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Biathlon, l’Italia femminile cerca nuova linfa. La squadra troverà il proverbiale “terzo violino” oltre a Wierer e Vittozzi?

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Se la squadra italiana femminile di biathlon fosse un bosco, oltre alla “Roverella” Dorothea Wierer e al “Cerro” Lisa Vittozzi, sarebbe caratterizzato da una serie di alberi e alberelli meno appariscenti, ma non per questo privi di dignità. Molti di essi stanno ancora crescendo, nella speranza di svilupparsi senza appassire precocemente. C’è poi un “Abete” sempreverde, le cui motivazioni sono impermeabili al passare delle stagioni. Proprio da qui apriamo l’analisi relativa alle azzurre che si muoveranno alle spalle delle due big.

Risultati alla mano, Federica Sanfilippo ha archiviato il 2021-22 quale numero tre del movimento tricolore. La trentaduenne altoatesina non sarà più quella capace di salire sul podio in Coppa del Mondo nel 2015 o di sfiorare le medaglie ai Mondiali 2017, ma ha deciso di proseguire la propria carriera agonistica per almeno un altro inverno. Se il livello di competitività della poliziotta della Val Ridanna dovesse rivelarsi adeguato, potrà rappresentare un valore aggiunto soprattutto in ottica staffetta, non avendo timore di assumersi responsabilità. D’altronde l’esperienza non le fa difetto e in passato ha già dimostrato di saper dare il massimo proprio nelle prove a squadre.

Tenendo in considerazione la potenziale parabola agonistica, il ruolo di terzo violino in pectore spetta a Samuela Comola. Grazie al duro lavoro atletico e a percentuali d’eccellenza, la ventiquattrenne valdostana ha saputo raggiungere un livello tale da permetterle di avere diritto di cittadinanza in Coppa del Mondo, bagnando il naso a rappresentanti della medesima generazione decisamente più quotate in virtù del loro pedigree giovanile. L’alpina di Champorcher avrà l’obiettivo di proporsi quante più volte possibile in quella zona punti già frequentata occasionalmente a marzo. Se poi dovesse arrivare qualcosa in più, allora tanto meglio. Soprattutto, Comola può rappresentare un punto fermo della staffetta, essendo una delle azzurre più solide al tiro.

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Vedremo quali connotati assumerà la stagione di Michela Carrara, reduce da un inverno molto complesso. Il tallone d’Achille della venticinquenne valdostana è da sempre il poligono, dove le percentuali sono storicamente mediocri. Lo scorso anno, però, anche la competitività sugli sci stretti ha lasciato a desiderare. Ne è conseguita una marcata involuzione, che ha fatto sparire l’atleta dagli schermi radar del massimo circuito. L’obiettivo sarà innanzitutto cercare di recuperare un livello adeguato alla partecipazione in Coppa del Mondo. Il sogno, invece, è di tornare a realizzare gli exploit del 2020-21 quando, seppur in maniera estemporanea, fu persino in grado di far breccia fra le prime 30.

Viene poi il quartetto delle ragazze nate agli albori del XXI secolo. L’età è più o meno la stessa, ma i tratti in comune si fermano qui. Nell’illustrarle verrà pertanto seguito il mero ordine anagrafico. Prima di affrontare l’analisi è però necessaria una doverosa premessa. Nessuna di queste quattro biathlete ha ancora dimostrato di avere i crismi per essere competitiva nel circuito maggiore. Per ognuna di esse, il traguardo primario sarà quindi quello di rivelarsi potenzialmente all’altezza delle gare valevoli per la Sfera di cristallo.

Cominciamo, quindi, da Beatrice Trabucchi. La ventiduenne valdostana è indubbiamente la meno precoce delle quattro, ma toutes proportions gardées è la più progredita nell’ultimo biennio. Ottima tiratrice, ci sono diversi punti in comune con la già citata Comola. Chissà che non possa ricalcarne le orme in tempi brevi.

Non si comprende ancora la dimensione di Hannah Auchentaller, la cui attività agonistica sinora è stata caratterizzata da una serie di alti e bassi. I picchi lasciano intendere vi possa essere un interessante potenziale da sviluppare, cionondimeno è ancora troppo presto per dire quali possano essere i limiti della ventunenne altoatesina.

Discorso differente per la coetanea e conterranea Rebecca Passler, la quale aveva suscitato grandi entusiasmi grazie ai risultati raccolti tra Mondiali junior e Ibu Cup nel marzo 2021, tanto da venire inserita nel gruppo di lavoro delle big in vista dei Giochi olimpici di Pechino 2022. Purtroppo l’impatto con i carichi di lavoro delle “grandi” è stato più violento del previsto, generando una stagione sofferta. La speranza è che, facendo un passo indietro, se ne possano effettuare successivamente due avanti.

Linda Zingerle è invece la più precoce del poker, essendo stata la prima a brillare a livello giovanile pur essendo l’ultima venuta al mondo (classe 2002). La ventenne altoatesina si è distinta per qualche lampo abbagliante, senza però trovare ancora continuità. Nel suo caso, il 2022-23 si annuncia di transizione. L’infortunio patito a una caviglia nel mese di settembre condizionerà inevitabilmente la sua stagione. Andrà seguita con attenzione nel futuro, ma è già chiaro come per lei si rivelerà imperativo progredire in termini di precisione al tiro.

Infine sarebbe ingiusto ignorare Eleonora Fauner, essendo parte integrante del gruppo Milano-Cortina 2026. Lo scorso anno la venticinquenne friulana ha avuto l’opportunità di fare il proprio esordio in Coppa del Mondo, ma il suo habitat naturale sembra essere il circuito cadetto. Non è chiaro quali possano essere i margini di miglioramento di un’atleta non più giovanissima, che ha comunque testimoniato di potersi comportare dignitosamente in ambito internazionale.

Foto: La Presse

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