Nuoto

Nuoto: Federica Pellegrini, una fuoriclasse immortale. