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Scacchi: Ian Nepomniachtchi, si fa molto dura dopo lo svarione dell’ottava partita. Magnus Carlsen, lotta psicologica per ora vinta

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Un’immagine ha fatto il sostanziale giro del web scacchistico nella giornata di ieri. Si parla, naturalmente, di quella di Ian Nepomniachtchi che guarda in alto, con atteggiamento disperato perché poco prima si è causato un danno che lo ha portato a perdere l’ottava partita del match per il Campionato del Mondo contro Magnus Carlsen. Ora il norvegese è avanti 5-3, e due vittorie consecutive ottenute con il Bianco pesano tanto in ottica futura. C’è un giorno di riposo, ma chissà se per lo sfidante basterà.

Il tema della partita il russo l’ha voluto portare sull’apertura che porta il nome del suo Paese, la Difesa Russa, anche se è ugualmente (o anche più) nota come Petroff, o Petrov che dir si voglia. Il Campione del Mondo ha però subito deviato con 3. d4 rispetto a 3. Cxe5 (la più giocata) della quarta partita. Si tratta del terzo seguito più utilizzato, che sia Nepomniachtchi che Carlsen conoscono, ma che non è la loro arma principale: l’ha dovuta affrontare molte volte Boris Gelfand con il Nero, mentre con il Bianco ne è estimatore Sergey Tiviakov. E lo era anche un personaggio che ha dato molto alla storia degli scacchi, in particolare per i suoi contributi allo sviluppo della Difesa Siciliana, di cui una variante porta il suo nome: Evgeny Sveshnikov.

Nella variante simmetrica dell’attacco moderno, normalmente si gioca 7. O-O, l’arrocco corto. Carlsen, fedele alle sue scelte di questo match, si è invece infilato in una continuazione poco nota, Cd2, che non era sostanzialmente mai comparsa ad alto livello e che vanta in ogni caso ben pochi esempi, la maggior parte dei quali portatori di patta.

Due sono state le mosse a segnare le volontà dei due giocatori, che le hanno poi ammesse (soprattutto il norvegese) in conferenza stampa. 9… h5 ha sostanzialmente sorpreso Carlsen, che ha poi dichiarato di esser rimasto talmente tanto a pensare sulla decima (quaranta minuti) che si è ritrovato il cervello, parole sue, “fritto”. C’erano continuazioni più forti di 10. De1+, ma a quel punto il norvegese voleva la patta. E sulla successiva replica con Rf8 Nepomniachtchi ha affermato che tra coprire lo scacco e giocare la mossa eseguita non c’era una grande differenza per lui. Quel che ha stupito molti commentatori, in verità, è stato l’atteggiamento in alcuni momenti del russo, che ha eseguito determinate mosse quasi senza pensare, in uno spirito diverso da quello delle partite fino alla sesta.

Chiaramente, la mossa chiave è stata 21… b5. Un errore grave, perché con Dd6 avrebbe coperto la posizione nella sua interezza e avrebbe impedito la replica che Carlsen è stato ben attento a valutare, 22. Da3+: uno scacco con attacco doppio nel quale il Nero perde il pedone e non ha nemmeno un buon compenso a livello di posizione. Di lì Nepomniachtchi è semplicemente colato a picco, essendosi reso conto dell’errore fatale commesso, e non ha più contrastato i passi eseguiti dal suo avversario verso un finale vincente.

A questo punto bisogna chiedersi: riuscirà in questo giorno di riposo lo sfidante a rendersi capace di rimettere in ordine la propria mente e trovare delle continuazioni che lo portino a trovarsi in una situazione simile a quella della seconda partita? Sembra difficile, perché la storia dei tornei di Nepomniachtchi insegna che, una volta subita una situazione non particolarmente positiva, è spesso andato a finire in una spirale che non gli ha fatto particolarmente bene. Mai come ora, a questo punto, sarà importante il lavoro del suo staff, dai secondi in giù, per cercare di rimetterlo su una strada che a questo punto è decisiva, perché le maggiori possibilità di recupero può averle senza perdere mai nelle prossime quattro partite vincendone almeno una. Diversamente, non c’è ragione di credere possa sfilare la corona al Campione del Mondo o arrivare quantomeno agli spareggi rapid e blitz.

Nondimeno, esistono solo due casi di rimonte riuscite da due partite indietro. Il primo riguarda Max Euwe: l’eminente olandese, che sarebbe stato poi presidente FIDE dal 1970 al 1978, nel 1935 rimontò contro Alexander Alekhine (tra i grandi di Russia, ma che allora aveva già passaporto francese) uno svantaggio di 3 punti, che si ebbe per due volte all’inizio, per vincere il titolo mondiale sulla distanza delle 30 partite; finì sotto di 2 anche dopo la diciannovesima. Nella seconda situazione si parla di Bobby Fischer: perse la prima di quello che fu chiamato “il Match del Secolo” contro Boris Spassky in malo modo, non si presentò a giocare la seconda che dunque andò al sovietico a forfait, ma lo travolse su tutta la linea dalla terza in poi. Finì in 21 mosse, ma da allora fino a vent’anni dopo dell’americano si seppe poco e niente. E a forfait perse pure il titolo di Campione del Mondo.

Foto: FIDE / Eric Rosen

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