Atletica

La nuova vita di Filippo Randazzo: “Cerco una dimensione internazionale nello sprint. 4×100? Può aprirsi una porta…”

Fabrizio Testa

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Filippo Randazzo / LaPresse

Un cambio di specialità che ha il gusto di cambio di vita. Filippo Randazzo è certamente uno dei prospetti più interessanti della Nazionale italiana di atletica leggera, noto per aver cessato la sua buona carriera da lunghista con l’obiettivo di diventare un velocista competitivo. L’azzurro è stato ospite dell’ultima puntata di Sprint Zone, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Fernando Savarese, proprio per raccontare nel dettaglio il suo ultimo anno, contrassegnato da alcuni problemi ma anche da tante soddisfazioni.

In prima battuta, l’atleta delle Fiamme Gialle ha parlato della sua recente impresa segnata al meeting di Parigi dove, per l’occasione, ha firmato il tempo di 6”59, raggiungendo così il minimo per la rassegna iridata Indoor quest’anno in scena a Torùn: “Aver fatto il minimo oltre che il personale è stato un grosso passo avanti in questo inizio di stagione ha detto RandazzoPoter programmare un Mondiale per marzo ci dà più serenità per le prossime gare, soprattutto in vista delle prossime settimane dove potremo lavorare sui dettagli con qualche pensiero in meno”. Un bel risultato che arriva a seguito di un 2025 non fortunato: “Io ci tenevo particolarmente, l’anno scorso è stato sfortunato e soprattutto all’aperto ho avuto problemi. Fin da subito, da dopo i Mondiali di Tokyo, il mio obiettivo era quello di fare una bella stagione Indoor. L’obiettivo dichiarato era quello di fare delle buone prestazioni sui 60 metri. Adesso mi sono tolto il pensiero sul minimo, lavoreremo quindi per il personale cercando di togliere qualche centesimo, anche se da 6 e 59 in giù è sempre più difficile.”

Randazzo ha proseguito: “Ci tengo a dire che questo risultato di domenica per me è il primo di un certo valore internazionale da quando ho cambiato specialità. L’anno scorso ho esordito con 6 e 63, poi al meeting di Lodz ho fatto 6 e 64. Voglio entrare in ottica internazionale anche nello sprint: ho fatto salto in lungo a buon livello, non voglio fare un passo indietro. La scorsa stagione dopo un buon inizio ho avuto alcune problematiche legate ad infortuni, in particolar modo prima degli Assoluti. Abbiamo rinunciato ai Mondiali Indoor proprio per recuperare nel miglior modo possibile, cosa che poi ho fatto: a fine marzo ero in una condizione eccezionale, forse la migliore della mia vita. Ma in una fase delicata mi sono strappato il femorale i primi di aprile. Lo abbiamo visto con Marcel Jacobs: l’infortunio ad uno sprinter ammazza la stagione. C’è poco tempo per allenarsi, per questo motivo i risultati all’aperto sono stati quello che sono stati. All’inizio correvo piano, poi ho avuto più continuità, ho chiuso i 100 metri con 10 e 29, un risultato discreto. I risultati a cui ambisco sono ben altri. La scelta che ho fatto l’anno scorso altrimenti non sarebbe motivata. Iniziare con il personale e con il minimo mi ha tolto grande peso. Io ci credo, e continuerò a crederci. E’ il primo passo verso una stagione all’aperto dove si spera di avere delle soddisfazioni”. 

L’azzurro ha poi affrontato un tema delicato come quello degli infortuni: “Io come anche altri facciamo un investimento importante a livello di tempo nella preparazione. Per far girare il motore a certi regimi l’infortunio è sempre dietro l’angolo. Perdiamo tempo con esercizi e prevenzione proprio per limitarli. Ci vuole fortuna, ma la fortuna devi anche costruirtela, stiamo sempre molto attenti anche se tante volte non basta“. Non è mancato poi un commento sugli scorsi Mondiali di Tokyo: “Dopo l’infortunio ho dovuto affrontare la realtà di riordinare gli obiettivi che erano altri. Ovviamente c’era anche quello di entrare nella squadra per i Mondiali, per questo motivo abbiamo vissuto gli italiani come dei trials, ho fatto il miglior tempo della stagione lì. La staffetta per me era una cosa nuova: ho fatto la Coppa Europa ma ovviamente i Mondiali sono una cosa diversa. Inserirsi nella staffetta è complicato. Entrare nell’ambiente mi ha aiutato: serve correre forte. La strada potrebbe aprirsi, bisogna lavorare tanto”. 

