Ciclismo

Giro d’Italia 2019, la vittoria di squadra di Ackermann e della Bora-hansgrohe. Viviani e la ruota sbagliata

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La squadra nel ciclismo conta molto e la dimostrazione è arrivata oggi dalla Bora-hansgrohe nella seconda tappa del Giro d’Italia 2019. Spesso nella mente degli appassionati resta impresso solo il nome del vincitore, ma come accaduto nella frazione odierna, anche i gregari hanno un ruolo fondamentale, così come la sinergia del team, con le tattiche diramate dallo staff tecnico.

Il successo di Pascal Ackermann è stato infatti frutto di un lavoro di squadra perfetto, che è stato portato avanti per tutta la corsa. La formazione tedesca è stata tra le più attive sin dalla partenza, mettendo i propri corridori a tirare per tenere sotto controllo il gap della fuga, che come si è poi visto nel finale, sarebbe potuta anche andare in porto con qualche minuto in più di margine. Nel tratto successivo al San Baronto la Bora-hansgrohe ha fatto un vero e proprio forcing in testa al gruppo, alzando moltissimo l’andatura. Questo cambio di ritmo ha messo in difficoltà diversi corridori, scombinando i piani delle altre squadre dei velocisti, che hanno perso vagoni per il proprio treno. Inoltre questa azione è stata anche decisiva per riprendere i fuggitivi.

Negli ultimi chilometri il team tedesco è rimasto poi sempre compatto attorno al proprio capitano, pilotandolo al meglio verso la volata. In questo modo Ackermann non ha sprecato mai energie e si è presentato al top allo sprint finale, in cui ha fatto valere la sua grande classe per finalizzare il lavoro dei compagni e conquistare la vittoria.La squadra invece oggi è mancata nel momento chiave a Elia Viviani. Infatti questa volta la Deceuninck-Quick Step non è riuscita a impostare il proprio treno, che invece ha fatto più volte la differenza nelle vittorie del veronese. La formazione belga si è disunita nel finale e sono rimasti pochi compagni al fianco di Viviani in prossimità dello sprint.

Il campione italiano ha poi battezzato la ruota sbaglia in voltata, seguendo Fernando Gaviria. Una decisione presa evidentemente a prirori, visto che alla vigilia il colombiano poteva essere il rivale più temibile. In corsa però le cose sono andate diversamente, con Gaviria che non ha avuto lo spunto giusto ed è rimasto dietro a Caleb Ewan. Quando Viviani si è accorto di Ackermann, gli è balzato subito sulla ruota, ma era ormai troppo tardi. Infatti il tedesco arrivava a doppia velocità da dietro, mentre il verone è stato costretto a cambiare direzione e buttarsi sull’esterno per tentare la rimonta, che era però orami impossibile. Viviani avrà modo di rifarsi già domani, con una volata sulla carta scontata, ma in cui le squadre saranno ancora fondamentali.

 

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alessandro.farina@oasport.it

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Foto: Valerio Origo

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