzare di chiudere baracca e burattini. A meno di rovinosi incidenti, il blasonato trentatreenne rischia di rendere scontata la rincorsa anche al Mondiale della stagione corrente. Però, come si suole dire a Roma, “in Conclave chi entra Papa ne esce cardinale”.
Davvero lo “Spirito Santo” indirizzerà le preferenze verso qualche altro centauro? Non si parla di politica, bensì di sport. Dunque, analizzando la situazione in maniera pragmatica, è evidente come le incognite da sciogliere siano sostanzialmente due.
Numero uno, la capacità di Marquez di restare integro e di essersi ripreso appieno dall’ennesimo incidente traumatico. Quello di Mandalika. Il suo corpo è letteralmente martoriato da una sequenza ormai infinita di cadute, tramuti, fratture e lesioni di ogni tipo. Prima o poi, la somma di tutti questi incidenti si farà sentire.
Numero due, l’abilità di qualche avversario di sfidarlo. Però, davvero a parità di mezzo, qualcuno può pensare di dargli filo da torcere? Sinora, nessun compagno di squadra lo ha mai veramente infastidito. Inoltre, qualche azienda concorrente di Ducati sarà effettivamente in grado di schierare una moto capace di sfidare le dominanti Desmosedici dell’ultimo lustro?
Se entrambe queste condizioni dovessero essere rispettate, allora potremmo assistere a un Mondiale avvincente. Al contrario, prepariamoci a una ripetitiva sequela di affermazioni di chi ha avuto il merito di ritornare al pinnacolo assoluto della MotoGP anche dopo che (quasi) tutti lo davano per finito.