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MotoGP, Martin incassa due severe lezioni. Bagnaia più maturo, i Mondiali si vincono anche d’astuzia

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Il weekend australiano, amputato della Sprint, rappresenta un round favorevole a Francesco Bagnaia nel corpo a corpo ingaggiato con Jorge Martin per la conquista del Mondiale. Non tanto sul piano aritmetico, anche se i 9 punti guadagnati (che portano il vantaggio in campionato a 27) fanno comodissimo, bensì per il messaggio inequivocabile lanciato da Pecco a Martinator.

Lo spagnolo aveva rilasciato dichiarazioni roboanti dopo la caduta di Mandalika. “Il più veloce sono io” aveva detto. Non gli si può dare torto, lo ha dimostrato con i fatti. La pole position di Phillip Island è stata sua e in gara ha comandato per il 98% della distanza. Peccato per lui sia mancato quel 2% cruciale. Perché la velocità non è tutto. Serve anche altro per vincere i titoli, come testimoniato dall’italiano.

Martin, dopo il capitombolo indonesiano, ha peccato di presunzione nella comunicazione e di esuberanza nella strategia. Due dinamiche totalmente diverse, ma figlie della stessa matrice. Il fatto di essere ancora acerbo sotto molti punti di vista. Nell’effettuare certe uscite non si ha nulla da guadagnare e tutto da perdere. Difatti tanti appassionati, soprattutto in Italia, lo stanno spernacchiando. Se l’è cercata, il madrileno.

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L’errore strategico è invece un altro paio di maniche, ma denota comunque una lacuna. La pista australiana è famosa per mandare in crisi gli pneumatici. Scegliere la soft al posteriore si è rivelato un azzardo esagerato, la cui ratio è però stata involontariamente svelata da Jorge nelle dichiarazioni post-GP: “Se avessi montato la media e avessi seguito la stessa strategia, forse sarebbe successa la stessa cosa. Non lo sapremo mai” ha detto ai media del suo Paese.

Tradotto, aveva già in testa di impostare la gara sullo schema “fuga per la vittoria”. Come faceva lo Jorge Lorenzo dei tempi d’oro; come aveva fatto lui stesso a Misano, a Motegi e a Mandalika (sino alla caduta). Non ha neppure considerato una tattica attendista e opportunista, quella invece seguita da chi ha vinto e da chi si è attestato alla piazza d’onore l’altro ieri.

Insomma, Martin ha involontariamente svelato di avere un solo modo di impostare il GP. Quello di porsi in testa e dettare il proprio ritmo. Un “Piano A” che si può permettere esclusivamente chi è il più incisivo dal punto di vista della performance. Cionondimeno, se il programma non è attuabile o è troppo rischioso, bisognerebbe esser pronti ad avere un “Piano B” e un “Piano C”.

Bagnaia li ha, lo si è visto. In passato (si parla di 2021 e inizio 2022) anche il piemontese seguiva sempre la stessa impostazione, ma successivamente è evoluto. A furia di errori, dai quali però ha imparato. Martinator non sembra avere la stessa completezza e poliedricità di cui è dotato il suo rivale, che non per caso è il Campione del Mondo in carica. Sotto questo aspetto il castigliano deve ancora crescere.

Deve però farlo in fretta, se vuole vincere il Mondiale 2023, assimilando al volo le dure lezioni impartitegli dagli ultimi giorni. La domanda è se ci riuscirà, perché ogni maturazione ha i suoi tempi e non può essere forzata. Nel frattempo, Pecco può ripartire dall’Australia con sicurezza. Se anche le sue armi dovessero essere meno affilate, potrebbe e dovrebbe avere a disposizione più soluzioni per ferire il suo avversario.

Foto: MotoGPpress.com

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