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Nuoto, Europei 2021: pagelle 18 maggio. Quadarella implacabile, Miressi fa sognare, la tattica tradisce Martinenghi

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SIMONA QUADARELLA 9: Sono quattro ori consecutivi in vasca lunga, sette se si considera anche la vasca corta. In Europa la regina del mezzofondo è lei, la nuotatrice romana che undici mesi fa soffriva tremendamente nella sua Roma in un Sette Colli da dimenticare, che anche nei due appuntamenti riccionesi non era uscita proprio soddisfatta e invece oggi sembra sulla strada giusta per andarsi a giocare una medaglia pesante o forse due a Tokyo. Chapeau!

ALESSANDRO MIRESSI 9: In 24 ore tira giù 4 decimi al personale e al record italiano nella gara regina, i 100 stile libero ed entra nella zona dell’eccellenza mondiale con una irruenza impressionante. In semifinale entra in acqua con la voglia di spaccare tutto e infatti spacca tutto. Contenderà l’oro ai due russi e non sarà facile ma in due giorni ha riscritto la storia di una specialità che per l’Italia significa molto nell’ultimo ventennio.

LORENZO ZAZZERI 7.5: Fallisce l’accesso in finale nei 100 stile ma lancia un segnale chiaro proprio nel quarto 100 nuotato in due giorni che gli regala il personale con 48″59. A Tokyo ci vuole essere e da protagonista, nella staffetta e nella gara individuale: non bisogna fermarsi qui.

MANUEL FRIGO 6: La prima medaglia europea non si scorda mai e spesso lascia dietro a sè anche scorie pesanti. Vale meno del 48″9 nuotato in mattinata, anche se in staffetta riesce sempre a mettere qualcosa in più. Piccola delusione ma basta guardare il bronzo del giorno prima per farsela passare e per pensare al futuro.

LEONARDO DEPLANO 5: Fatica tanto, come aveva faticato nella frazione della staffetta ieri mattina. Chiude con un 49″77 insufficiente per lui che può e sa fare molto meglio nei 100 stile.

ARIANNA CASTIGLIONI 7.5: E’ la media tra il 9 della gara del mattino quando c’è da dare il massimo e lei, il massimo, lo dà, scendendo per la prima volta sotto l’1’06” e risultando la migliore delle azzurre, e il 6 della gara del pomeriggio che non le viene benissimo, anche se il tempo, sia chiaro, è di tutto rispetto. Si fa sfuggire via la sorprendente svedese Hansson e va in progressione ma non riesce a ripetersi, visto che il grosso delle energie lo aveva speso poche ore prima.

MARTINA CARRARO 7.5: Va vicino ai suoi migliori ma probabilmente non è quella di Riccione, esplosiva dalla prima all’ultima bracciata. In batteria bene, in semifinale cerca un passaggio pazzesco a 30″92 e alla fine deve raschiare il fondo del barile per portare a casa il primo posto con 1’06″09 che è comunque un gran tempo. Vuole la prima medaglia europea in lunga, che ancora le manca alla collezione ma dovrà lottare duramente per ottenerla.

BENEDETTA PILATO 7: Quando hai abituato tutti, te stessa compresa, a vincere e migliorarti sempre, non si accetta volentieri anche una piccola delusione. Fa segnare il terzo tempo in batteria, eppure è costretta a farsi da parte e questo è il primo banco di prova per la giovanissima ranosta pugliese: con gestirà la delusione di una piccola sconfitta? Lo scopriremo il giorno dei “suoi” 50. Lo ribadiamo: la sua presenza a Tokyo non è in forse.

LISA ANGIOLINI 7.5: In semifinale ci sarebbe entrata anche lei che scende in vasca al debutto a un Europeo e piazza subito il personale abbassandolo di due decimi a 1’07″04. Un’altra ranista di qualità per l’Italia che festeggia l’abbondanza perchè di campionesse è sempre meglio averne…

FEDERICO BURDISSO 7: La batteria e la semifinale dell’azzurro sono più un warm up che una qualificazione. Mette qua e là pezzi di gara stratosferici, guarda in faccia Milak, prova passaggi strabilianti e in entrambe le occasioni si spegne nel finale, chiudendo comunque con tempi più che dignitosi. La domanda è sempre quella. Se la condizione gli permetterà di resistere ad alto livello fino alla fine che può succedere?

GIACOMO CARINI 8: Desaparecido dopo il 2016, scomparso dai radar, spesso deluso e deludente ma mai rassegnato. Il piacentino che non ti aspetti scende in acqua al mattino e torna a nuotare sotto l’1’56” e al pomeriggio stampa il terzo tempo in semifinale, il sesto assoluto e si qualifica per la prima finale continentale. A volte le belle favole esistono e il nuoto italiano ne sa regalare tante.

SILVIA SCALIA 5.5: Discreta al mattino nella batteria dei “suoi” 50 dorso, deludente in semifinale con un tempo nettamente al di sopra dei suoi standard che non le permette di conquistare una finale che poteva essere alla sua portata.

MARGHERITA PANZIERA 7.5: La donna per tutte le stagioni e tutte le staffette stavolta si mette al collo una bella medaglia nuotando una bella ultima frazione della 4×200 mista nella quale era impossibile combattere alla pari con Freya Anderson e bisognava resistere al ritorno della Russia. Nei 50 dorso dimostra di essere in condizione. E’ una gara lontana anni luce dai “suoi” 200 eppure sfiora la finale.

COSTANZA COCCONCELLI 5.5: Non è quella di Riccione, si è capito subito ieri e anche oggi resta sopra di due decimi al crono nuotato in precedenza, quei due decimi che la dividono dal 16mo posto delle batterie che comunque non sarebbe bastato per la semifinale.

