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Ciclismo, Mondiali 2019: la presentazione della gara in linea U23. Italia con due squadre in una, Philipsen uomo da battere

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Oggi si terrà la prova in linea dedicata agli U23 ai Mondiali di ciclismo su strada dello Yorkshire. L’Italia punta all’oro, forte di una delle migliori formazioni al via. La selezione azzurra, oltretutto, può essere divisa in due parti. Da un lato c’è il campione d’Europa Alberto Dainese, sprinter più forte di categoria e prima punta del Bel Paese in caso di corsa blanda, con il suo treno composto da Gregorio Ferri e Alexander Konychev. Dall’altro, invece, ci sono tre corridori adatti a una gara selettiva come quella vista tra gli juniores. Parliamo di Samuele Battistella, quest’anno vincitore del Giro del Belvedere, di Giovanni Aleotti, 1° al Trofeo Edil C e 2° al Tour de l’Avenir nel 2019, e di Alessandro Covi, 4° all’ultimo Giro d’Italia U23.

La Nazionale che più spaventa è senz’altro il Belgio, che può fare affidamento su due professionisti di ottimo livello come Jasper Philipsen e Stan Dewulf. Il primo è il corridore più veloce al via insieme a Dainese, il secondo, invece, oltre a essere a sua volta molto rapido, è la punta ideale in caso di corsa dura, dato che è anche molto forte sugli strappi. Oltretutto, la pioggia lo esalta. Lo ricordiamo, ad esempio, dominare la Roubaix U23 nel 2018 in una giornata da tregenda.

Ha deluso le aspettative nella cronometro, ma il leader della Svizzera Stefan Bissegger, su questo percorso, non può che essere in prima fila, date le sue grandi doti di all-arounder. Bissegger quest’anno ha vinto una volata di gruppo al Tour de l’Ain, ma è anche giunto 2° alla Corsa della Pace. Inoltre, al Tour de l’Avenir si è messo tutti dietro su un arrivo simile a quello odierno. La selezione elvetica, oltretutto, schiera anche un altro elemento interessante come Johan Jacobs, 2° quest’anno alla Roubaix U23. Jacobs viene dal ciclocross e come abbiamo detto più volte, questo circuito strizza l’occhio ai crossisti (si veda anche la prestazione di Magnus Sheffield tra gli juniores, dato che anch’egli è cresciuto tra il fango), visto che prevede continui rilanci e cambi di ritmo.

Viene dal ciclocross anche Tom Pidcock, leader del Regno Unito, e ha uno storico, nella disciplina, da far invidia a tutti quelli che non si chiamano Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Toon Aerts o Eli Iserbyt. Fosse arrivato al Mondiale al top della forma sarebbe, probabilmente, il favorito numero uno, ma al Tour de l’Avenir è stato vittima di una brutta caduta che lo ha costretto al ritiro, e, ora, non si sa in che condizioni sia. Peraltro i padroni di casa possono vantare, nella loro faretra, diverse altre frecce interessanti, come il velocissimo Matthew Walls, vincitore di una tappa al Giro U23 quest’anno, lo sprinter resistente Jake Stewart, in carriera sul podio al Trofeo Piva, al Fiandre U23 e alla Gand-Wevelgem U23, e il rapido puncheur Fred Wright, il quale, nel 2019, ha conquistato una frazione sia al Giro U23 che al Tour de l’Avenir.

Un’altra selezione validissima è quella danese. Per un arrivo abbastanza numeroso c’è il vincitore dell’ultimo Giro delle Fiandre U23 Andreas Stokbro Nielsen. In caso di corsa dura, invece, spazio ad Andreas Kron, corridore da percorsi vallonati che a giugno arrivò 5° al Giro del Belgio. Senza dimenticare, ovviamente, le eventuali stoccate che possono dare passisti eccezionali come il tre volte vincitore della cronometro iridata U23 Mikkel Bjerg e Morten Hulgaard. Al contrario, i cugini della Norvegia hanno una selezione molto forte, ma monodimensionale, la quale per vincere ha bisogno di interpretare la corsa come hanno fatto gli Stati Uniti nella corsa juniores. Il più indicato per il ruolo di “Quinn Simmons” è chiaramente il vincitore del Tour de l’Avenir Tobias Foss, ma occhio anche al fortissimo Torjus Sleen.

