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America’s Cup, Arrivabene lancia Alinghi: “Equipaggio tutto svizzero e il supporto di Red Bull. Siamo indietro, ma…”

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Alinghi ha deciso di tentare un nuovo assalto alla America’s Cup. Il sodalizio svizzero alzò al cielo la Vecchia Brocca nel 2003 e nel 2007, poi non riuscì a difendere il titolo nel 2010. Ernesto Bertarelli ha lanciato la sfida e sarà in acqua a Barcellona tra agosto e settembre nel torneo degli sfidanti, fronteggiando Luna Rossa, Ineos Britannia, American Magic e Orient Express: la vincitrice si guadagnerà il diritto di fronteggiare Team New Zealand nel Match Race che metterà in palio il trofeo sportivo più antico al mondo.

Silvio Arrivabene, diventato co-general manager di Alinghi dopo l’avventura con American Magic, è stato ospite di Sail2u, trasmissione del canale YouTube di OA Sport: “Sono sempre rimasto in contatto con il Presidente Ernesto Bertarelli. Al tempo era già finita la partecipazione di American Magic alla Prada Cup, quando mi ha parlato dell’idea di ripartire in un modo nuovo, diverso e giovane insieme a Red Bull. Io che non vedevo l’ora di ritornare in Europa e spendere tempo con la mia famiglia e nel Mediterraneo non ci ho pensato due volte. Al cuor non si comanda e, memore della bellissima esperienza che feci con Alinghi nella 33ma edizione dell’American’s cup, ho scelto molto rapidamente”.

Silvio Arrivabene si è soffermato anche sull’AC75 acquistato da Team New Zealand: “Per noi è stata una tappa fondamentale, non è stato scontato acquisire una AC75, altri team non hanno risposto alla richiesta in quanto preoccupati a lor dire dal ritorno di Alinghi. Alla fine ce l’abbiamo fatta e abbiamo acquisito la prima barca di team New Zeland. È stato utile, il nostro team non ha esperienza con le barche grandi e con la Coppa America”.

Questa volta l’equipaggio sarà completamente svizzero, a differenza di un ventennio fa quando erano i neozelandesi a fare la differenza: “Buona parte dei ragazzi che fanno parte del Sailing Team sono cresciuti con il mito Alinghi: per loro è un sogno far parte di Alinghi e partecipare alla Coppa America. Il foiling è un DNA nuovo che i velisti stanno sviluppando, sui laghi in Svizzera se ne fa molto. Né Alinghi né Red Bull volevano ripetere l’esperienza del primo ciclo: stavolta hanno voluto puntare su un progetto nuovo. Sia Bertarelli che il compianto Dietrich Mateschitz ci hanno visto lungo. Noi ricordiamo che non è Red Bull sponsor di Alinghi, ma è un team formato da Alinghi e da Red Bull. Una squadra nuova”.

È presente anche una stretta collaborazione con il team di F1: “Red Bull e Alinghi hanno creato il team che poi è stato popolato nei vari ruoli e nei dipartimenti. L’eredità di Alinghi potrei essere io, c’è Brad Butterworth, c’è la parte business marketing con Michel Hodara che è come me è General Manager. Red Bull casa madre contribuisce nell’activation, nel marketing, nella formazione e creazione del brand e anche sotto l’aspetto amministrativo. La collaborazione con il team di Formula 1 Red Bul Racing avviene attraverso la società Red Bull Advanced Technologies che si dedica a portare le tecnologie di F1 in altri progetti. Con loro stiamo sviluppando progetti ingegneristici. Questo aspetto è interessante e apre gli orizzonti. Alla fine per ora siamo palando di barche a vela che non sono automobili. INEOS ha preso una strada diversa, ha abbracciato l’approccio Formula 1 e il team di fatto è all’interno della scuderia; è un approccio profondamente diverso dal nostro. Specialisti di varie discipline fanno studi di grandi utilità, almeno nel caso nostro è così”. 

