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Australian Open 2026, allerta caldo estremo: cosa prevede l’Extreme Heat Protocols

Giandomenico Tiseo

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Australian Open Rod Laver Arena / LaPresse

Con temperature previste anche tra i 37 e i 38°C, lo Slam di Melbourne si prepara a fare i conti con il grande caldo. In vista della giornata di domani, gli organizzatori degli Australian Open hanno deciso di anticipare di un’ora l’orario abituale dei match, una scelta volta a limitare l’esposizione dei giocatori alle condizioni climatiche più estreme.

Del resto, il Major si disputa nel pieno dell’estate australe e negli anni il caldo ha spesso rappresentato un fattore determinante, non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto fisico. Proprio per questo il torneo è dotato di un protocollo specifico, denominato Extreme Heat Protocols (EHP), pensato per garantire condizioni di gioco il più possibile sicure e ridurre il rischio di colpi di calore o altri problemi legati allo stress termico.

Come funziona l’Extreme Heat Protocols

Il protocollo si basa su un sistema di valutazione avanzato che prende in considerazione quattro parametri ambientali fondamentali:

  • temperatura dell’aria

  • calore radiante

  • umidità

  • velocità del vento

A questi dati si aggiunge un’analisi dell’impatto del caldo sul corpo umano, in particolare dello sforzo fisiologico richiesto per mantenere stabile la temperatura corporea durante l’attività agonistica.

L’insieme di questi fattori confluisce in un indice chiamato Heat Stress Scale (HSS), una scala di stress termico che va da 1 a 5. Al crescere del valore dell’HSS corrispondono misure sempre più incisive a tutela della salute dei giocatori.

Cooling break e possibili sospensioni

Nel caso in cui l’HSS raggiunga il livello 4, è prevista l’introduzione di un cooling break di 10 minuti. Questa pausa viene concessa:

  • tra il secondo e il terzo set nei match femminili

  • tra il terzo e il quarto set in quelli maschili

Non sono invece previsti cooling break negli incontri di doppio.

Se il valore dell’HSS dovesse arrivare al livello massimo, 5, l’arbitro ha la facoltà di sospendere il gioco. La sospensione riguarda indistintamente sia i campi esterni sia le arene principali e viene applicata al raggiungimento di un numero pari di game nel set in corso oppure al termine di un tie-break. Una situazione che potrebbe comportare anche l’adozione del tetto retrattile e la chiusura degli impianti dotati di tale struttura. Nel caso del torneo australiano, la Rod Laver Arena, la Margaret Court Arena e la John Cain Arena hanno questa opzione.

Monitoraggio continuo e casi particolari

Le misurazioni dell’HSS vengono effettuate in modo continuo durante tutta la giornata di gioco, comprese le fasi di qualificazione. Il protocollo prevede inoltre un’eccezione importante: nei match disputati con il tetto chiuso non è previsto alcun cooling break se la copertura viene chiusa prima della fine del primo set (nei match al meglio dei tre) o del secondo set (in quelli al meglio dei cinque).

Con l’ondata di caldo attesa su Melbourne, l’Extreme Heat Protocols potrebbe quindi entrare pienamente in funzione già dalle prossime ore, confermando ancora una volta quanto la gestione delle condizioni climatiche sia diventata centrale nel tennis moderno.

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