Tennis
Ambesi: “Credo nella ‘Sinner Mentality’. La domanda è perché sia stato fatto giocare a quell’ora”
Gli Australian Open proseguono a ritmo incalzante ed entrano nella fase più calda. Massimiliano Ambesi, nella nuova puntata di Tennismania, commenta i successi che proiettano i tre moschettieri azzurri, Sinner, Musetti e Darderi, agli ottavi di finale del primo Slam stagionale.
L’analisi dei problemi di Sinner: “Non mi è piaciuta la domanda che è stata posta da non so chi in conferenza stampa, una domanda del tipo cosa farai quando finirà la fortuna, no? Questo era il tenore del quesito. Cioè mi domando che domanda sia. Come si può chiedere una roba di questo tipo a un giocatore? Poi la fortuna consiste nell’avere avuto l’interruzione in un momento in cui c’era l’impraticabilità del campo ovunque, perché non è che si è fermato solo il Centrale, si sono fermati anche gli altri campi con un ritardo di qualche minuto, ma la pausa è stata collettiva. Darderi aveva finito la partita nel mentre e quindi ha potuto chiudere il match senza interruzioni. Musetti, che era davanti anche di un break, ha dovuto fermarsi per X minuti. Trovo la domanda assolutamente impropria, dopodiché non so che cosa dire: c’è un regolamento che prevede questa hit rule, che hanno chiamato anche hit policy, ma in realtà è hit rule. Con determinate condizioni non si può giocare ma non perché Sinner non è in grado, perché è a rischio l’incolumità degli atleti mi pare che ci sia una casistica molto ampia al riguardo, lo scorso anno si sono toccati dei picchi in tal senso soprattutto nel Master 1000 cinese. È stato applicato il regolamento, Sinner quando è tornato in campo non era nelle condizioni di giocare, non si muoveva, però ha avuto la lucidità di gestire bene i turni di servizio di approfittare della confusione dell’avversario, perché l’avversario quando è rientrato in campo dopo la prima pausa era totalmente destabilizzato da quanto avvenuto e capisco, ne aveva ben donde perché per come si stavano mettendo le cose aveva la partita in mano, ha impiegato tanto Jannik a ritrovare una mobilità e una fiducia perché anche sugli appoggi aveva dei timori, tanti colpi che poteva andare a recuperare non li ha lasciati andare, ma io onestamente il discorso della fortuna non lo capisco, non vedo fortuna, cioè fortuna perché in quel momento la temperatura si è alzata, ma lui è andato in corto circuito perché la temperatura e l’umidità avevano raggiunto dei limiti oltre la soglia di tolleranza. Poi sicuramente, e lui è il primo a dirlo, non da oggi, c’è un problema quando si trova a giocare con quelle condizioni e gli esempi stanno diventando molteplici, bisognerà interrogarsi a riguardo. Comunque non pensiamo che nel momento in cui si chiude il tetto in automatico cambino le condizioni e tutto divenga eccezionale. OK, non è che sia cambiato tantissimo. Lui ha avuto appunto questa fortuna di potersi fermare quei dieci minuti che sono serviti quantomeno per placare quell’attacco di crampi che è partito da un polpaccio ed è arrivato alle mani. Bravo a venirne fuori con pazienza, perché ha giocato con grandissima pazienza e maestria in quei momenti in cui non aveva mobilità ed è riuscito anche a realizzare un break. Poi pian pianino ha ritrovato i colpi, magari l’inizio del quarto set non è stato lucidissimo su alcune scelte, ma poi ha preso in mano la partita. Non la definirei la più grande impresa della carriera no, perché abbiamo ampia letteratura in merito. Ha avuto la capacità di uscire da una situazione di difficoltà, però voglio aggiungere che situazioni di questo tipo ne ha vissute tante e se togliamo quell’episodio in Cina e la partita Tsitsipas a Montecarlo che però grida ancora vendetta per episodi che sono avvenuti e lui ha maturato tanta esperienza nel gestire queste situazioni estreme, Credo che si lavorerà affinché non si ripetano con frequenza. Poi, e chiudo, dopo situazioni di questo tipo, ha saputo sempre riprendersi in maniera egregia; quindi, sono confidente che possa avvenire di nuovo anche in vista della partita di lunedì. Lunedì le temperature non dovrebbero essere così estreme, forse martedì lo saranno. Guardavo dei dati che mi hanno passato, martedì si parla di nuovo di 41° o qualcosa del genere. È chiaro che il tennis è uno sport outdoor per buona parte della stagione. Secondo me bisogna interrogarsi fino a che punto ci si possa spingere. Ecco, dopodiché il tema relativo a Sinner è quello del perché si trovi a giocare la seconda partita o comunque si trovi a giocare a quell’ora e non magari alle 00:30 come gli altri che hanno iniziato in quella fase della notte italiana o mattinata australiana, come mai lui abbia dovuto iniziare alle due e mezza anziché a mezzanotte e mezza questo secondo me è un tema su cui ragionare“.
