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MotoGP, le 5 risposte che dovrà darci il GP d’Europa. Morbidelli è da Mondiale? Mir può imporre la spallata decisiva?

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Signore e signori, siamo ufficialmente nel rush finale del Mondiale MotoGP 2020. Inizia la doppietta di Valencia (con Gran Premio d’Europa e Gran Premio della Comunitat Valenciana) che precede il gran finale di Portimao con il Gran Premio del Portogallo del 22 novembre. Ultime tre gare per una classe regina che deve ancora decidere chi sarà l’erede sul trono del “Cannibale” Marc Marquez. Gli spunti sono numerosi, andiamo ad analizzare i più importanti.

1) Franco Morbidelli è davvero da Mondiale?

Forse nemmeno lo stesso pilota romano se lo poteva immaginare ma, ebbene sì, si trova a sole 25 lunghezze da Joan Mir a tre gare dalla conclusione. Certo, il margine non è certo sottile, ma vista la crescita messa in mostra dal portacolori del team Yamaha Petronas, perchè non crederci? Mancano tre appuntamenti e 75 punti complessivi e, come si è visto in questo incredibile campionato 2020, tutto può accadere. Per l’ex campione del mondo della Moto2, tuttavia, Valencia non si presenta con troppi auspici positivi, dato che nelle ultime annate la M1 ha spesso faticato al Ricardo Tormo. Nella doppietta in arrivo Franco Morbidelli parte con lo stato d’animo ideale, ovvero nulla da perdere. Il distacco è ampio ma non impossibile da recuperare in un Mondiale simile, per cui provarci sarà il minimo!

2) Joan Mir può imporre la spallata decisiva?

Joan Mir è sempre più leader della graduatoria generale, con 137 punti, contro i 123 di Fabio Quartararo ed i 118 di Maverick Vinales. Lo spagnolo classe 1997 è capace di mettere in atto un cambio di marcia ogni volta che scatta dalla griglia di partenza la domenica. Dopo prove libere e qualifiche trascorse a rincorrere i migliori, il maiorchino in gara si trasforma grazie ad una Suzuki GSX-RR che sa sempre gestire nel migliore dei modi gli pneumatici e, soprattutto, ad uscire alla distanza nel corso dei vari Gran Premi. La prima prova di Valencia potrebbe essere l’occasione giusta per allungare ancora nei confronti del duo della Yamaha che, come detto, su questa pista non sempre riesce a dare il proprio meglio.

3) Fabio Quartararo sarà in grado di uscire dalla crisi tecnica?

Il francese è ancora ampiamente in lizza per il titolo ma dal punto di vista tecnico le basi sono davvero sempre meno solide per la casa di Iwata. La M1, sostanzialmente, sembra tornata quella di un anno fa con alti e bassi quasi inspiegabili e un comportamento in gara davvero complicato da leggere. La moto che fino a poche settimane fa sembrava imprendibile, ora è tornata ad accusare problemi atavici, come difficoltà a mandare in temperatura le gomme, fino al comportamento in uscita di curva. Criticità che stanno rendendo il passo in gara nettamente inferiore a quello che si attendeva Quartararo che, sostanzialmente, nelle ultime uscite più che guidare è stato in balia della sua M1. Urge una scossa per “El Diablo”, altrimenti correrà il rischio di perdere un titolo che, invece, era ampiamente alla sua porta.

4) Quale versione di Maverick Vinales vedremo al Ricardo Tormo?

Ormai la domanda per lo spagnolo è proprio questa. Non si capisce più che Vinales c’è da attenderci nel corso del fine settimana di gare. Ormai continua a ripetere come un mantra che lui non pensa al titolo ed è concentrato sul miglioramento della moto, ma trovarsi a 19 punti dalla vetta a tre gare dalla fine ti impone ben altro atteggiamento. La sensazione è che l’ex Suzuki stia provando questo approccio per togliersi di dosso un po’ di pressione e delusione, ma che gli riesca davvero male. Dopo tante uscite contraddistinte da troppi alti e bassi, che Vinales vedremo a Valencia? Nelle ultime annate la pista spagnola gli regalò pochi sorrisi, se sarà così anche domenica, il suo unico pensiero sarà ormai rivolto al 2021, dopo un’altra delusione cocente.

5) La Honda si confermerà in crescita anche a Valencia?

Scordiamoci le cadute di Aragon 2 di Takaaki Nakagami e Alex Marquez e teniamoci il buono di quanto visto al MotorLand. I due piloti del colosso nipponico hanno fatto vedere un moto di nuovo competitiva e che può essere guidata anche da chi non si chiami Marc Marquez. Il giapponese del team LCR aveva impressionato centrando la pole position e partendo poi alla grande in gara (prima di una caduta). Stesso destino di Alex Marquez che, invece, sette giorni prima aveva centrato la seconda piazza d’onore consecutiva. Tanti segnali importanti per la Honda che cercano conferme anche al Ricardo Tormo. Anche senza il Cabronçito, un aspetto davvero fondamentale per la crescita di una moto “per tutti” e non solo per il campione del mondo, ormai uscente.

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Foto: Lapresse

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