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Rugby femminile, Laura Paganini: “Il movimento italiano deve crescere dal basso. Posso migliorare tatticamente”

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Il mediano d’apertura del Cus Milano e dell’Italdonne Laura Paganini racconta in un’intervista esclusiva a OA Sport come sta vivendo questo periodo di stop dello sport a causa dell’emergenza sanitaria. Dove ha studiato tanto, ma si è anche allenata. E ci racconta di sé e di come il rugby femminile deve ancora crescere.

Laura, prima domanda ormai scontata in questo periodo. Come sono andati questi mesi di quarantena, cosa hai fatto? Sei riuscita ad allenarti?

“Allenarmi sicuramente sì, ho fatto quello che ho potuto vista la situazione. Per fortuna ho un giardino dove potermi allenare e avevo una pedana dove ho montato la mia bici. Ho fatto lunghissime pedalate. Poi ho avuto tanto tempo per studiare. Studio biotecnologie e avrei dovuto fare molte ore di laboratorio in questi mesi, ore che ho dovuto fare a distanza. Insomma, gli impegni non sono mancati. Per fortuna per quel che riguarda il virus non ci sono stati problemi tra i miei parenti e amici, quindi tutto bene alla fine”.

Tu sei milanese (di Parabiago, ndr), una città che negli ultimi decenni non è stata proprio rugbistica e dove ci sono tanti sport che hanno più visibilità. Come si avvicina una ragazza di Milano al rugby?

“Mio padre ha giocato per 40 anni a Parabiago, quindi sono cresciuta sul campo, quando c’è stata la prima prova del minirugby io ero già in campo. Mia mamma ha fatto invece ginnastica ritmica, l’opposto, ma si è innamorata del rugby ed è contenta della mia scelta. Molte ragazze che arrivano al rugby è perché hanno fratelli o genitori che giocavano e così si sono avvicinate, ma anche molte arrivano dalle scuole. Il Cus Milano fa un gran lavoro nelle scuole. In questo modo ovviamente si inizia magari un po’ più tardi, ma almeno si inizia”.

Le tue esperienze ovali giovanili ti hanno vista anche giocare in Inghilterra. Come è nata questa opportunità e come è stata l’esperienza?

“Sono stata un anno a Gloucester, un’esperienza di vita che volevo fare. Ho avuto fortuna che mia compagnia Bianca avesse trovato un college che aveva una squadra di rugby e ho fatto la selezione anche io. Ho vissuto un anno, tra i 16 anni e i 17 anni, da sola nel classico college ed è stato bellissimo. Ho avuto la possibilità di vedere cosa significasse essere un’atleta vera, che studia, ma sapendo che la tua vita gira intorno al rugby. Poi il mio college è stato inviato in Giappone in un torneo internazionale e ho potuto giocare contro ragazze neozelandesi e australiane. Qualcosa che non capita proprio tutti i giorni. C’era anche Seb Negri con me in quel periodo”.

Tu sei giovanissima, hai 21 anni e hai esordito lo scorso autunno in Nazionale. Cosa significa arrivare in azzurro?

“Tante cose. Non mi sarei mai aspettata un esordio così, partire titolare a L’Aquila – cioè una città veramente ovale – è stato veramente emozionante e il compimento dei sogni che avevo fin da bambina. E giocare con ragazze che tifavo fino a pochi mesi prima dalle tribune è stata un’emozione incredibile”.

Se dovessi consigliare Laura Paganini a un allenatore cosa gli diresti. Quali sono i punti di forza di Laura e dove, invece, dovrebbe lavorare per farla migliorare?

“Partiamo da dove dovrei lavorare. Fisicamente devo crescere molto, così come devo migliorare dal punto di vista tattico, soprattutto nell’utilizzo del gioco il piede. Sono tre anni che gioco a XV, quindi per noi che arriviamo dal rugby 7s è molto più difficile avere una consapevolezza del gioco tattico. Se penso a una Beatrice Rigoni, è un gran lavoro che devo fare per arrivarci. Ma è qualcosa che arriverà con l’esperienza. Punti di forza, mamma mia… non lo so… diciamo che non mi sento di essere stupida rugbisticamente, credo di avere una buona tecnica di passaggio, su cui però devo continuare a lavorare, sono abbastanza veloce”.

L’Italdonne è vincente e regala tante emozioni e soddisfazioni agli appassionati. Cosa manca, però, per fare ancora un salto di qualità secondo te?

“È qualcosa che deve nascere soprattutto dal basso. Si parla di un movimento che deve crescere, perché è vero che la nazionale ci ha regalato emozioni grandissime, ma è tutto il rugby femminile italiano che deve crescere. Sono sicura che queste vittorie hanno portato più consapevolezza di cosa si è, ma deve aumentare il numero delle giocatrici, solo avendo giocatrici che giocano fin da piccole potrà crescere la qualità della squadra. Servirebbe un campionato di livello, cosa che si sta cercando di costruire, ma per il numero, per la difficoltà di alcune società, è difficile. Serve maggior collaborazione. Non si può pretendere che i nuovi club, che hanno ragazze che arrivano dal 7s, siano al livello delle altre. Servono anni, serve lavoro nelle giovanili. Tutte le squadre stanno lavorando, ma la strada è lunga”.

In questo periodo molti sportivi famosi, dai calciatori al basket, hanno scoperto Instagram e intervistano loro ex compagni di squadra, avversari. Se ti dicessero di intervistare una rugbista, del presente o del passato, e una sportiva in generale, a te chi piacerebbe intervistare?

“Una sportiva in generale, direi Allyson Felix, la fortissima velocista americana. Io ho da sempre seguito l’atletica, uno sport dove devi essere perfezionista e lei è veramente incredibile, ha vinto tantissimo. Poi ha vinto di nuovo pochi mesi dopo la gravidanza nel 2019. Ti dico lei, perché ho avuto una discussione con degli amici che conosco da una vita e loro mi dicevano che l’atletica femminile non è spettacolare. Per me, invece, ogni atleta che rappresenta il massimo livello è spettacolare. E ho consigliato loro di vederla, perché regala veramente emozioni uniche. Delle ragazze del rugby, oddio, non so… probabilmente qualsiasi ragazza della nazionale azzurra perché davvero rappresentano qualcosa di importante. Conoscendole quest’anno ho realizzato quanto lavoro e impegno queste ragazze mettano da anni. È un mondo sconosciuto, di cui si parla poco e si parla poco di noi, la gente non sa i sacrifici che vengono fatti. Sacrifichi il lavoro, lo studio, la famiglia, ma sono personaggi incredibili che sarebbe bello raccontare”.

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Foto: Lorenzo Di Cola – LPS

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