Tennis

Sette finali perse e top-5: perché Musetti non è un caso isolato

Giandomenico Tiseo

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti / IPA Sport

La maledizione delle finali continua a perseguitare Lorenzo Musetti. Il tennista toscano è stato sconfitto ieri nell’atto conclusivo dell’ATP 250 di Hong Kong dal kazako Alexander Bublik, al termine di una partita che ha lasciato più di un rimpianto. Un epilogo amaro per Musetti, che sperava di rompere definitivamente l’incantesimo, ma neppure il palcoscenico asiatico gli ha permesso di invertire la rotta.

Gran parte del merito va attribuito a un Bublik ispirato, capace di esprimere un tennis brillante e imprevedibile, costellato da giocate di alto livello. Al tempo stesso, la prestazione di Musetti è apparsa meno incisiva rispetto ad altre occasioni, forse anche condizionata dal fastidio al braccio destro accusato nel corso dell’incontro. Resta però il dato più eloquente: sette finali consecutive perse e un digiuno di titoli che dura dall’ottobre 2022.

Numeri che stonano per un giocatore che oggi occupa la quinta posizione del ranking ATP e che, inevitabilmente, deve confrontarsi con una difficoltà strutturale nel chiudere i tornei. Ma una simile sequenza negativa è un’anomalia assoluta? La risposta, sorprendentemente, è no.

Come ricordato dal collega Luca Brancher, nella storia recente del tennis non sono mancati casi analoghi, se non addirittura più estremi. Negli ultimi 36 anni, diversi giocatori capaci di stazionare almeno una settimana in top-5 hanno collezionato sette o più sconfitte consecutive in finale.

L’elenco comprende Nicolas Kiefer (best ranking n.4) con dieci finali perse, Kei Nishikori (n.4) con nove, Cédric Pioline (n.5) con nove, Brad Gilbert (n.4) con otto, David Ferrer (n.3) con sette, Milos Raonic (n.3) con sette, Sergi Bruguera (n.3) con sette, Tim Henman (n.4) con sette, Felix Auger-Aliassime (n.5) con sette e Kevin Anderson (n.5) con sette.

Emblematico il caso di Pioline, capace di entrare in top-10 senza aver mai vinto un titolo ATP (9 gennaio 1994). Il francese perse poi altre tre finali prima di riuscire finalmente a interrompere il digiuno.

Ridurre la parabola di Musetti a questa sola statistica, tuttavia, sarebbe profondamente ingeneroso. I progressi del carrarino sono evidenti, in particolare sul cemento, superficie sulla quale ha mostrato una crescita costante. Considerando le ultime 52 settimane, Musetti vanta una percentuale di vittorie del 62%, nettamente superiore al 48% fatto registrare nel corso del 2024. Una classifica che trova dunque solide giustificazioni, rafforzate da un rendimento eccellente nel 2025 sulla terra battuta, che resta il suo habitat naturale.

Exit mobile version