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Jannik Sinner perde contro Novak Djokovic, pur avendo fatto più punti: non è la prima volta e c’è un fattore in comune

Giandomenico Tiseo

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Jannik Sinner / IPA Sport

Jannik Sinner avrà tempo e modo per tornare su una sconfitta che brucia, soprattutto perché racconta una storia meno scontata di quanto dica il risultato. Il ko contro Novak Djokovic pesa, eccome, ma lo fa in una dimensione quasi paradossale: numeri alla mano, l’azzurro ha spesso fatto meglio del serbo, salvo poi cedere proprio nei momenti che decidono le grandi partite.

Il dato più eloquente è quello complessivo dei punti vinti: 152 contro 140 in favore di Sinner. Un margine netto, che stride con l’esito finale e che certifica quanto l’incontro sia scivolato via su dettagli chirurgici. A supporto arrivano statistiche di servizio di altissimo livello: 26 ace, il 75% di prime in campo, l’80% di punti conquistati con la prima e il 52% con la seconda. Tutti numeri superiori a quelli di Djokovic.

Eppure, nel tennis d’élite, non vince chi gioca meglio più a lungo, ma chi è più lucido quando conta. Ed è qui che si annida la differenza. Djokovic ha capitalizzato tre palle break su otto, Sinner soltanto due su diciotto. Un divario che pesa come un macigno e che racconta l’unico fondamentale in cui il serbo è stato realmente superiore: la gestione dei momenti chiave.

Non è un episodio isolato nella carriera del numero uno azzurro. Ci sono altri quattro precedenti in cui Sinner ha chiuso l’incontro con più punti dell’avversario, uscendo però sconfitto: il secondo turno del Roland Garros 2023 contro Daniel Altmaier, la battaglia di Wimbledon 2024 contro Daniil Medvedev e le due sfide con Carlos Alcaraz a Parigi, nel 2024 e nel 2025. Margini minimi, ma sempre decisivi.

Il filo conduttore è evidente. Tutti questi match si sono trascinati al quinto set. E non è un caso che, nelle partite oltre le tre ore e 48 minuti di gioco, Sinner non abbia mai vinto: sei successi e undici sconfitte il bilancio complessivo nei match decisi al quinto parziale.

Non si tratta di un limite tecnico, né tantomeno di tenuta fisica. Piuttosto, è una questione di lucidità, di istinto killer, di quella capacità di trasformare la superiorità numerica in sentenze definitive. Un dettaglio sottile, ma decisivo, che separa i grandissimi dai campioni assoluti. E che, per Sinner, rappresenta ancora l’ultimo passo da compiere.

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