Milano Cortina 2026
La Norvegia vince a sorpresa l’oro della staffetta femminile. Sontuosa figura per l’Italia
Sorpresa notevole per quel che riguarda la staffetta femminile dello sci di fondo alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. L’oro va alla Norvegia, il cui quartetto è composto da Kristin Austgulen Fosnaes, Astrid Oeyre Slind, Karoline Simpson-Larsen e Heidi Weng. Di fatto, l’oro arriva anche grazie alle tante sventure della strafavorita Svezia, alla fine seconda per largo merito di un mezzo miracolo di Frida Karlsson. Bronzo alla Finlandia, ma l’Italia è la vera variabile impazzita con un sesto posto ottenuto grazie a una gara ben condotta tatticamente da Iris de Martin Pinter, Caterina Ganz, Martina Di Centa e Federica Cassol.
Che le condizioni siano veramente complesse, con la neve che incessantemente procede dal cielo verso terra (e alla quale si aggiunge della pioggia), nelle posizioni di coda inevitabilmente c’è qualche problema di cadute. Nessuna si muove subito nella primaf razione, de Martin Pinter tiene il ritmo della testa svedese, controllando Linn Svahn e diventando la prima a tentare l’inseguimento quando è proprio lei a cominciare a rompere gli indugi insieme a Fosnaes per la Norvegia. Svahn alla fine il margine lo prende comunque, ma alla fine de Martin Pinter riesce a dare il cambio a Ganz in seconda posizione, accanto alla Norvegia.
Proprio a inizio seconda frazione un primo colpo di scena: Ebba Andersson cade e viene raggiunta dal duo Ganz-Slind, a conferma delle condizioni davvero precarie della neve. La veterana svedese, peraltro, era già stata raggiunta dal duo italo-norvegese. Slind, ad ogni modo, riesce a staccare Ganz, che però non perde così tanto, preferendo andare del suo passo, mentre Andersson continua a litigare con la neve. A metà frazione Ganz perde 11 secondi e poco più, trovandosi ripresa da Andersson con Kerttu Niskanen poco distante a tentare di risollevare le sorti della Finlandia.
Proprio mentre Niskanen paga un po’ lo sforzo per aver agganciato Ganz, arriva l’ulteriore colpo di scena inatteso: Andersson cade, rompe lo sci e perde diversi secondi per cambiarlo, anche perché lo stesso skiman della Svezia, nelle brutte condizioni della neve, ruzzola anche lui. Tutto questo mentre, sulla linea d’arrivo, Frida Karlsson scuote la testa: sa di dover essere chiamata a un autentico miracolo. Nel frattempo, però, Ganz viene staccata da Niskanen e anche la Svizzera si porta davanti: l’Italia, al secondo cambio, è quarta. Quanto alla Svezia, passa ottava a 1’18″4.
Mentre la Norvegia riesce a portare Karoline Simpson-Larsen sulla strada della fuga, Martina Di Centa semplicemente non forza, va del proprio passo e paga i dividendi nella seconda metà di frazione, quando Marina Kaelin per la Svizzera viene superata per il terzo posto. Nel frattempo Karlsson spinge con ritmo forsennato, sapendo di dover recuperare almeno il podio. Ryytty per la Finlandia mantiene circa 40 secondi di ritardo. Si arriva all’ultima frazione con la Finlandia a 48″3 dalla Norvegia e Federica Cassol che ne ha 57″1, con poco più di 10″ di vantaggio sul cambio Frida Karlsson-Jonna Sundling: la Svezia ha recuperato praticamente tutto con la frazione della due volte medaglia d’oro in questa edizione.
In un lampo Sundling raggiunge e supera Cassol, per andare alla caccia di Joensuu mentre da dietro risalgono Diggins, Fink e Faehndrich per cercare una quasi impossibile rincorsa alla medaglia. Heidi Weng vola via tranquilla verso l’oro e Jasmi Joensuu-Jonna Sundling si giocano l’argento, mentre per il quarto posto diventa lotta a quattro Italia-USA-Germania-Svizzera. Sundling prova a togliersi Joensuu dagli sci e ci riesce molto prima di un non più necessario sprint finale, mentre Weng chiude la questione oro a favore della Norvegia in 1:15’44″8. L’affondo finale di Sundling porta alla Svezia l’argento con un ritardo di 50″9, mentre Joensuu alza comunque le braccia al cielo perché il bronzo a 1’14″7 resta comunque una significativa soddisfazione.
Nel frattempo la Germania si prende in modo netto il quarto posto, con Pia Fink che stacca tutte le avversarie e chiude a 1’36”, mentre la quinta posizione è degli USA con Jessie Diggins che taglia il traguardo a 1’52″2. Sesta l’Italia, con una comunque encomiabile Federica Cassol che, in una situazione totalmente fuori dal suo ordinario, termina a 1’59″7. Settima a 2’17″3 la Svizzera, ottavo a 3’35″9 il Canada, nona a 4’43″8 la Francia e decima a 4’49” l’Austria.