Ricchi di punte sono i Paesi Bassi. Per lo sprint ci sono sia Nills Eekhoff, leader designato, che l’ottimo Marijn Van den Berg. Ide Schelling e Pascal Eenkhoorn, invece, proveranno a movimentare la corsa. Chi ha bisogno, per certo, di gara dura è la Germania, la quale, in tal caso, può dare il via libera a due punte del calibro di Jonas Rutsch, vincitore della Gand-Wevelgem U23 2019, e Georg Zimmerman, conquistatore, in primavera, della Coppa della Pace e del Trofeo Piva. Discorso simile anche per gli Stati Uniti, i quali hanno le loro carte migliori in Brandon McNulty, dominatore del Giro di Sicilia, Kevin Vermaerke, vincitore della Liegi U23, e Matteo Jorgenson, 4° alla Ronde de l’Isard e maglia verde al Tour de l’Avenir.

Uno dei corridori più temibili lo ha l’Australia, parliamo di quel Kaden Groves capace di vincere volate di gruppo e di piazzarsi nei dieci alla Liegi U23. La Francia, invece, non ha un vero e proprio capitano, ma diversi corridori interessanti, come il crossista Eddy Fine, il puncheur Matis Louvel e Mathieu Burgaudeau della Total Direct Energy. Abbastanza incomprensibile la Spagna, che schiera una formazione composta per tre quarti da scalatori quali Carmelo Urbano, trionfatore della Vuelta al Bidasoa, Roger Adria Oliveras, e Inigo Elosegui Momene. L’unica eccezione è lo sprinter della Lizarte Francisco Galvan Fernandez.

Impossibile sottovalutare l’Ungheria su questo circuito. Attila Valter, vincitore di una tappa al Tour de l’Avenir e tra i corridori col maggior numero di piazzamenti di rilievo in corse UCI in stagione, e Barnabas Peak, trionfatore in una frazione del Tour de Romandie, stanno facendo la storia del ciclismo magiaro tra gli U23 e, nonostante vengano da una nazione che ha scoperto il ciclismo da poco, sono già tra i migliori atleti di categoria. Un altro corridore molto adatto a questo Mondiale è Ziga Jerman, sprinter e leader della Slovenia, il quale si impose nella Gand-Wevelgem U23 nel 2018.

Sarà curioso, inoltre, vedere cosa faranno due pro di altissimo profilo come il colombiano Sergio Higuita e il finlandese Jaakko Hanninen. Il primo, benché sia uno scalatore, potrebbe essere competitivo anche allo sprint, visto che il finale tira all’insù e lui ha uno spunto veloce incredibile. Il secondo, bronzo l’anno scorso, invece, per vincere, deve arrivare da solo. In caso di corsa veramente dura l’ipotesi è anche verosimile. Un discorso simile può essere fatto anche per il leader del Lussemburgo Kevin Geniets, anch’egli tornato tra gli U23 in occasione del Mondiali. Lui, però, non ha il talento di Hanninen, per cui sarà veramente difficile vederlo vincere.

Gli U23, ad ogni modo, sono la categoria più globale che ci sia e, allora, occhio a quasi tutti i capitani delle Nazionali meno quotate. Il Giappone schiera Masahiro Ishigami, il quale sfiorò la vittoria nella tappa regina della Vuelta al Bidasoa. L’Eritrea ha un leader come Biniyam Ghirmay, capace di battere Greipel e Manzin in volata, ma, allo stesso tempo, di arrivare coi primi in salita al Tour de l’Avenir. Estonia e Repubblica Ceca possono contare rispettivamente sui rapidi Karl Patrick Lauk e Petr Kelemen, la Nuova Zelanda ha James Fouche del Team Wiggins, campione nazionale in linea e a crono tra gli elite, il Portogallo è capeggiato da Joao Almeida, sul podio al Giro U23 2018, la Cina ha Lyu Xianjing, che di recente ha battuto ottimi prospetti come Kevin Rivera dell’Androni e José Fernandes Neves al Tour of China II. Il Sudafrica vanta un corridore forte in salita e veloce come Marc Pritzen, nel 2019 maglia gialla al Tour of Good Hope, la Polonia ha lo sprinter della CCC Szymon Sajnok, il Canada, invece, ha nella faretra due frecce come Pier-Andre Cote e Nickolas Zukowsky, che nelle corse del calendario nordamericano sono stati tra i migliori del 2019.

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Foto: Twitter Avenir

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