Boxe

Boxe: chi è Tyson Fury, l’uomo che vuole tornare a ruggire ponendo fine al dominio di Wilder nei pesi massimi

Pubblicato

il

CLICCA QUI PER LA DIRETTA LIVE DI FURY-WILDER

Ha trent’anni, è tornato dopo qualche problema di troppo con la cocaina e adesso, dopo esser già stato possessore delle cinture WBA, WBO, IBF e IBO dei pesi massimi, vuole andarsi a prendere anche il titolo delle WBC. Stiamo parlando di Tyson Fury.

Nato a Manchester il 12 agosto 1988, prematuro di ben tre mesi, Fury porta un nome che non è casuale: i genitori gliel’hanno dato in onore di Mike Tyson, che in quegli anni dominava in lungo e in largo sul ring. E’ figlio di John “Gipsy” Fury, ex pugile, e cugino di Andy Lee, ex campione WBO dei mediomassimi. E’ particolarmente legato alla religione cristiana, di cui è praticante.

Dal momento che le sue origini sono anche irlandesi, da dilettante Fury rappresenta anche l’Irlanda, oltre alla Gran Bretagna. Per entrambi i Paesi prova a qualificarsi per le Olimpiadi di Pechino 2008, senza riuscirci: una delle ragioni del suo passaggio al professionismo risiede proprio in questo fallimento, perché non sapeva se nel 2012 avrebbe avuto un’altra occasione. Il suo record da dilettante è di 31 vittorie (di cui 26 per KO) e 4 sconfitte.

Il suo debutto da professionista avviene al National Ice Centre di Nottingham contro l’ungherese Bela Gyongyosi: è un successo per KO alla prima ripresa. Nel 2009 combatte per otto volte, uscendo anche dalla Gran Bretagna per combattere a Dublino contro il ceco Tomas Mrazek, battuto ai punti. Due settimane prima di questo combattimento, si laurea campione inglese dei pesi massimi contro John McDermott, allargando poi il proprio dominio al Commonwealth nel 2011, con un successo per decisione unanime dei giudici contro Dereck Chisora.

Di pari passo con le sue conquiste sul ring (titolo irlandese contro Martin Rogan, cintura intercontinentale WBO contro l’americano Vinny Maddalone), cominciano ad arrivare anche gli ingaggi importanti: nel 2013 è al Madison Square Garden contro il pugile di Philadelphia Steve Cunningham (sconfitto per KO, una delle rare volte in cui ci è riuscito da professionista, dal momento che di solito prevale per KOT), non prima di aver rilasciato una discutibile dichiarazione sui suoi due colleghi David Price (colui che lo sconfisse per rappresentare la Gran Bretagna a Pechino 2008) e Tony Bellew (ex campione dei mediomassimi, di recente apparso nel film Creed – Nato per combattere), definendoli “gay lovers“, come a voler insinuare in questo un male che non c’è.

Il 2015 sarebbe il suo grande anno: batte di nuovo Dereck Chisora per i titoli europeo, WBO International e britannico (vacante) dei massimi, mette in palio e mantiene quello WBO International contro il rumeno-tedesco Christian Hammer e infine, all’allora Esprit Arena (oggi Merkur-Spiel Arena) di Dusseldorf, sconfigge per decisione unanime l’uomo che ha fatto grande l’Ucraina pugilistica, Wladimir Klitschko, unificando in un sol colpo i titoli WBA, WBO, IBF e IBO.

I problemi, per Fury, cominciano poco dopo la sfida contro Klitschko: una clausola del contratto che prevede un match di rivincita impedisce al pugile britannico di combattere contro lo sfidante designato dall’IBF Vyacheslav Glazov, e per questo il suo regno IBF dura dieci giorni. Inoltre, si fa notare per dichiarazioni al veleno contro la comunità LGBT e non solo, che provocano una tale quantità di critiche da costringerlo a fare marcia indietro. Il peggio, però, deve ancora venire: a metà 2016 viene comunicata la sua positività (e quella del cugino Hughie) a un test antidoping di sedici mesi prima. Pochi mesi più tardi viene fuori la verità: Fury ha grossi problemi con la cocaina, tant’è vero che per andare a disintossicarsi decide di rendere vacanti i titoli che ancora detiene. La federazione britannica, inevitabilmente, gli toglie la licenza per salire sul ring.

Dopo un lungo e complesso procedimento di fronte all’UKAD (United Kingdom Anti-Doping), l’inizio della sua squalifica biennale viene retrodatato al dicembre 2015, il che gli consente di tornare a combattere nel 2018. Prima di salire sul ring contro Wilder, Fury ha combattuto contro l’albanese Sefer Seferi e poi contro il nostro Francesco Pianeta, anch’egli sfidante in passato di Wladimir Klitschko. Durante tutto questo tempo, l’uomo di Manchester non ha mai perso tra i professionisti: l’assalto alla cintura WBC è una ragione più che valida per mantenere immacolato un record che dice 27-0 (19 vittorie prima del limite, 8 per decisione dei giudici).





Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Exit mobile version