Atletica
Valentina Trapletti: “Diagnosi sbagliata sull’infortunio. Non capisco il senso di escludere la 50 km”
Nuovo appuntamento con la classica rubrica di OA Sport TV dedicata all’atletica, Sprint Zone. Ci si sposta sulla marcia, protagonista una veterana della squadra tricolore, Valentina Trapletti. Classe 1985, nel 2024 si è esaltata con l’argento agli Europei sulla 20 km e l’oro nella staffetta mista ai Mondiali di marcia. L’ultima stagione è stata invece più dura, segnata da una pubalgia persistente che ne ha condizionato la preparazione e la continuità agonistica. Convocazione per i Mondiali di Tokyo che è arrivata, senza però essere schierata in gara.
Sull’annata condizionata dagli infortuni: “Sì, sono stata infortunata, è molto semplice, purtroppo fa parte sempre della carriera di un’atleta, è sempre bene che non accada, ma accade anche questo e talvolta le cose si protraggono e talvolta ci sono anche delle diagnosi sbagliate e quindi purtroppo è andata così, cerco di focalizzarmi adesso su quello che deve ancora arrivare e di pensare in avanti”. L’infortunio nel dettaglio: “Volgarmente detta pubalgia, comunque è un’infiammazione proprio a livello dell’osso pubico”.
E ancora: “Ho scoperto che in realtà è più comune di quanto pensassi e non è solo per le endurance, perché pensavo che si trattasse soprattutto di un infortunio dovuto all’usura, invece assolutamente no, è pieno di giovani che hanno la stessa problematica e viene ovviamente per sovraccarico, per l’allenamento, non è che viene se una persona non fa nulla, però è più comune di quanto pensassi”.
L’errore di diagnosi: “È stata letta in una maniera più leggera, diciamo che forse si poteva limitare di tanto il periodo dell’infortunio”.
La differenza tra l’esperienza olimpica a Tokyo e i Mondiali: “La marcia non era a Tokyo ma era a Sapporo, quindi Tokyo diciamo non l’avevo proprio vissuta, premesso che nessuno ha vissuto nulla alle Olimpiadi del 2021 perché il Giappone era in lockdown, quindi era stata tosta come esperienza perché eravamo praticamente blindati e avevamo questa paura folle, ogni giorno facevamo i tamponi, avevamo una paura folle che qualcuno di noi risultasse positivo perché comunque non avremmo gareggiato, se qualcuno fosse risultato positivo, quindi c’era un clima un po’ teso non solo per la gara in sé perché comunque le Olimpiadi sono un’emozione incredibile ma soprattutto per la situazione decisamente particolare, quindi no, quest’anno è stata più tranquilla la situazione. Certo, viverla un po’ dietro le quinte non è la stessa cosa, non è come gareggiare, premesso che io a tutti gli effetti ero convocata al Mondiale, quindi tutti i giorni mi allenavo con la squadra e andavo a vedere le gare, facevo il tifo e tutto, però ovviamente non è proprio la stessa cosa, ti manca un po’ indossare il pettorale e viverla da protagonista, è comunque un’ottima emozione”.
Sulla nuova stagione: “Sto lavorando, chiaramente sono un po’ indietro, non sono ancora in buona condizione, ci stiamo lavorando, ecco, non sono al top, però vabbè siamo a dicembre, quindi c’è ancora tanto tanto da fare”.
Sui cambi di regolamenti e distanze: “Non è ben chiaro il senso di tutto questo, nel senso che io essendo innamorata, diciamo, delle tradizioni, a me sarebbe piaciuto che fosse rimasta sempre la 50, perché comunque è la distanza storica, bella, magica, una gara impossibile da prevedere, affascinante, forse solo per quelli del settore, perché a quanto pare non era tanto gradita per gli spettatori, perché è considerata noiosa, lunga e tutto quanto, però c’erano i modi, diciamo, per renderla più accattivante. Nel senso che anche quando ci sono state le Olimpiadi, quando trasmettevano la 50 chilometri maschile, non è che fai vedere tutta la gara, fai vedere la partenza, fai vedere una parte di gara in concomitanza, c’era il lancio del martello, si collegavano col martello, poi contemporaneamente la gara andava avanti, facevano vari collegamenti e comunque era, secondo me, una cosa televisivamente gestibile”.
Il primo obiettivo della stagione: “La Coppa del Mondo a Brasilia, poi i Campionati Europei a Birmingham”.
Sul futuro, nonostante l’età: “C’è ancora la voglia di fare, c’è ancora la voglia di mettersi in gioco e credo che questo sia soprattutto la cosa più importante. Perché nella marcia è proprio quello, è la voglia, la voglia di far fatica, è il piacere di vivere questa disciplina, secondo me, che fa tutto”.
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