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Luciano Spalletti elogia l’eredità di Roberto Mancini, ma la sua Italia sarà diversa? Tra nomi nuovi e novità tattiche

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È iniziata ufficialmente con la presentazione a Coverciano il nuovo corso tecnico della Nazionale di calcio che vede Luciano Spalletti come nuovo commissario tecnico.

Spalletti ha elogiato il lavoro del predecessore Roberto Mancini, che ha portato in bacheca anche la vittoria ad Euro2o20, sottolineando come eredita una buona Nazionale in cui sono stati lanciati molti giovani e scoperti talenti che «possono essere utili».

A livello tattico, il nuovo ct ha chiarito che la difesa a 4 sarà la base e il 4-3-3 sarà il modulo di riferimento, con il 4-2-3-1 con eventuale variazione sul tema qualora si rendesse necessario inserire «un sottopunta».

Pressione e costruzione sono invece le parole d’ordine per quello che riguarda l’identità che Spalletti vorrà dare alla sua Italia, poi «il resto viene di conseguenza».

Il primo obiettivo della formazione azzurra, sarà quindi il controllo e il recupero della palla, una strada in parte abbandonata negli ultimi mesi dell’era Mancini, ma che aveva caratterizzato le prime fasi del ciclo, anche se non in maniera esasperata.

Per quanto concerne gli uomini, l’ex allenatore del Napoli ha confermato alcune intuizioni di Mancini (come Wilfried Gnonto e Mateo Retegui), ma ha attuato una virata netta soprattutto per quanto riguarda la difesa dove sono stati chiamati calciatori che giocano a quattro anche nei club.

In questa ottica si possono leggere le convocazioni di Nicolò Casale (prima chiamata) e Cristiano Biraghi, mentre Spalletti sembra intenzionato a puntare su giocatori marginali con il precedente ct anche in altre zone di campo, come Manuel Locatelli e Mattia Zaccagni, oltre a provare a recuperare in chiave azzurra Nicolò Zaniolo.

Foto: LaPresse

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