Los Angeles 2028
Danilo Faso ha le idee chiare: “Los Angeles 2028 è un obiettivo. Devo migliorare fisicamente”
Un talento cristallino tutto da coltivare, tutto da scoprire, tutto da apprezzare. Senza voler fare paragoni forzati, l’Italia del tennistavolo ha recentemente trovato il suo “Jannik Sinner”. Stiamo parlando di Danilo Faso, giovanissimo atleta reduce da un 2025 a dir poco promettente in cui ha raggiunto risultati grandiosi, tra tutti la medaglia d’argento conquistata nella prova a squadre dei Mondiali Under 20 ed il titolo di Campione d’Europa U15 raccolto non solo in campo singolare, ma anche in doppio e nella gara a squadre. Il siciliano è stato l’ultimo ospite di Talent Zone, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Sofia Altavilla, per parlare proprio delle recenti gesta e degli obiettivi futuri.
Il tennistavolo è soltanto una delle grandi passioni del palermitano: “Seguo il calcio, in particolare il Palermo – ha detto Faso – Ieri sono stato allo stadio, abbiamo anche vinto 1-0, per fortuna è andata bene. Seguo anche le partite del mio sport, guardo i match dei professionisti. Non ho un idolo in particolare ma mi piace il giapponese Arimoto; guardo tutte le partite dei più forti. Lui mi piace in modo particolare”. L’atleta ha poi chiarito un aspetto per molti non noto, svelando anche quali luoghi del mondo ha apprezzato di più nel corso degli ultimi tempi: “Con il termine ping-pong si intende il divertimento amatoriale, il tennistavolo è proprio lo sport, anche se anche io stesso lo chiamo ping-pong. La città che mi è piaciuta di più è Singapore: lì ho fatto tanti anni fa uno stage di dieci giorni, è stato bello. La più particolare è stata Tunisi, ci sono stato a gennaio scorso e mi ha impressionato, più recentemente direi Pristina, in Kosovo. Lì ho fatto un torneo giovanile, dove ho vinto contro un nipponico molto bravo tre anni più grandi di me: è stata una bellissima esperienza“.
Il classe 2010 ha poi tracciato un bilancio del 2025, parlando in primo luogo dei Mondiali: “Non c’era questa aspettativa, anche se sapevamo che potevamo fare bene perché abbiamo una buon movimento giovanile. È stato difficilissimo, già nei quarti abbiamo vinto contro il Giappone, che insieme alla Corea del Sud e la Cina è una delle squadre più quotate. Prima abbiamo vinto con la Romania agli ottavi, quindi i nipponici ed i cinesi. Un’esperienza bellissima. Durante i tornei gioco spesso con gli asiatici, capita di vincere, piano piano ci stiamo avvicinando sempre di più a loro, speriamo di poterlo fare più spesso. Ma quale delle medaglie raccolte fino a questo momento ha più valore per Danilo? “Se la giocano il titolo di singolo agli Europei e quello a squadre ai Mondiali. Non potrei scegliere, sono state due gare molto importanti. Abbiamo vinto con la squadra anche l’anno prima, quindi non era un’emozione nuova. Il mio ruolo nel team? Sono uno che gasa, durante la partita ho grinta“.
La carriera di Faso è cominciata in un altro Paese, dove il tennistavolo è una realtà sportiva consolidata: “Vivo a Palermo, mi alleno qui. Vado spesso in Germania ed Ungheria per altre sessioni. Ho giocato in Francia perché sono nato lì e ho vissuto tanti anni lì. Prima di tornare in Italia sono andato a Montpellier dove vivono i due fratelli Lebrun, sono stato lì due anni. Ho iniziato lì. Quando ero piccolo ho cominciato a giocare perché lo facevano tante persone. Qui manca un po’ di più, in Francia e Germania gioca molta più gente”. Non è mancato anche un commento sul papà, Marco Faso, suo allenatore: “Mi segue lui durante i tornei. Durante le partite non lo soffro, abbiamo un buonissimo rapporto, mi trovo bene, mi conosce bene. Sa cosa dirmi, cosa mi serve”.
