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“Yuzuru Hanyu è l’atleta della settimana negli sport invernali. Il parallelo? Aboliamolo!” ‘Ambesi Winter Corner’



La diciottesima puntata di Ambesi Winter Corner, la rubrica di approfondimento e analisi sulle discipline olimpiche invernali tenuta in collaborazione con la storica voce di Eurosport Massimiliano Ambesi, spazia dalla neve al ghiaccio. Si parla della performance di Yuzuru Hanyu ai Campionati dei quattro continenti, delle polemiche che circondano il gigante parallelo nello sci alpino e degli imminenti Mondiali di biathlon di Anterselva 2020. Il tutto senza dimenticare l’impresa della saltatrice azzurra Lara Malsiner, salita sul podio in Coppa del Mondo.

Massimiliano, cominciamo assegnando la palma di ATLETA DELLA SETTIMANA. Chi è il tuo prescelto?
“Senza ombra di dubbio Yuzuru Hanyu, che, per la prima volta in carriera, si è imposto nei Campionati dei Quattro Continenti completando il “Superslam” del pattinaggio figura. Il fuoriclasse nipponico è diventato il primo pattinatore del settore maschile a vincere su ogni fronte possibile in categoria maggiore e juniores. L’impresa assume contorni epici se si pensa che queste affermazioni sono state spalmate su tre decadi differenti, fatto che vanta il solo precedente della pattinatrice di coppia ucraina, ma di passaporto tedesco, Aljona Savchenko.
Per rendere indelebile il ricordo del successo conquistato a Seoul, Hanyu ha pensato di sfoderare nel programma corto una delle migliori prestazione della storia stabilendo l’ennesimo primato mondiale della ultradecennale carriera. Per l’occasione, ha rispolverato le fedeli note della Ballata n.1 di Chopin realizzando una prova senza alcuna sbavatura, che, alla luce degli standard di giudizio recenti, sarebbe potuta valere anche qualcosa in più dei quasi 112 punti ottenuti. I tre elementi di salto, tutti perfettamente eseguiti, meritavano il massimo grado di esecuzione a disposizione e anche le valutazioni delle varie componenti del programma non hanno spiccato il volo non rispettando fino in fondo quanto emerso in pista. Diciamo che sono mancati all’appello almeno 1,19 punti sul fronte tecnico e altrettanti sulle componenti del programma. In ogni caso, con una prova nuovamente puntuale su ciascun elemento e con la medesima qualità artistica non è escluso che Hanyu possa scollinare oltre quota 114, peraltro il valore reale del programma pattinato in Corea.
In vista dei Campionati mondiali, il grosso del lavoro riguarderà il programma libero, presentato a Seoul in una versione provvisoria. Nello specifico, bisognerà capire quali salti quadrupli verranno inseriti nel lay-out definitivo. Comunque vada a finire, servirà una condizione atletica di primo piano per pattinare al meglio l’impegnativo Seimei 3.0. A tal proposito, il fatto di non doversi adattare in pochi giorni a un nuovo fuso orario, visto e considerato che si gareggerà in Canada, potrebbe rappresentare un vantaggio.
Per il resto, la prestazione di Seoul nel programma libero, al di là di un leggero calo fisico nel finale, è stata condizionata dallo stato del ghiaccio. Come si può evincere osservando attentamente i piedi degli ultimi tre atleti che sono scesi in pista, le zone dove abitualmente si punta per effettuare i salti presentavano buchi di diverse dimensioni, in un caso quasi una voragine. Per chi si trova a eseguire salti quadrupli, il non effettuare uno stacco di qualità per fattori esterni diventa altamente penalizzante perché può generare problemi nel raggiungere la consueta altezza e l’ottimale velocità di rotazione. Stesso dicasi per l’atterraggio.
In questa stagione, è capitato più volte che le condizioni del ghiaccio non fossero a norma. Resta da capire il perché di questa preoccupante deriva. Secondo alcuni, dipenderebbe dal proliferare sempre più massiccio di dispositivi elettronici che, in presenza di folto pubblico, creerebbero scompensi all’abituale situazione ambientale. L’attenta analisi del problema con annessi e connessi toccherà agli esperti del caso, ma urge una soluzione”.