CARLOTTA ZOFKOVA 5: Partenza da dimenticare e addio sogni per la dorsista romagnola che ha preso il 50 come semplice riscaldamento in vista dei 100 dove si gioca la seconda presenza olimpica.

STEFANIA PIROZZI 6: Nuota la prima frazione della batteria della 4×200 stile mista contro tutti uomini e limita i danni, pur senza riuscire a restare sotto i 2′.

STEFANO DI COLA 7.5: Una bella fetta della medaglia d’argento della staffetta mista porta la sua firma: 1’46″16 lanciato è un gran bel tempo e anche al mattino ci mette del suo per spingere gli azzurri in finale. Buone notizie per la staffetta maschile di domani.

FILIPPO MEGLI 7: Difficile gareggiare con tutte donne al fianco. Non si danna più di tanto l’anima, scalda i motori, porta la squadra azzurra al primo posto e lascia il testimone a Stefano Ballo al pomeriggio.

STEFANO BALLO 7.5: Anche per lui una ottima frazione nella finale della staffetta 4×200. Resta sotto l’1’47” ancora una volta e tiene il ritmo di Dean che non è certo l’ultimo arrivato. La condizione sembra esserci.

FEDERICA PELLEGRINI 7: Torna sul podio europeo cinque anni dopo l’ultima medaglia conquistata a Londra e appare soddisfatta dell’1’55″66 lanciato che la dovrebbe convincere a presentarsi sui blocchi della gara individuale in programma domani. Sembra di rivedere la scena di Berlino nel finale della sua frazione quando andò a riprendere la svedese e regalò all’Italia un fantastico oro europeo nella 4×200 stile. Stavolta non rimonta fino in fondo ma la crescita rispetto a Riccione è evidente.

SARA GAILLI 7: Sfrontata la giovane duecentista che fa il suo debutto all’Europeo chiudendo con il primo posto in batteria la staffetta e resistendo al ritorno delle avversarie con apparente facilità. Non riesce a scendere sotto i 2′ ma l’atteggiamento sembra quello giusto.

GREGORIO PALTRINIERI N.G.: Non merita insufficienze il campione azzurro che si trasferisce dalle acque libere alla piscina e soffre inevitabilmente nei “suoi” 1500 che diventano un piccolo Calvario. Basta fare un salto indietro di due anni e ricordare il Wellbrock proveniente dalle acque libere che affonda negli 800 in vasca per capire cosa deve avere passato oggi Greg ma il campione tedesco si piega e non si spezza e domani sarà in finale. Il giudizio definitivo arriverà dopo la gara, per ora lasciamolo sospeso.

DOMENICO ACERENZA 7: Anche lui dà l’impressione di soffrire in avvio ma ha 5 km in meno nelle gambe rispetto al compagno di avventure e si vede. Gestisce bene la seconda parte di gara, conquista la finale europea con il terzo tempo e domani proverà a giocarsela per il podio. Chissà…

MARTINA RITA CARAMIGNOLI 5: Cosa sia accaduto da ieri a oggi non si sa. Sta di fatto che non è mai riuscita ad entrare in gara, non ha cambiato passo come invece era stata in grado di fare il giorno prima, ha perso di vista troppo presto la testa della competizione e poi, già a metà strada, non c’erano atlete da andare a riprendere anche in caso di negative split. Bisogna capire se è colpa di una condizione approssimativa o di una giornata nera. Se fosse la seconda allora si può ancora ben sperare per i 1500.

NICOLO’ MARTINENGHI 5.5: La delusione è forte perchè aveva e si era illuso nei primi due turni. Invece arriva un quinto posto che è uno schiaffone forte. però non è tutta da buttare la gara di Martinenghi che dovrà cercare di fare tesoro dei suoi errori tattici. Andare a sfidare Peaty sul suo terreno non è cosa buona e giusta, è un azzardo e un rischio che presenta il conto negli ultimi 30 metri di gara. preso atto che il britannico è il più forte, restano il secondo e il terzo posto del podio e Martinenghi con una tattica accorta sul podio olimpico ci può salire.

ALESSANDRO PINZUTI 6.5: La prima finale europea spesso presenta un conto salato in termini di energie mentali. Pinzuti aveva già speso tanto in batteria e poi in semifinale migliorando il personale e alla fine le energie non sono infinite. Lotta, combatte, soffre e comunque piazza un crono che, sei mesi fa, sarebbe stato preso come strabiliante, è settimo in Europa dove si concentra il meglio del meglio della rana. può essere molto soddisfatto.

ELENA DI LIDDO 6.5: La sufficienza piena la merita. Non era al meglio, non ha preparato questo appuntamento ed era lì, a giocarsela per il podio fino ai 60 metri. Ha tutte le carte in regola per tornare fra le grandi della specialità: la speranza è che la sfortuna non ci metta un’altra volta lo zampino.

ILARIA BIANCHI 6: Disputa la sua quarta finale europea consecutiva. Il Covid ha lasciato segni al momento ancora ben visibili. Fatica a recuperare e alla fine paga dazio in finale con un 58″40 che non può soddisfarla. Ha ancora un mese per farsi trovare pronta al Sette Colli e prendersi quella quarta Olimpiade che merita per spirito di sacrificio e capacità di essere sempre sul pezzo.

SIMONE SABBIONI 7: Per lui è il terzo Europeo consecutivo con finale e la buona notizia è che riesce a migliorarsi a due anni dall’ultimo record personale sui 50 dorso. Il tutto non basta ad evitargli il settimo posto in una finale velocissima, guidata dalla scheggia Kolesnikov che avanza a colpi di record mondiale. I segnali di risalita ci sono e sono importanti perchè di lui c’è bisogno in chiave olimpica per una staffetta mista credibile.

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