Il talento ha inoltre illustrato il suo stile di gioco, sciorinando dettagli tecnici sui materiali ed attrezzature: “Il mio stile di gioco in tre parole? Aggressivo, perché sono uno che sta vicino al tavolo, creativo, perché vario, e attaccante, perché mi piace mettere pressione. Nella racchetta ci sono due gomme attaccate di dritto e di rovescio, poi ci sono diversi telai. Io gioco con un telaio abbastanza semplice del mio sponsor, ci sono diversi tipi di gomme; ce ne sono di più veloci che servono più ai giocatori che stanno più vicino al tavolo per tirare più forte, e di più dure per chi ha un tiro potente, poi ci sono anche le puntinate per i difensori. Durante la partita cerco di usare la testa. Ci sono momenti in cui cerco di stare più calmo, di pensare di più e gridare di meno. Altri in cui sento che sale l’adrenalina, quindi devo gridare, avere grinta. Sono cose che cambiano a seconda della situazione. Non urlo mai per infastidire, lo faccio solo per me”.
E ancora: “La quantità di pubblico varia molto in base ai tornei: agli Europei gli spalti erano pieni, ai Mondiali per assurdo c’era meno gente. Dipende da una serie di fattori. Mi piace molto quando c’è il pubblico sia con me che contro di me. Mi carica molto. Prima delle partite ascolto la musica, mi muovo per essere pronto con le gambe. Preferenze? Io ascolto hard-rock, quindi Linkin Park, il mio gruppo preferito. La mia canzone preferita loro è In the end”. Con gli avversari non ho particolari rivalità, con gli asiatici percepisci qualcosa di diverso perché sono più allenati e schematici”.
Faso ha poi ricordato la vittoria più divertente e la sconfitta in cui ha imparato maggiormente qualcosa: “La più divertente è stata in Germania: stavamo due pari, 10-8 per lui, quindi si trattava di un match point. È stato un punto lungo, poi lui ha alzato la pallina, io ho schiacciato e l’ho preso nell’occhio e non vedeva più bene. Sul 10-9 ha sbagliato il servizio, è arrivato il medical time out sul 10-10. Poi però ho vinto io. L’ho colpito in pieno. Sconfitta per assurdo più bella? Non ricordo il torneo, ma era la prima volta che giocavo più del solito con i giocatori asiatici e cinesi. Nel mio sport quando prendi la retina si chiede scusa, sempre, perché hai avuto fortuna. Il giocatore cinese non mi ha chiesto scusa, questa cosa mi ha fatto molta impressione. Ma per loro è normale. L’esperienza agli Europei assoluti è stata bella, era la mia prima volta. Ho giocato abbastanza bene, c’era un livello molto alto ed abbiamo vinto due partite nel girone. Ho giocato contro un avversario sloveno molto grande. Capita spesso. Lo svantaggio è chiaramente la meno esperienza a confronto, un vantaggio è la pressione perché nessun giocatore adulto vuole perdere contro un rivale più piccolo. Fisicamente ci sono più svantaggi perché sono più allenati. A livello di allenamento, ci prepariamo fisicamente e mentalmente, in particolar modo sulla velocità delle gambe. Mentalmente cerchiamo di focalizzare la partita e pensiamo bene a come prepararla”.
Immancabile inoltre una domanda sul futuro con vista su Los Angeles: “Penso di concentrarmi sul circuito giovanile ma anche su quello dei più grandi per entrare piano piano nel loro mondo e svilupparmi dal punto di vista tecnico, mentale e fisico. Devo migliorare soprattutto fisicamente, poi anche in altro, ma questo sport è molto fisico. Prossimi appuntamenti? Tra una settimana parto per la Turchia per due tornei, uno giovanile e uno con gli adulti. Poi ci sono gli Europei a luglio e i Mondiali a novembre. Il mio obiettivo sono le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Speriamo di arrivarci, è un obiettivo a lungo termine, per ora si pensa agli impegni più vicini”.