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Fermo restando che Yuzuru Hanyu è stato la stella dei Four Continents, ti chiedo anche due parole sulle altre gare.
Le gare in singolo, uomini o donne non fa differenza, hanno espresso un livello medio decisamente più alto rispetto ai Campionati europei, assai deludenti specie nel settore maschile.
In campo femminile, Rika Kihira ha dominato l’evento da un capo all’altro diventando la prima donna a imporsi in due edizioni consecutive. La diciassettenne giapponese ha confermato di essere l’unica pattinatrice in circolazione in grado di proporsi come alternativa credibile al dominio russo di casa Tutberidze. A Kihira, che ha finalmente recuperato la piena proprietà del triplo lutz, non manca granché per giocarsela alla pari con Alena Kostornaia se non la forza di riuscire a mettere insieme tutti gli elementi quando più conterà. In questo momento, al di là della maggiore consistenza, Kostornaia riesce ad avere quel quid in più in termini di qualità, fermo restando che, qualora Scherbakova e Trusova riuscissero a completare al meglio quanto pianificato, sia Kostornaia che Kihira avrebbero poche chance di lottare per il successo alla luce del regolamento vigente.
Va rimarcato anche il secondo posto della padrona di casa Young You, atleta più giovane di sempre a ottenere un podio nei Campionati dei Quattro Continenti. La coreana deve essere considerata una delle grande rivelazioni della stagione, pronta a effettuare un ulteriore salto di qualità una volta che le percentuali di realizzazione del triplo axel cresceranno.
Nella gara maschile, detto di Hanyu, si è visto un Jason Brown in palla come nei recenti Campionati nazionali. Lo statunitense si è piazzato al posto d’onore precedendo il sedicenne nipponico Yuma Kagiyama, autore di un debutto con il botto in categoria senior.
Sul fronte della danza, Chock/Bates hanno alzato ulteriormente l’asticella bissando il successo dello scorso anno. La coppia statunitense ha fatto la differenza con la danza libera, a tutti gli effetti uno dei programmi più azzeccati della stagione. Per il posto d’onore, i canadesi Gilles/Poirier hanno beffato Hubbell/Donohue penalizzati da un’esecuzione approssimativa dei twizzle della danza libera. Anche in questo caso, il livello della competizione è stato talmente elevato al punto che sono caduti tre primati continentali e numerosi record nazionali.
La gara più debole in termini di qualità è stata quella delle coppie di artistico, che ha visto prevalere le coppie cinesi Sui/Han e Peng/Jin, complice il passaggio a vuoto dei canadesi Moore-Towers/Marinano nei salti in parallelo del programma libero. Sui/Han, apparsi complessivamente sotto tono, hanno comunque stabilito il nuovo primato assoluto di vittorie nei Campionati dei Quattro Continenti attestandosi a quota sei. Peng/Jin, nuovamente non distanti dai più titolati connazionali, si sono, invece, tolti la soddisfazione di ben completare entrambi i salti tripli in parallelo pianificati, fatto per loro senza precedenti”.

