Atletica
Matteo Berardo: “La fame di vittoria è la chiave per il successo. Mi sento più duecentista”
Matteo Berardo è il volto nuovo dell’atletica italiana giovanile emerso nelle prime gare indoor della stagione, grazie ad una serie di prestazioni scintillanti effettuate tra il 10 ed il 17 gennaio a Padova e Ancona. Nel giro di una settimana lo sprinter lombardo classe 2009 ha eguagliato il primato nazionale U18 sui 60 metri (6.78) e stabilito il nuovo record italiano di categoria sui 200 metri in 21.51 battendo di un centesimo Diego Nappi.
Prima di tutto parlaci di te: dove vivi, che scuola frequenti, dove e con chi ti alleni.
“Vivo a Milano e frequento la scuola quarta superiore al liceo scientifico Vittorio Veneto. Mi alleno tutti i giorni, sei volte a settimana per quasi tutto il pomeriggio. Passo praticamente più tempo in pista che a casa. Mi alleno all’Arena Civica di Milano con il mio allenatore Stefano Auletta. Il nostro gruppo è formato da ragazzi e ragazze tra i 17 e i 21 anni e ci troviamo davvero bene insieme, siamo molto uniti e ci divertiamo anche se gli allenamenti sono tosti. I miei compagni di allenamento sono anche grandi amici e questo rende tutto più bello. Inoltre i miei compagni di allenamento sono davvero forti e questo mi stimola tantissimo a dare sempre qualcosa in più e a migliorare ogni giorno. Oltre all’allenatore, mi aiutano tantissimo anche il mio fisioterapista Alex Erguanti e la mia osteopata Roksana Fard, che mi permettono di stare bene fisicamente e di allenarmi sempre al massimo”.
L’atletica è stata amore a prima vista o praticavi altri sport in precedenza?
“Prima facevo basket, quindi all’inizio l’atletica è stata un cambiamento abbastanza grande. A dire la verità non è stato amore a prima vista, anzi nei primi mesi ho pensato anche di mollare perché era tutto nuovo e molto più faticoso di quanto pensassi. Poi però, quando si è formato bene il gruppo di allenamento, le cose sono cambiate: ho iniziato a divertirmi di più, a sentirmi parte di una squadra anche se è uno sport individuale, e piano piano mi sono innamorato di questo sport. Adesso, anche se gli allenamenti sono duri, più vedo che arrivano i risultati e più mi viene voglia di continuare e di migliorare”.
Il record italiano U18 nei 60 metri era un obiettivo che ti eri prefissato o è arrivato inatteso?
“È stato totalmente inatteso. Non era un obiettivo che mi ero prefissato, anche perché in quella gara mi aspettavo soprattutto di fare un buon tempo, magari scendere sotto i 6.95. Già dopo la batteria ero super felice per il tempo che avevo fatto, infatti ho esultato tantissimo lì, forse più che dopo la finale. Dopo la batteria però ho cominciato a prendere consapevolezza del mio stato di forma e ho iniziato a puntare al record. In finale mi sentivo bene ed è andato tutto nel verso giusto, però sul tabellone non è uscito subito il tempo, quindi c’è stato un attimo di suspense. Ho dovuto aspettare che uscisse online e l’ho visto dal telefono. Quando ho capito che era record è stata un’emozione pazzesca. Difficile da spiegare. In quel momento ti rendi conto che è successo qualcosa di speciale, anche se fino a pochi minuti prima non ci stavi nemmeno pensando. Ci ho messo un po’ a metabolizzare quello che era successo, ma è stato uno di quei momenti che ti restano impressi per sempre”.
Hai battuto di un centesimo anche il record U18 di Nappi nei 200 metri. In ottica futura ti senti più centista o duecentista?
“In futuro mi sento più duecentista. La gara è un po’ più lunga e per questo mi piace di più. C’è più tempo per godersela e per rendersi conto di quello che sta succedendo mentre corri. Anche se il 100 metri è più esplosivo, il 200 ti dà la possibilità di sentire davvero la gara dall’inizio alla fine. A me piace questa sensazione”.
Hai un modello di riferimento nell’atletica a cui ti ispiri?
“Non ho un vero e proprio modello o un idolo dell’atletica a cui guardare. Ci sono però alcune persone a cui vorrei somigliare per la loro fame di allenamento e la costanza. Ad esempio il mio compagno di allenamento Vittorio Ghedina: vedere come si allena ogni giorno, con determinazione e senza mai mollare, mi stimola tantissimo a dare il massimo. Mi fa capire quanto sia importante lavorare sodo giorno dopo giorno e di come la costanza sia la chiave per fare quel salto di livello non solo per i risultati, ma anche per crescere come atleta e soprattutto come persona. La fame di vittoria e l’ossessione per quello che si fa permetteranno sempre di avere successo”.
Quale sarà il tuo programma gare a livello indoor?
“In realtà la programmazione delle gare in questa stagione indoor è abbastanza breve e semplice. Dopo l’esordio a Parma a dicembre sui 50m ho fatto la gara di Padova sui 60 e sui 200 per poi andare il weekend dopo ad Ancona al Meeting Giovannini a correre i 200. Da ora si punta direttamente agli Italiani U18 per concludere la stagione indoor”.
Come riesci a conciliare lo sport di alto livello con l’attività scolastica? Hai la comprensione dei professori?
“Non è facile, perché tra allenamenti tutti i giorni e gare ci vuole davvero tanta organizzazione. Di solito studio dopo cena fino a notte tarda, cercando di recuperare tutto quello che non ho fatto durante la giornata. Nonostante tutto, però, a scuola riesco a cavarmela abbastanza bene e a portare avanti lo studio. All’inizio i professori non capivano bene quanto impegnativo fosse lo sport a livello alto, forse perché non conoscevano bene il tipo di allenamenti e gare che facevo. Alcuni ancora oggi non collaborano del tutto, ma rispetto a quando ho cominciato le cose sono molto migliorate. Devo però dire che molti dei miei professori si sono dimostrati davvero disponibili, soprattutto dopo che hanno visto i risultati e capito quanto impegno ci metto. Questo ti fa sentire apprezzato e dà una motivazione in più sia nello sport che nello studio”.
Quali saranno i programmi in vista della stagione all’aperto? Hai degli obiettivi cronometrici che ti sei posto?
“Rispondere a questa domanda mi è un po’ difficile perché su questo sono molto scaramantico. Questa estate ci sono diversi impegni anche internazionali ai quali punto. Il mio obiettivo principale però è continuare ad allenarmi con la massima concentrazione e costanza perché voglio mantenere costanza anche nei risultati. Ripetermi e migliorarmi ulteriormente per me è essenziale. Detto questo ovviamente mi piace anche sognare in grande, andare il più vicino possibile ai 21.00 e perché no magari scendere anche sotto. Un risultato a cui punto è 21.25 che sarebbe lo standard minimo per i Mondiali U20. Però chi lo sa, può succedere di tutto. Quindi nonostante gli obiettivi rimango concentrato sul presente e continuo a lavorare giorno per giorno”.
Il sogno del cassetto della tua carriera?
“Anche qui entra in gioco la scaramanzia però lo dico anche perché penso sia il sogno di tutti i ragazzi e atleti. Sogno un giorno di partecipare alle Olimpiadi”.