Rugby
Rugby, l’Italia verso il Sei Nazioni 2026: soliti exploit isolati o reale salto di qualità nella costanza?
I risultati del 2025 hanno lasciato sensazioni contrastanti ma complessivamente incoraggianti attorno all’Italia del rugby. Nel Sei Nazioni 2025 gli azzurri hanno alternato prestazioni solide a momenti di inevitabile difficoltà, mostrando però un’identità più chiara rispetto al passato. Nei test match estivi e soprattutto in quelli autunnali si è vista una squadra più organizzata, capace di competere per larghi tratti anche contro avversari di alto livello. Non tutto è stato lineare, ma il percorso intrapreso sembra finalmente avere una direzione precisa.
Gran parte del merito va attribuito all’arrivo di Gonzalo Quesada, che ha portato metodo, chiarezza tattica e una gestione più moderna del gruppo. L’Italia appare più disciplinata, più concreta nelle fasi statiche e meno fragile mentalmente nei momenti chiave delle partite. La storica vittoria contro l’Australia a novembre è stata il simbolo di questa nuova fase: non solo un exploit isolato, ma una prova di maturità, costruita su difesa, pazienza e capacità di colpire al momento giusto. Un successo che ha ridato fiducia all’ambiente e ha rafforzato la percezione internazionale degli azzurri.
Detto questo, il cammino verso il Sei Nazioni 2026 resta estremamente complesso. Le avversarie sono sempre temibili e, sulla carta, almeno Francia, Inghilterra e Irlanda partono ancora un gradino sopra l’Italia per profondità di rosa, esperienza e continuità ad altissimo livello. Per gli azzurri la vera sfida non sarà tanto battere una big una volta, quanto riuscire a mantenere standard elevati partita dopo partita, evitando quei passaggi a vuoto che in passato hanno spesso vanificato i progressi.
In questo senso, la qualità individuale rappresenta un fattore decisivo. Giocatori come Menoncello, sempre più leader nel reparto arretrato, Zuliani e Ruzza, colonne fisiche e mentali della terza e della seconda linea, Ioane con la sua imprevedibilità e Capuozzo con il talento capace di cambiare l’inerzia di una gara, sono il patrimonio su cui costruire il salto di qualità. Se questi elementi riusciranno a esprimersi con continuità all’interno di un sistema solido, l’Italia potrà presentarsi al Sei Nazioni 2026 non più come una squadra in crescita, ma come una nazionale pronta a mettere seriamente in discussione le gerarchie.