Ciclismo

Parigi-Roubaix 1995: la prima perla di Franco Ballerini

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Nel 1993 Franco Ballerini perse la Parigi-Roubaix quando ormai credeva di averla già vinta. Il fuoriclasse fiorentino era entrato nel velodromo in compagnia dell’allora 39enne francese Gilbert Duclos-Lassalle. I due, che avevano fatto la differenza in precedenza, si giocarono il successo allo sprint. Il futuro commissario tecnico della nazionale italiana era in testa alla competizione fino agli ultimissimi metri. Sul traguardo, tuttavia, il veterano transalpino riuscì a superarlo per un soffio. La delusione fu enorme, ma Franco trasformò quell’eclatante sconfitta nel propulsore che gli permise di vincere non una, ma ben due edizioni della Regina delle Classiche.

Dopo aver colto il terzo posto, all’Inferno del Nord, nel 1994, nel 1995, il campione toscano, riuscì finalmente a vendicare la cocente onta subita due anni prima. In quell’edizione della Regina delle Classiche Ballerini fu a dir poco straripante, nonostante una lussazione alla spalla. Attaccò una prima volta a circa sessanta chilometri dal traguardo in compagnia del fuoriclasse tedesco Olaf Ludwig, giunto ormai al tramonto di una carriera straordinaria che lo aveva visto consacrarsi in tarda età tra i professionisti dopo aver dominato tra i dilettanti ai tempi del blocco sovietico, e dell’italo-britannico Maximilian Sciandri.

Il gruppo comprendente gli altri big riuscì a ricucire, ma Ballerini ripartì poco dopo, in seguito a un cambio di bici, e riacciuffò il compagno Bortolami che era scattato qualche istante prima di lui. La Mapei, il sodalizio del toscano, aveva studiato una tattica perfetta. Più avanti, infatti, c’era Andrea Tafi, anch’egli membro dello squadrone di patron Squinzi, che si era mosso in precedenza. Nel gruppo dei forti, invece, la Mapei aveva Johan Museeuw, il quale proteggeva l’azione dei compagni.

Nel settore di pavé numero sei, Pont-Thibaut, Ballerini rimase solo al comando della Regina delle Classiche. Al traguardo mancavano quaranta chilometri, una distanza importante, ma che non spaventava il fuoriclasse della Mapei. Il fiorentino non perse mai la lucidità e riuscì a tenere a debita distanza i suoi insegutori. Dopo quell’interminabile azione solitaria, Franco entrò nel velodromo di Roubaix e per lui fu l’apoteosi. Avendo oltre un minuto di vantaggio sul primo gruppo alle sue spalle, poté godersi la passerella e dimenticare, finalmente, la sconfitta del 1993.

luca.saugo@oasport.it

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Foto: Lapresse

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