Abbandoniamo il ghiaccio e trasferiamoci sulla neve. Parliamo di sci alpino. Alexis Pinturault ha sparato a zero sul parallelo, raccogliendo il consenso di altri atleti. Tu cosa ne pensi?
“Prima di tutto ci tengo a rimarcare come questo tipo di gara non rappresenti necessariamente il nuovo. Nuovo di che e di che cosa? Il parallelo esisteva anche negli anni settanta e se ai tempi è stato accantonato un motivo ci sarà anche stato.
Il parallelo, cosi come è congeniato in questo momento, non sta in piedi e scomodare il buon funzionamento dello stesso format di gara nello snowboard è completamente fuorviante.
A Chamonix è andato in scena uno spettacolo televisivamente con poco appeal e privo di qualsiasi valenza tecnica nonchè agonistica, ma andrei con ordine nell’analizzare la situazione.
La fase di qualificazione e i sedicesimi di finale sono ben congeniati e consentono agli atleti di giocarsi il passaggio del turno alla pari in quanto tutti affrontano almeno una volta la pista blu e la pista rossa. Dagli ottavi di finale in avanti cambiano inspiegabilmente le regole del gioco, si gareggia su sfida secca ed è il sorteggio a decretare quale delle due piste debba essere affrontata da ciascun atleta. La logica imporrebbe, invece, che la scelta spettasse all’atleta che ha fatto segnare il tempo migliore nella fase di qualificazione o nei sedicesimi, fermo restando che ogni turno dovrebbe prevedere la doppia manche. Mi pare evidente come con questo regolamento possa avvenire che la fortuna prevalga sull’abilità, visto e considerato che tue tracciati identici non si troveranno mai.
Ovviamente, la scontata risposta della FIS a fronte di questa elementare osservazione andrebbe a scomodare il rispetto dei tempi televisivi, ma se il problema fosse davvero questo sarebbe sufficiente ammettere alla fase finale sedici atleti anziché trentadue in maniera tale che i qualificati si possano affrontare in ogni turno su sfida doppia.
Per tornare allo scempio di Chamonix, il tracciato blu era chiaramente più performante di quello rosso, caratterizzato dalla presenze di tratti ghiacciati più insidiosi. Nello specifico, la porta sulla stradina della pista rossa è diventata passaggio dopo passaggio inaffrontabile e nessuno ne è venuto fuori senza conseguenze con tanto di cadute rovinose per i meno fortunati. Per fornire un’idea più precisa della situazione, è sufficiente rimarcare come negli ottavi di finale siano stati eliminati tutti gli atleti che hanno affrontato la pista rossa.
Concludendo, le lamentele di Pinturault e di tanti altri atleti non solo sono legittime, ma anche giustificate. Dispiace per quelli che si sono infortunati gravemente interrompendo in anticipo la stagione, ma incidenti di questo tipo possono in ogni caso accadere ovunque”.

Ti sparo a bruciapelo una domanda. Si sente davvero il bisogno del parallelo? Oppure lo si può incenerire senza rimpianti?
“Sfondi una porta aperta. Lo sci alpino non ha bisogno delle gare in parallelo. Che si faccia un calendario con quattro combinate e dieci gare per ciascuna delle altre specialità. Si vuole eliminare anche la combinata? Benissimo, non c’è problema. Si può passare a un calendario con 10 o 11 gare per specialità a seconda della stagione. Mi rendo conto di quanto possa essere complicato trovare località in grado di ospitare una discesa libera e/o un supergigante in quanto esiste un problema di costi e di conformità dei tracciati agli standard di Coppa del Mondo, ma non mi pare che manchino le soluzioni. Non vorrei si dimenticasse che, restando al settore maschile, sono previste già ora ben otto classiche, che diventano nove tenendo presente la settimana dedicata alle cosiddette finali. Lake Louise, Beaver Creek, Val Gardena, Bormio, Wengen, Kitzbuhel, Garmisch e Kivtfjell sono punti fermi e inamovibili del calendario e devono ospitare ogni stagione almeno due gare a testa tra discesa e supergigante. Da lì ad arrivare a 20 o 22 ce ne passa poco, fermo restando che con le finali di Coppa del Mondo si partirebbe già da 18.
Da fuori, mi sembra tutto troppo semplice e mi stupisco che non ci si possa arrivare. Dopo di che mi rendo conto delle ragioni di carattere economico da tenere in considerazione, ma resto convinto che lo spettacolo e le regolarità delle competizioni debbano venire prima di tutto, sicurezza a parte”.

