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Rugby, Mondiali 2023: Namibia, Romania e Cile “chiudono le porte” a un allargamento del torneo

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Mentre si è concluso il secondo weekend della Rugby World Cup 2023 tra i temi sul tavolo dell’opinione pubblica c’è quello di un possibile allargamento dei Mondiali di rugby a 24 squadre dalle attuali 20. L’ultimo a intervenire è stato Warren Gatland, che ha sottolineato come una Coppa del Mondo più ampia amplierebbe il bacino di questo sport. Ma è davvero così?

Guardiamo ai risultati di queste due prime giornate. Nella pool A la Namibia ha subito un -44 dall’Italia e un -68 dalla Nuova Zelanda; nella pool B la Romania ha perso 82-8 con l’Irlanda e poi 76-0 contro il Sudafrica, mentre nella pool D il Cile ha subito un -30 dal Giappone e un -33 dalle Samoa, non due big team. Certo, ci sono stati gli exploit di Uruguay e Portogallo, ma siamo sicuri che avere nel torneo tre squadre palesemente non in grado di competere a questo livello faccia bene?

Allargare il rugby a nazioni di seconda o terza fascia è sicuramente un compito che World Rugby deve mettere al primo posto, ma forse farlo alla Coppa del Mondo è utopistico e solo un gesto simbolico ma che non serve. Sì, perché si parla di quattro partite ogni quattro anni per nazionali, come appunto Namibia, Romania e Cile, che poi per il resto del tempo si scontrano solo con squadre di livello mediocre. Cosa si può fare, invece, per aumentare e distribuire nel tempo dei test di alto livello per queste squadre?

La risposta più semplice potrebbe riguardare la Rugby World Cup, ma da un altro punto di vista. Oggi, infatti, chi si classifica ai primi tre posti nei gironi conquista automaticamente il diritto a partecipare ai Mondiali successivi. Questo è qualcosa che non accade in nessuno sport. Ecco, se si togliessero i posti garantiti (almeno per chi è arrivato terzo) e si creasse un circuito di qualificazione ai Mondiali più ampio, allora le nazionali di seconda o terza fascia potrebbero sfidare squadre come Italia, Scozia, Argentina o Fiji (le terze quattro anni fa, ndr.) anche nel quadriennio tra un Mondiale e l’altro e non arrivare all’appuntamento clou della palla ovale per subire lezioni pesantissime.

Foto: Adam Pretty – World Rugby/World Rugby via Getty Images

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