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Ciclismo, Davide Piganzoli: “Nel 2024 voglio alzare l’asticella e fare il Giro d’Italia. Punto alle corse a tappe”

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Abbiamo raggiunto telefonicamente a Morbegno Davide Piganzoli, giovane scalatore classe 2002 di forza alla Eolo Kometa di Ivan Basso e Alberto Contador. Terzo al Tour de l’Avenir, Piganzoli è uno dei nostri giovani più interessati in prospettiva: “A questa mia stagione darei un sette pieno, all’inizio ho fatto un po’ fatica ma poi ho recuperato e ho ottenuto dei buoni piazzamenti. Ad inizio stagione ho sentito un po’ il salto di categoria ma mi ritengo soddisfatto. Ora mi godo un po’ di off season e poi testa sulla nuova stagione sempre insieme alla Eolo Kometa (squadra che dalla prossima stagione si chiamerà Polti Kometa grazie ad un accordo triennale e quindi fino al 2026, ndr)”. 

Davide, come stai?

“Tutto bene, sono a casa a Morbegno dopo essere stato una settimana a Malta insieme alla squadra”. 

In tutte le Classiche d’autunno, a parte la Agostoni, hai sempre terminato tra i primi 20 o 30, segno di un livello già più che discreto. Hai capito cosa ti manca per stare al livello dei migliori?

“Mi manca sicuramente un po’ di esperienza e gamba, ma con il tempo potrò fare meglio e penso già dalla prossima stagione. Il livello delle corse era alto e quindi per un giovane come me correre in queste gare mi fa fare molta esperienza e mi aiutano a crescere, quindi sono felice”. 

Al Tour de l’Avenir sei arrivato 3° dietro Giulio Pellizzari: prima o poi pensi che questo risultato possa replicarsi in un Grande Giro e lo vedi come un tuo possibile rivale?

“Con Giulio ho un ottimo rapporto e siamo molto amici. Abbiamo fatto tre settimane in altura insieme, prima con la Nazionale e poi solo noi due, e ci conosciamo bene. Sarà un grande rivale e spero che questo risultato possa replicarsi, un giorno, in un Grande Giro. Il Tour de l’Avenir è sicuramente un punto di partenza per entrare nel ciclismo dei grandi”.

Il livello tra U23 e professionismo si è livellato? Ora molti giovani arrivano già pronti tra i grandi?

“Penso di no, sono convinto che due/tre anni tra gli Under23 siano fondamentali prima del grande salto tra i professionisti. Il Tour de l’Avenir ad esempio ha un ottimo livello di corridori, ma non ha nulla a che vedere con le corse dove ci sono formazioni World Tour e lo si percepisce dal ritmo in corsa”. 

Le corse a tappe di tre settimane sono l’obiettivo della tua carriera? L’ultimo anno ti ha fatto capire se sono il tuo pane?

“Sì, direi di sì, i Grandi Giri sono il mio obiettivo. Ho visto di avere un buon recupero e quindi penso che possano essere corse adatte a me. Il prossimo anno probabilmente farò il Giro d’Italia, sarà sicuramente una bella sfida”. 

Sei un passista-scalatore che va bene in salita e si difende a cronometro: quali sono secondo te il tuo punto di forza e quello debole?

“Essendo uno scalatore che va forte a cronometro per le corse a tappe sono avvantaggiato, il mio punto debole invece è il non essere tanto veloce e quindi mi posso giocare poche gare e per riuscire a centrare il successo devo arrivare da solo oppure con un paio di corridori, per poi giocarmela”. 

La vicinanza di Ivan Basso quanto ha contribuito alla tua crescita?

“Ha contribuito tanto, Ivan ci tiene tanto e mi segue molto. Parliamo molto spesso di obiettivi futuri e questi consigli che mi dà sono preziosi”.

Quale obiettivo ti sei prefissato per la prossima stagione?

“Fare ancora più esperienza e se riuscirò a fare il Giro d’Italia ben venga, poi ci sarà da migliorare i risultati di quest’anno che è stato sicuramente un punto di partenza per continuare ad alzare l’asticella”. 

Foto: Sprint Cycling

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