Passiamo all’aspetto agonistico. La lotta per la Sfera di cristallo maschile è più accesa che mai. Kristoffersen e Pinturault fanno un harakiri dopo l’altro e Kilde, zitto zitto, accarezza l’idea di vincere la Coppa. Fra le donne, invece, Brignone può sognare?
“In campo maschile il crocevia fondamentale sarà la tre giorni di Hinterstoder, ma, numeri e proiezioni alla mano, il favorito è diventato Kilde, incredibilmente capace di raccogliere più punti rispetto a Pinturault e Kristoffersen nella due giorni di Chamonix.
Fra le donne, tutto ruota attorno alle scelte di Shiffrin e alla data del suo ritorno in gara. Anche in caso di assenza a Kranjska Gora nel fine settimana, la fuoriclasse statunitense resterebbe la favorita per la conquista della quarta sfera di cristallo consecutiva, ma non potrebbe poi permettersi passaggi a vuoto di alcun tipo. Al momento, non si hanno ancora notizie precise riguardo i suoi piani.
Federica Brignone, che si è portata a 145 punti di distacco, potrebbe provare a raccogliere punti pesanti anche tra i pali stretti con l’obiettivo di rintuzzare l’eventuale ritorno di Petra Vlhova, in questo momento decisamente inferiore nella velocità rispetto alle prime due della classe. Gli infortuni che di fatto hanno posto fine alla stagione di Rebensburg e Goggia dovrebbero liberare punti pesanti, specie nella velocità, fatto che sulla carta avvantaggerà Brignone e Shiffrin.
In ogni caso, la tavola è ben apparecchiata affinchè Brignone migliori il primato italiano di punti, forse non solo quello del settore femminile. Il record appartiene ad Alberto Tomba che arrivò a 1362 nell’ormai lontano 1992. L’obiettivo immediato resta però quello della doppia cifra di podi, raggiunta tra le donne dalla sola Sofia Goggia tre anni or sono quando sfiorò i 1200 punti”.

Archiviata questa parentesi, passiamo al premio di “AZZURRO DELLA SETTIMANA”. Chi scegli?
“Questa volta tocca per acclamazione alla saltatrice Lara Malsiner, che, con il terzo posto ottenuto a Hinzenbach, ha riportato il salto azzurro sul podio di una gara di Coppa del Mondo.
Il risultato è stato oltremodo significativo in primis perché il bilancio italiano era stato piuttosto asfittico negli ultimi tempi e, in secondo luogo, per tutta la storia di contorno.
A distanza di poco più di tre anni, la diciannovenne altoatesina è, infatti, riuscita a seguire le orme della sorella maggiore Manuela, ultima saltatrice italiana a salire sul podio in Coppa del Mondo nell’ormai lontano gennaio del 2017.
Inoltre, nella località austriaca che ha ospitato l’ultima tappa del circuito, le sorelle Malsiner hanno stabilito un primato per il salto femminile in quanto nei salti di qualificazione, oltre alle ormai “navigate” Lara e Manuela, si è presentata in stanga di partenza anche la diciassettenne Jessica, al debutto assoluto. Per trovare un precedente con tre fratelli o sorelle al via della stessa gara di Coppa del Mondo di salto, è necessario scomodare la famiglia Prevc, che si è spinta anche oltre entrando in blocco in zona punti.
Nel panorama degli sport invernali, il caso più significativo riguarda, invece, il freestyle, specialità gobbe, che in un’occasione ha visto sul podio le tre sorelle Dufour-Lapointe, Maxime, Chloè e Justine. Peraltro, proprio nel fine settimana, dopo oltre due anni di digiuno Justine è tornata a vincere in Coppa del Mondo.
Il terzo posto ottenuto a Hinzenbach da Lara Malsiner non è stato frutto della dea bendata. Fin dai primi salti di allenamento, è emerso un feeling con il trampolino austriaco che l’ha portata ad avvicinare progressivamente le migliori. Dire che il podio fosse prevedibile alla vigilia sarebbe esagerato, ma, dopo la gara di sabato, la speranza di riuscire a entrare tra le prime cinque, ottenendo di conseguenza il migliore piazzamento in Coppa del Mondo, era concreta.
Analizzando la situazione, il distacco minimo dalle atlete di vertice fa ben sperare in vista dei prossimi appuntamenti, anche se l’imminente fine settimana senza gara non capita al momento giusto”.