Il momento di difficoltà del numero uno azzurro: “No, c’è un motivo per cui la vedo leggermente in modo diverso. Comunque si sapeva che alla fine di quel set qualunque cosa fosse avvenuta ci sarebbe stata la pausa. OK, quindi lui in qualche modo poteva arrivare lì perdendo il set, servendo da sotto e prendendo quattro ace, no? E quindi quella era la porta, può essere“.
Gli orari di inizio dei match: “Però io non devo fare l’avvocato difensore di Sinner, c’è una differenza sostanziale, cioè lui inizia la partita a 12:00 alle 11:30, una delle due, una roba così. Anche Spizzirri va bene, gli altri l’hanno iniziata prima. Lui evidentemente con quelle condizioni ha dei problemi. Il fatto di iniziare in quel momento ha reso tutto più difficile e la domanda la ripongo, perché la partita di Sinner non è iniziata come quella di Darderi e Musetti?“.
I numerosi interrogativi posti dalla giornata odierna: “No, allora è più grave. Cioè il Sinner del primo set è un giocatore che a un certo punto va in corto circuito totale. Quel corto circuito deriva dalla difficoltà probabilmente nell’affrontare quelle condizioni e la paura di dire magari più tardi mi arriva il crampo; quindi, cioè il discorso è molto più ampio ma ne è uscito fuori condivido e tu hai provato emozioni per questa cosa effettivamente c’è stato un certo tipo di pathos perché la partita effettivamente sembrava andata lì. Secondo me ci sono tante situazioni su cui discutere e per me gli interrogativi che vengono posti dalla giornata odierna sono altri, a partire dal perché quella partita inizia a quell’ora lì”.
Il momento in cui sono iniziati i problemi: “Dai due set e mezzo, dai, no, non uno e mezzo. Due set erano già finiti, poi sì che iniziava ad avere qualche prodromo nel corso del secondo, a due e mezzo“.
L’attitudine di Darderi: “Ecco, no? Allora Dario, una cosa mi sta bene che Darderi abbia più attitudine rispetto ad altri ad affrontare condizioni di quel tipo. E capisco che un russo dove arriva?“.
L’adattabilità dei giocatori a condizioni climatiche difficili: “Anche Sinner va a Bordighera. Però voglio dire, le origini dove è cresciuto e determinate caratteristiche sue fisiche sono di un altro background, altre radici, quindi. Giustamente ci sono giocatori che si adattano meglio, altre che affrontano una situazione di enorme difficoltà. Su questo si può ragionare, però non è possibile, che ci si trovi in una situazione di tale difficoltà. Quindi, al di là dell’orario, sono curioso di vedere cosa succederà martedì. Visto che sono annunciati 41 °, quindi si parte con il tetto chiuso presumo o vogliamo assistere ancora a scene come quelle di oggi e non fai e non fai iniziare una partita alle dodici o all’una?”.
Il paragone con i grandi della storia recente: “No, è giusto. Sì, perché Federer non aveva il controllo su quello che avveniva? Djokovic non ha il controllo su quello che avviene?“.
L’attenzione si sposta su Darderi: “Parliamo di Darderi, perché io l’altro giorno avevo detto delle cose, no? Poi voi l’avete visto tutte le partite, oggi l’avete visto, cioè confermate quella mia sensazione che cioè ripeti che è un giocatore che ha fatto uno step avanti da un punto di vista mentale. Io sul rovescio, dove spesso andava in sofferenza, io lo vedo meno vulnerabile. Perché Khachanov ci ha giocato tanto su quella diagonale lì e non è uscito sempre vincente, anzi, cioè a me sembra un giocatore che ha aggiunto qualcosa che non aveva, sia da un punto di vista mentale che da un punto di vista dei colpi, della solidità dei colpi. È meno vulnerabile“.
