Milano Cortina 2026
“Brignone in cima alla piramide degli eroi italiani. Nessun campione nello sport preferito, ma Sinner…”: la celebrazione del New York Times
La storia di Federica Brignone ha fatto il giro del mondo: dieci mesi dopo il terribile infortunio rimedio nella seconda manche del gigante dei Campionati Italiani, dove aveva rimediato la frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, è riuscita a conquistare la medaglia d’oro nel superG delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Un recupero sensazionale e commovente a 35 anni, che ancora una volta ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e ha saputo consacrarsi per l’eternità, aggiungendo l’unico titolo che mancava al suo glorioso palmares.
Due Coppe del Mondo generale, due ori ai Mondiali (in combinata nel 2023 e in gigante nel 2025), ora anche l’apoteosi a cinque cerchi, dopo che era salita sul podio già in tre occasioni ai Giochi, ma mai sul gradino più alto. E non è ancora finita, perché domenica 15 febbraio (prima manche alle ore 10.00, la seconda alle ore 13.30) si disputerà il gigante sulla pista Olympia delle Tofane: la fuoriclasse valdostana potrebbe ancora piazzare un colpaccio, non ha particolari pressioni addosso e potrebbe stupire sulle due manche dopo il sesto posto conseguito un mesetto fa tra le porte larghe a Kronplatz in occasione della sua gara di rientro.
Un vero e proprio romanzo che ha catturato l’attenzione del New York Times, una delle testate giornalistiche più celebri e autorevoli al mondo, che ha dedicato un pezzo di grande sostanza alla ribattezzata Tigre di La Salle: “Questo è stato un grande successo. Negli ultimi anni, l’Italia non è riuscita a produrre un campione nel suo sport preferito, il calcio, e fino all’arrivo di Jannik Sinner nel tennis, Brignone era in cima alla piramide degli eroi sportivi italiani. Ha vinto 37 gare di Coppa del Mondo e tre medaglie olimpiche, ma mai un oro“.
Si legge ancora: “Giovedì, Brignone ha affrontato una discesa spericolata su un percorso difficile che includeva una serie di salti in curva, un tracciato che richiedeva alle sciatrici di cambiare direzione a mezz’aria. Brignone sembrava sul punto di finire nella neve almeno due volte. Ha rischiato di mancare diverse porte. Brignone è anche diventata la prima medaglia d’oro nello sci alpino sulla neve di casa, da quando Lasse Schusse vinse per la Norvegia a Lillehammer nel 1994“.
Ci si è soffermati anche su alcune dichiarazioni dell’azzurra: “Il problema è la pressione. Per sei anni, la gente le ha chiesto di questa competizione. Ironia della sorte, il suo potere magico è venuto dall’infortunio che le ha reso difficile camminare, figuriamoci sciare. Questo l’ha liberata da ogni pressione di dover ottenere il risultato. La sua emozione principale era la gratitudine per la possibilità di gareggiare dopo tutto quello che aveva passato. Ancora a novembre non sapeva se sarebbe stata in grado di sciare di nuovo“.