Tennis
Australian Open 2026: casa Italia può sorridere nonostante tutto
Sì, è vero, Jannik Sinner stavolta non ha raggiunto la finale degli Australian Open. Sì, è vero, c’è stato un tasso di sfortuna immenso per Lorenzo Musetti. Ma sì, è vero, in casa Italia sono diverse le note positive che si possono portare via da questa edizione dello Slam di Melbourne. E in questo senso si parla quando si va ad analizzare cos’è accaduto nel complesso dalle parti di Melbourne Park.
Che le cose stiano andando molto bene, ad oggi, in casa Italia è testimoniato da un unico e semplice fatto: quello che, paradossalmente, è il grande rimpianto. Se non ci fosse stato l’infortunio a fermarlo sul più bello, Lorenzo Musetti avrebbe molto probabilmente reso possibile una semifinale tutta italiana con Jannik Sinner, e dunque dato a questa domenica un colore molto diverso in qualsiasi caso. Il toscano ha dimostrato ampiamente di meritare il ruolo di numero 5 del mondo che si è preso, e anzi avrebbe potuto benissimo dare l’assalto al numero 3. Basti vedere il modo in cui ha affrontato soprattutto la partita con Machac, risolta in cinque set, ma di grandissimo significato dal suo punto di vista perché è quella che lo ha lanciato verso le sfide con Fritz (al netto dei problemi fisici dell’americano) e Djokovic, con cui è stato tutto molto bello fino al momento in cui si è bloccato.
A quel punto sarebbe stato bellissimo vedere una semifinale con Jannik Sinner, un remake dei quarti degli US Open. Invece contro il numero 2 ci è arrivato Djokovic, che ha tirato fuori una di quelle prestazioni inattese che, invece, bisognerebbe sempre ancora attendersi da lui. Jannik, va detto, ha avuto un torneo davvero tormentato: tranquilli i primi due turni, poi tutti i problemi del terzo contro l’americano Eliot Spizzirri. Sembrava in controllo tra ottavi e quarti, ma, forse, la semifinale è diventata difficile d’improvviso per tanti aspetti tutti concatenati e difficilmente riassumibili in poche righe. Sta di fatto che si è sempre all’inizio della stagione: ci sarà tempo per affinare la questione fisica e anche il discorso legato ai quinti set, ormai diventato un cavallo di battaglia di molti. Ma non bisogna dimenticare che, al quinto, ha rimontato partite e vinto Slam. La nota positiva di Sinner è questa: non glielo si riconosce spesso, ma è uno che riesce a lottare oltre le avversità. E questo dovrebbe essere noto ai più fin dalla stagione 2022, quella più difficile nel processo di approdo a ciò che Jannik è ora.
Da non dimenticare in alcun modo cos’è accaduto dietro i due big azzurri, con l’ottimo andamento di Luciano Darderi, autore di una maturazione che in pochi definivano realmente possibile sul veloce. Invece ha davvero messo un’altra marcia lontano dalla terra rossa e i primi ottavi Slam li ha raccolti dall’altra parte del mondo con annesso scalpo di Karen Khachanov, il russo che, sebbene non più top ten da tempo, resta giocatore ostico sotto tanti aspetti. E sarebbe stato interessante scoprire i motivi di Lorenzo Sonego se non avesse trovato Musetti al secondo turno. L’Italia, peraltro, ha regalato una delle storie migliori al torneo, con l’approdo in main draw di Francesco Maestrelli e il suo successivo poter arrivare alla Rod Laver Arena contro Djokovic.
Una parentesi, ora, va chiaramente aperta sul torneo femminile, che ha visto solo due azzurre al via e una certa sfortuna, nelle qualificazioni, per Lucia Bronzetti, perché la dea bendata non è amica di una numero 2 del seeding cadetto se in quel preciso spot cade Sloane Stephens, una che il suo Slam nel 2017 se l’è portato a casa. Di Jasmine Paolini molto s’è detto: la condizione sembrava buona, ma ha trovato semplicemente una delle giocatrici più calde del momento, Iva Jovic, e difatti l’americana si è spinta fino ai quarti con i suoi 18 anni che promettono molto, molto bene.
Poi le note meno positive. Arrivava molto bene Elisabetta Cocciaretto, ma l’ha ammesso lei stessa: ha approcciato male il match con l’austriaca Julia Grabher, impedendosi di poter giocare per la chance di arrivare fino a Iga Swiatek. E arrivava con speranze Flavio Cobolli, che però è stato colpito da quella serie di problemi di natura fisica che hanno costituito il grande tallone d’Achille della spedizione italiana tra guai di stomaco, crampi e muscoli ribelli nel senso sbagliato. E poi, stavolta, i tabelloni di doppio non sono stati favorevoli agli azzurri, anche se in un contesto nel quale al maschile le sorprese sono state infinite, per tacer del misto.