Come affronterà l’azzurro la partita con Sinner: “Su Darderi vi avevo già detto la mia giorni fa perché per una serie di coincidenze ho visto tutte e due le partite integralmente e quella di oggi è la continuazione delle altre due. Darderi è uno di quelli che ha sempre avuto un atteggiamento forse di riverenza, non è il termine giusto, di conscia inferiorità rispetto ad Alcaraz e Sinner, no? Le sue dichiarazioni sono sempre state chiare in tal senso e cioè posso giocarmela con tutti, quelli lì fanno una roba diversa. Son curioso di vedere quale sarà l’approccio lunedì“.
La Sinner Mentality: “Entriamo nella Sinner Mentality, quella che vediamo praticamente da quando ha mosso i primi passi, cioè imparare dagli episodi, imparare dalle sconfitte, se vinco festeggio, se perdo imparo, era questo il motto. Oggi si è reso conto di poter ripartire con una tempistica lunga, ma è ripartito perché lui quando torna in campo dopo la prima pausa lascia andare tanti, cioè non va neanche a cercare di fare alcuni recuperi perché non si sente in grado di farlo e secondo me fatica fino all’inizio del quarto set. Poi pian pianino ritrova certi automatismi e alla fine un altro tipo di mobilità. Quindi ha capito che si può venir fuori da quella situazione. Ha capito che magari quando hai un sintomo non corri a rete per andare a recuperare la palla corta e poi ti blocchi letteralmente“.
Le criticità come occasione di miglioramento: “Da questa situazione trae un insegnamento che gli servirà perché ha capito di poter battere, che esiste la possibilità di venirne fuori, probabilmente ha capito anche perché si è trovato in quella situazione Lo scatto in avanti che fa per andare a recuperare quella palla corta è la sua tomba, ma che gestirà diversamente per quello che sia possibile certe situazioni“.
Il successo di Musetti: “No, su Musetti va detto che ha vinto la solita partita da grande lottatore. Più che altro sarei più interessato a parlare di Machac perché c’è una personalità che mi intriga, ha bisogno di tanti mental coach che gli diano una mano. Comunque, ha passato la partita a quasi sf****larsi col suo angolo perché ogni minuto si lamentava di qualcosa che a un certo punto pensavo ce l’avesse come Musetti all’inizio. Lui era incazzato, ogni roba, anche colpi vincenti, aveva da ridire con il suo angolo, ma i colpi sono incredibili uno così come non fa a essere nei primi quindici?”
La trasformazione di Musetti in giocatore strutturato: “La differenza tra un giocatore strutturato, perché Musetti sta diventando questo nonostante poi venga contestato perché ogni tanto anche lui ha i suoi atteggiamenti particolari, è un giocatore che non è strutturato cioè questa è la differenza, perché io anche quando va sotto per due volte di un break nel secondo set succede due volte nel secondo set che perde il serviziom non ho mai l’impressione che Machac abbia in mano la partita Mai, mai, mai o che lui ne esca”.
Ancora su Musetti: “Però è più strutturato come giocatore, nel senso che è due anni che parliamo di Musetti, allora prima era il servizio, poi comunque rovescio, perché con una mano non può essere competitivo, poi c’è tanta letteratura in merito, no? Però in realtà se metti tutto assieme vedi che è un giocatore che è strutturato, che è difficile da mettere a knockout, no? Visto che gli piace la boxe, è un grande incassatore, ecco, è un grande incassatore. Nel secondo set ha qualche sprazzo veramente di grande tennis, break contro break e di nuovo break. E lui però lì non va sotto e quindi vince tre giochi di fila, praticamente lo brekka tre volte di fila e chiude il set. Non lo gioca, ma praticamente perché lo dà di matto, no? Per la situazione, per come ha perso il secondo e poi però viene per partita. chi vince il quarto set come te lo vince ti strappa il servizio del gioco“.
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