Guardiamo ora al biathlon, perché domani cominceranno i Mondiali di Anterselva 2020. Quali sono i tuoi pensieri sull’appuntamento?
“Parto dal presupposto che della polemica innescata dalle parole di Vittozzi della scorsa settimana mi interessa meno di zero. Probabilmente, si poteva scegliere un momento diverso per esprimere il proprio disappunto, ma alla fine le parole in un senso o nell’altro valgono poco perché contano solo i risultati.
Proprio in tal senso, non ci si può nascondere dietro a un dito. Il ripetere la marcia quasi trionfale della passata rassegna iridata deve essere per forza di cose l’obiettivo. Affrontare un Campionato mondiale in casa con due atlete di elevato profilo all’apice della carriera e, si presume, al top della forma non capita tutti i giorni. Quindi, l’obiettivo di partenza per il settore femminile deve essere quello di salire sul podio in tutte le gare. Wierer e Vittozzi hanno testa e motore per provare a mettersi al collo una medaglia a ogni uscita. Entrambe vantano egregi risultati ad Anterselva, hanno sempre gradito gareggiare in quota e hanno dimostrato di saper preparare al meglio gli appuntamenti che contano. Chiaramente, esistono anche le avversarie e di scontato non c’è nulla nella vita e soprattutto nel biathlon.
In campo maschile, Lukas Hofer e Dominik Windisch, biathleti cresciuti agonisticamente sulle nevi di Anterselva, non sono nuovi a exploit quando la posta in palio si fa importante. Non partiranno con i favori del pronostico, ma, in caso di percentuali elevate al poligono, si troverebbero in possesso di tutte le caratteristiche necessarie per giocarsi qualcosa di importante.
Sul fronte delle staffette, le due miste non possono che partire con l’obiettivo di salire sul podio, che, in caso di scelte strategiche corrette, potrebbe essere alla portata anche per il settore femminile. Per il resto, è inutile dilungarsi ulteriormente in quanto in questi giorni non si parla di altro e ci sarebbe ben poco da aggiungere se non il fatto che avrei dato una chance al piccolo, ma per tanti versi già grande, Tommaso Giacomel selezionandolo per i Mondiali. Lui e Didier Bionaz rappresentano comunque il futuro immediato”.

Ultima domanda. Qual è stata a tuo avviso L’IMPRESA DELLA SETTIMANA?
“Mi piace pensare al percorso del saltatore tedesco Stephan Leyhe, che ha smentito il brocardo nemo propheta in patria conquistando il primo successo della carriera in Coppa del Mondo proprio nella gara di casa di Willingen, località dove è nato e ha mosso i primi passi. Ci sono volute 139 presenze, qualificazioni non superate comprese, per sfatare il tabu del successo.
Il ventottenne Leyhe è stato autore di una crescita esponenziale nelle ultime quattro settimane in cui il peggiore risultato archiviato è stato un quinto posto. La gara di Willingen rappresentava però la prova del nove un po’ per i risvolti emozionali legati al tornare a casa, ma soprattutto perché in passato era sempre risultata indigesta con un sedicesimo posto quale migliore risultato.
Nei quattro salti effettuati da allenamento, qualificazione e gara, non è mai stato peggio di secondo e ha avuto il merito di non patire in alcun modo condizioni meteo al limite dell’impraticabilità dimostrandosi superiore a tutto e a tutti.
In questo periodo Leyhe è l’atleta più efficace in fase di stacco perché è quello che esce più alto dal dente riuscendo però a mantenere la velocità fondamentale per gestire al meglio la fase di volo. In sostanza, è come se avesse preso il testimone dai vari Kubacki e Geiger, atleti con caratteristiche tecniche speculari. Con questo stato di forma, potrebbe provare a difendersi anche nelle imminenti gare di volo di Bad Mittendorf, storicamente non il contesto per lui più favorevole, per poi provare ad aumentare il bottino di podi a Rasnov in Romania, dove si gareggerà su un trampolino di ridotte dimensioni. Ormai prossimo al primato personale di punti ottenuti in una singola stagione, Leyhe  è in piena lotta per concludere la classifica generale di Coppa del Mondo al quinto posto, ma anche un più banale piazzamento finale nelle prime dieci posizioni rappresenterebbe un’assoluta novità”.

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paone_francesco[at]yahoo.it

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Foto: Massimiliano Ambesi

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