Formula 1

F1, la FIA non interverrà sul ‘trucco’ del motore di Mercedes e Red Bull per il Mondiale 2026

Giandomenico Tiseo

Pubblicato

il

Kimi Antonelli / Pier Colombo

La prima grande contesa tecnica della stagione di F1 2026 riguarda i motori delle monoposto, in particolare Mercedes e Red Bull Powertrains. La questione si concentra su una presunta zona grigia nei regolamenti che potrebbe consentire a queste squadre di ottenere un vantaggio prestazionale significativo, sfruttando la misurazione del rapporto di compressione dei motori.

Per il 2026 la FIA ha introdotto un nuovo limite al rapporto di compressione geometrico dell’unità endotermica (ICE), fissandolo a 16:1, in calo rispetto al precedente 18:1. Questo parametro è cruciale perché influisce sull’efficienza termica del motore e sulla potenza erogata, due aspetti essenziali per le prestazioni in gara.

La controversia nasce dal fatto che la misurazione del rapporto di compressione è regolata per essere effettuata a motore freddo e fermo, cioè a temperatura ambiente durante le verifiche tecniche FIA. Tuttavia, i motori sono progettati per lavorare a temperature molto elevate in pista.

Secondo quanto riportato, Mercedes e Red Bull Powertrains, che per la prima volta produce in proprio le proprie power unit, avrebbero sviluppato motori con componenti che si dilatano con il calore in modo da aumentare il rapporto di compressione quando il motore è in funzione, pur risultando conformi mentre sono freddi durante i controlli statici. L’effetto sarebbe un rapporto di compressione effettivo superiore a quello dichiarato (tendenzialmente vicino a 18:1) durante il regime di esercizio, con possibili vantaggi in termini di potenza e consumo di carburante.

Questa tecnica sfrutterebbe una zona grigia dei regolamenti, perché questi fissano solo la condizione di prova (motore freddo), senza misurare esplicitamente il valore in esercizio.

La rivelazione ha suscitato forti reazioni da parte di altri motoristi, come Ferrari, Audi e Honda, che hanno sollevato obiezioni formali alla FIA, sostenendo che un motore che modifica il proprio rapporto di compressione durante la gara potrebbe violare lo spirito delle regole – in particolare l’articolo C1.5 che richiede la conformità ai regolamenti “in toto e in ogni momento” durante la competizione.

La situazione è peggiorata nel pre-stagione, con una riunione tra la FIA e i costruttori di power unit convocata per affrontare la questione prima dell’inizio dei test di Barcellona. Secondo quanto riferito, la discussione non ha portato a una decisione immediata di vietare il presunto trucco, lasciando lo status quo in vigore almeno per l’avvio della stagione.

La Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA) ha ribadito che le norme attuali definiscono chiaramente sia il limite massimo del rapporto di compressione sia la procedura per misurarlo, ossia attraverso prove statiche a temperatura ambiente. In assenza di prove di non conformità in quelle condizioni, la FIA ha per ora sostenuto la validità tecnica delle soluzioni presentate da Mercedes e Red Bull, pur lasciando aperta la possibilità di futuri chiarimenti o modifiche regolamentari.

Per quanto riguarda Red Bull, il direttore tecnico della divisione Powertrain, Ben Hodgkinson, ha respinto le accuse più dure, definendo il dibattito come “rumours” e sottolineando che la squadra ritiene la propria interpretazione delle regole pienamente legale.

Se il vantaggio tecnico derivante dalla variabile rapporto di compressione dovesse tradursi in pochi decimi al giro, potrebbe avere un impatto significativo sulle prestazioni in pista già nelle prime gare del Mondiale. Tuttavia, la mancanza di una modifica immediata delle regole lascia aperto il dibattito su come la FIA intenderà affrontare la questione nel corso della stagione o nella revisione tecnica prevista per il 2027.

Exit mobile version