Ciclismo

Vuelta a España 2023, Moreno Moser: “Evenepoel ha un gap genetico per le corse a tappe. Vingegaard, se vuole, vince”

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A conclusione della 16esima tappa, abbiamo raggiunto telefonicamente l’ex professionista Moreno Moser per parlare della Vuelta a España 2023 che si concluderà domenica a Madrid: “Vingegaard mi ha stupito, pensavo facessero vincere Kuss, ma  l’azione del danese ha riaperto i giochi. Mi aspettavo un Vingegaard e Roglic a supporto di Kuss, e invece gliela faranno sudare. Mi aspettavo una Vuelta più noiosa da qui in poi e invece non è così. Sarà una bella lotta fino alla fine“.

E’ una Jumbo superlativa, che sta letteralmente dominando questa Vuelta. Manca solo l’ufficialità ma la formazione giallo nera vince tutti e tre i Grandi Giri in una stagione e può farlo con tre corridori diversi…

“E’ una squadra grandiosa. Non è mai successo nella storia e si può solo dire bravi. Hanno una superiorità sia fisica che strategica. Stanno facendo scuola in tutti i sensi, sia a livello strategico che come preparazione. Hanno una visione nuova e sono sempre capaci di sorprendere. Non stanno dominando in maniera banale, ma divertendo e sorprendendo”.

Qual è il segreto di questo team secondo te?

“Non saprei, sicuramente sono sempre pronti a mettersi in gioco e questo fa la differenza. Non è una squadra che si ferma al ciclismo, ma cerca di avere un occhio più alternativo prendendo spunto magari da altri sport”. 

Hanno anche la squadra di pista lunga nel pattinaggio su ghiaccio…

“Anche questo può essere qualcosa che gli dà un diverso punto di vista e una visione più ampia”. 

Ti aspettavi il crollo di Evenepoel nella tappa del Tourmalet? Forse non è ancora pronto per i Grandi Giri. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

“Staremo a vedere. In fin dei conti è stata solo una giornata e può succedere a tutti. E’ sicuramente un segnale a sfavore ma mi sembra affrettato tirare conclusioni. La sua carriera sarà sempre un po’ incompiuta se non punta ad un altro Grande Giro. Spero che con la sua testa e dedizione possa colmare quel gap che gli manca a livello genetico”.

Nella 16esima frazione Kuss ha mostrato i primi segnali di cedimento. E’ sempre in maglia rossa ma con 29” sul danese Jonas Vingegaard e 1’33” sullo sloveno Primoz Roglic. Chi è il tuo favorito?

“Kuss è stato sorpreso, ma ha senso essere pronti con un corridore come Vingegaard con un buon vantaggio. La tattica della Jumbo è perfetta, non si stanno correndo contro ma stanno cercando di avere due corridori pronti in caso di cedimento. Credo che vogliano far vincere la Vuelta a Kuss, che resta il mio favorito. E’ americano e credo sia importante farlo vincere, soprattutto a livello di sponsor e brand. Se fossi io il Team Manager mi farebbe sicuramente comodo al giorno d’oggi. E’ chiaro che se Vingegaard volesse vincerla può farlo, ma bisognerà vedere se la lasceranno a Kuss oppure saranno liberi”. 

Kuss ha l’occasione della vita?

“Sì, probabilmente sì. Anche se andasse in un’altra squadra la questione non cambierebbe anzi, Vingegaard e Roglic li troverebbe come rivali”. 

Pensi possa essere un podio tutto Jumbo o ci potrebbe essere un terzo incomodo, come Ayuso?

“No, ormai credo sia un podio Jumbo. Dovrebbero sbagliare qualcosa e sarebbe quasi un fallimento, a questo punto”. 

Cosa ti aspetti invece dall’Angliru? Con lo Zoncolan in Friuli viene considerata l’ascesa più dura ed estrema d’Europa: 12,4 km con un dislivello di 1261 metri, pendenza media del 9,8% e punte al 24% …

“Credo che possa fare tanto. Se Vingegaard avesse in mente di vincere o guadagnare secondi può farlo. Ho paura che Kuss possa pagare qualcosa in questa tappa, ma decideranno tutto in corsa”. 

L’Italia sta vivendo delle fiammate di Filippo Ganna in questa Vuelta, per il resto ci si vede poco. Qual è il tuo giudizio?

“So bene quanto è dura essere a quei livelli, non c’è nessuno adesso e neanche lo si vede all’orizzonte. Sicuramente ci sarà qualche vittoria nelle varie corse, ma se parliamo della solidità che hanno 4/5 corridori siamo lontani anni luce. Ci vuole anche un po’ di fortuna, come successo alla Slovenia che negli ultimi anni ha trovato due fenomeni come Roglic e Pogacar”. 

Foto: Lapresse

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