Arrivabene ha poi parlato della Louis Vuitton Cup e della Coppa America, gare quest’ultima che necessita una riflessione: “Noi come tanti team siamo impegnati sulla costruzione della nuova barca, seguiamo più o meno tutti la stessa tabella di marcia con l’obiettivo di andare in acqua in primavera. Stiamo comunque continuando a lavorare sulla parte a mare prima delle regate di agosto. Allo stesso tempo ci serve esperienza e stiamo continuando molto sulla parte a mare. C’è voglia di regatare. Il paradosso è che ci sono tante similitudini con altri sport come la Formula 1, ma c’è questo anacronismo di non fare nulla per tre anni e mezzo, cosa molto diversa rispetto agli altri sport che ogni domenica hanno la possibilità di misurarsi e confrontarsi. Bisognerà capire dove andrà lo sviluppo e se veramente si dovrà continuare ad investire tempo ed energie, alzare l’asticella per avere un checkpoint ogni tre anni e se qualcosa va storto in quella va in fumo un lavoro di tre anni. Questa è una riflessione che prima o poi si dovrà fare con gli stakeholders per far stare a passo con i tempi una competizione che ha un fascino che nessun’altra competizione ha. Siamo comunque molto motivati ed entusiasti di essere arrivati al 2024“.

Il co-general manager di Alinghi ha quindi parlato dei rivali: “Mi aspetto sorprese? Il regolamento è stringente, ma è la seconda edizione con questa classe. Ci saranno delle cose un po’ diverse. I progettisti pensano queste barche da anni, qualcosa di diverso ci potrebbe essere. Loro, New Zeland, hanno sviluppato per prima questi tipi di barche, hanno avuto loro l’idea, sanno dove possono arrivare. Noi abbiamo cominciato a lavorare insieme per questa edizione, dunque abbiamo messo a punto tanti aspetti diversi. Rispetto chi sta già galoppando da due edizioni abbiamo del tempo da recuperare. Mi aspetto che loro siano allo schema successivo del videogioco, da capire quanto è distante questo schema rispetto a quello pensato da noi. Siamo concentrati per fare le cose bene. Ma è un dato di fatto che siamo partiti da dove siamo partiti e che il nostro equipaggio è giovane e non abituato alla Coppa America, fa parte della sfida. Siamo consapevoli di tutto, cerchiamo di trasformare questo in opportunità. Ma nessuno sta fermo, gli altri sono più avanti. C’è una tensione positiva, ma bisogna essere realisti.”

Pietro Sibello è passato da Luna Rossa ad Alinghi: “Conosco Pietro da tempo, lo stimo come velista e come persona. Non voglio dire sia stato merito mio il suo ingresso ma certamente all’inizio l’ho fatto conoscere io ed è piaciuto. Ha fatto una scelta coraggiosa per la quale stiamo cercando di non deluderlo”. Sul resto dell’equipaggio: “Diciamo che il bacino di utenza in Svizzera non è ampio dunque la rosa dei timonieri è formata da tre persone, due di questi, Arnaud Psarofaghis e Maxime Bachelin, hanno timonato a Villanova e Jedda”.

A proposito del paragone con la Formula 1, uno strumento usato al momento dal team è il simulatore: “Un po’ tutti i team lo stanno usando, ora continuano a svilupparlo. Oggi giorno tutta la progettazione sta volgendo lì. Il VVP pian piano confluisce nel simulatore. La metodologia di simulare come la barca navigherà ormai è sempre di più applicata”.

Un altro grande tema è il ritorno di ciclisti a bordo:Ne abbiamo preso qualche ciclista vero, ma è uno sforzo diverso rispetto a quello delle gare di strada o altra. Ne abbiamo alcuni come Théry Schir che è stato alle Olimpiadi. Per quello che abbiamo visto noi finora la skills non è necessaria. Ce ne sono quattro in barca, dunque la rosa è di otto. Qualche ciclista è utile, ma non solo“.

La conclusione sulle velocità di punta e la possibilità di raggiungere i 60 nodi: “Lo dovremmo vedere, si creano degli impedimenti fisici su come questi foil sono disegnati. Non è fisicamente detto per ciò che avviene sott’acqua che si possa raggiungere quella velocità. Ma vedremo, magari impareremo delle cose nuove. L’onda a Barcellona potrebbe essere una variabile importante, certi giorni è più fastidiosa che altri. Settembre e ottobre sono fuori stagione, ci sarà un po’ di tutto. Vedremo quello che succederà”. 

VIDEO SILVIO ARRIVABENE

Foto: Samo Vidic/Alinghi Red Bull Racing

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