Dopo una stagione di assestamento, Filippo sembra aver trovato la quadra: “L’anno scorso ho cambiato tutto, è stato difficile per tutti gestirmi nel modo corretto; la scorsa stagione è servita a conoscere me stesso su questa nuova specialità. Iniziare quest’anno è stato più semplice, sapevamo quali tasti toccare. Malgrado qualche piccolo normale intoppo abbiamo lavorato come volevamo lavorare. Fino a questo momento i risultati ci danno ragione, tireremo le somme dopo i Mondiali Indoor e alla fine della stagione all’aperto”. L’atleta ha poi parlato del suo approccio con i 60 metri, non facili per lui a causa della sua condizione fisica: “Essendo stato un saltatore ho un’esplosività naturale; accelerare forte mi viene naturale, anche per questo ho potuto cambiare specialità. Io sono un metro e novanta, i 60 non saranno mai la mia specialità. A Parigi si è visto quanto ho pagato nei primi dieci metri: non è facile mettere in moto due leve come le mie. Correre intorno al muro dei 6 e 50 è difficile. Non potrò mai essere un sessantametrista puro, la mia conformazione fisica me lo impedisce. Quest’anno abbiamo approcciato i 60 in modo diverso. Dopo l’infortunio ho fatto fatica a correre in un certo modo. Facevo 50 metri e poi scoppiavo: è mancato qualcosa, è stato frustrante. Nei 60 non c’è tempo di recuperare. La gara di Parigi mi ha dato stimolo, si è visto come riesco ad aprirmi per arrivare ai 60 metri in piena proiezione. Significa che posso guadagnare in qualcos’altro, ovvero nei 100, che è la cosa che mi interessa di più. Questa è la strada che voglio tracciare a costo di perdere qualcosa in partenza”. 

Randazzo ha poi espresso la sua opinione sulla nuova gara riservata alla staffetta mista: “E’ un’opportunità in più per correre e prendere medaglie, la trovo una cosa positiva. Ovviamente si faranno tanti lavori su questi cambi misti, non è facile fare un cambio tra uomo e donna. La vedo come qualcosa di interessante. Bisogna consolidare una staffetta mista di un certo valore“.

Non è mancata inoltre una domanda sui prossimi obiettivi: “Nel lungo non ho mai fatto un minimo per i Mondiali, sono sempre entrato tramite ranking, questa è la prima volta che centro il minimo per una competizione mondiale; dovevo fare il velocista per togliermi questa soddisfazione ed entrare dalla porta principale. La stagione è lunga, non ci si può accontentare. Stiamo correndo forte già da ora, spero di buttare giù ancora qualcosina, l’obiettivo è fare un gran italiano e un gran mondiale. Sui 60 sono sicuro di potere andare forte, poi ai 100 ci penso dopo la stagione indoor. Per i 100 sarà importante consolidare questa fase lanciata che sembra essersi assestata. Abbiamo lavorato su accelerazione e transizione, dopo lavoreremo sulla distanza più lunga. Poi si vedrà, i tempi che ho in testa non li dico, ma sicuramente voglio migliorare il mio personale di 10 e 23, sono ambizioso. Ho fatto una scelta sofferta, molto pensata e patita. Vorrei che ne valesse veramente la pena. Voglio diventare un velocista di altrettanto livello così come lo ero nel lungo. Impegni futuri? Domenica prossima faccio il Meeting Gold in Germania, poi a meno che non ci siano variazioni penserò direttamente agli Italiani. Aver centrato il minimo ha alleggerito le cose ed aiutato il nostro approccio. Favorito agli Assoluti? Aspetterei, la stagione è agguerrita in tanti corrono i 6 e 65, non mi sento il favorito”. 

INTERVISTA COMPLETA A FILIPPO RANDAZZO

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