Formula 1

F1, Mondiale 2019: Ferrari, le radici della crisi. Tutto ciò che non funziona a Maranello

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Con il Gran Premio di Ungheria, e la sontuosa vittoria di Lewis Hamilton, si è conclusa la prima parte del Mondiale 2019 di Formula Uno. Le prime 12 gare del campionato sono ormai andate in archivio ed è quindi tempo di vacanze agostane. Il bilancio complessivo parla di 10 successi per le Mercedes (8 di Lewis Hamilton e 2 di Valtteri Bottas) più altri 2 per la Red Bull (sempre con Max Verstappen). A quota zero, ed è uno zero pesantissimo, la Ferrari. La scuderia di Maranello, che aveva iniziato l’annata con il vento in poppa, ha poi deluso ampiamente, sotto tutti i punti di vista. Non si può parlare di Caporetto, ma non ci siamo nemmeno troppo lontani. Sebastian Vettel e Charles Leclerc si presentano al break estivo senza successi e con tanti punti di domanda, soprattutto riguardo al futuro. Ripensando ai test invernali di Barcellona tutto è stato mandato all’aria. Il team che doveva dominare è svanito, vaporizzato, sin dalla prima gara di Melbourne e non si è più ritrovato. I motivi? Tanti. Le spiegazioni? Inevitabili. Andiamo ad analizzare, quindi, la situazione in casa Ferrari.

  • LA VETTURA

La SF90. Un gioiello vero e proprio nella prima settimana dei test di Barcellona. Poi, appena è iniziata la seconda tranche delle prove invernali, è crollata anche a livello di affidabilità con una fragilità che è costata a caro prezzo, contro rivali che, invece, procedono come carri armati. La monoposto con la vernice rossa opaca, è divenuta opaca anche di suo, mettendo in mostra difetti notevoli che il team emiliano non riesce a risolvere. Si potrebbe iniziare dall’aerodinamica. Un aspetto dai due volti. Sulla parte anteriore, per esempio, la vettura tinta di rosso è eccellente e infatti in rettilineo è quasi imbattibile. Sul carico verticale, invece, paga dazio in maniera clamorosa nei confronti di Mercedes e, ora, anche di Red Bull. In curva, soprattutto in quelle più lente, la monoposto con il Cavallino Rampante soffre enormemente di sottosterzo e, letteralmente, non gira. Rispetto alle W10, infatti, paga spesso anche 10kmh di differenza. I casi più eclatanti sono stati i T3 di Barcellona e Budapest. Settori di circa 20 secondi nei quali Vettel e Leclerc accusavano quasi un secondo di distacco. Un fardello clamoroso. Come se non bastasse, poi, la SF90 va in sofferenza con il carico di benzina. Lo si vide ad inizio anno a Baku ed in numerose altre occasioni. Da metà gara in poi le cose migliorano ma, troppo spesso, i due piloti hanno dovuto correre in difesa nelle prime fasi di gara.

  • LE GOMME

Se la monoposto di Maranello ha evidenti difficoltà, anche il comportamento delle gomme fa acqua da tutte le parti. Fino ad un anno fa la SF71H dominava la scena con le mescole più morbide, quantomeno. Dal 2019, invece, Red Bull e Mercedes hanno scavato un gap ampio sotto questo punto di vista, specialmente a livello di durata. Con le mescole hard e medie non c’è storia, mentre le soft sono usate talmente di rado ormai che non incidono quasi più. Troppo spesso Vettel e Leclerc hanno dovuto correre in difesa con pneumatici che degradavano in fretta. Problemi di graining si sono visti in alcuni casi, blistering mai, ma nel complesso non abbiamo mai avuto la sensazione che le SF90 facessero andare al meglio un tipo di copertura. Le nuove gomme, fatte quasi su misura per le caratteristiche delle Mercedes, non piacciono alle Rosse che impiegano troppo tempo per mandarle nel giusto range di utilizzo. Anzi, tale finestra è talmente ristretta (ma le Frecce d’argento la trovano con facilità) che sovente non viene nemmeno avvicinata.

  • BOX E STRATEGIE

Sotto queste due caselle, solitamente, in casa Ferrari non si sono vissuti troppi momenti brillanti nelle ultime stagioni. Anche quest’anno, purtroppo, la situazione non è migliorata, anzi. Settimanalmente vengono messi in scena pit-stop sbagliati che costano secondi preziosi a piloti che ne avrebbero disperato bisogno con errori grossolani che se ti chiami Ferrari non puoi permetterti. Inoltre, come se non bastasse, anche le strategie si sono spesso dimostrate fallimentari. Il caso più clamoroso fu la Q1 di Leclerc a Monaco, con il pilota classe 1997 che, per l’ennesima volta, vedeva il proprio lavoro rovinato dal suo muretto box. In pochissimi casi le decisioni prese sono state azzeccate mentre troppo spesso, come in Austria, i piani sono stati smentiti dalla pista.

  • LA LEADERSHIP

Anche in questo caso è inutile girare attorno al problema: dopo la morte di Sergio Marchionne (luglio 2018) a Maranello si è un po’ persa la bussola. Tutti i poteri, manageriali e tecnici, sono finiti nelle mani di un solo uomo, Mattia Binotto, che non può certo sdoppiarsi e fare i miracoli. A livello politico il team con il Cavallino Rampante ha ampiamente perso il peso di un tempo (il caso di Vettel a Montreal è stato eclatante) e, contemporaneamente, sembra avere smarrito anche la giusta rotta e la cattiveria per puntare in alto. La Mercedes vince a mani basse da 6 anni, ma è sempre pronta ad alzare l’asticella. La Ferrari, invece, sembra sempre troppo passiva e poco innovativa. Mentre gli altri riescono a progredire, in Emilia succede raramente. Gli ultimi campionati, poi, vedevano partire bene le annate, per poi crollare dal ritorno in pista in Belgio con una monoposto che non migliorava più. Figuriamoci quest’anno che già l’avvio è stato deficitario.

Questi, ad ampie spanne, sono i maggiori problemi per quanto riguarda la Ferrari del 2019. Un grandissimo sogno, una illusione, che è svanita sin dalla prima gara australiana. Da quel momento sono arrivate solamente delusioni, come il ko di Leclerc in Bahrein quando aveva già la vittoria in casa o la penalizzazione di Vettel in Canada quando era primo, solo per citare i più importanti. Tutto sembra portare verso un’annata completamente negativa, con Spa e Monza come uniche due reali chance di vittoria. In caso di mancato successo anche in quelle occasioni la parola fallimento sarà inevitabile, contando che anche nel 2020 la musica difficilmente cambierà e, quindi, bisognerà attendere la rivoluzione tecnica del 2021. 

 

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alessandro.passanti@oasport.it

Twitter: @AlePasso

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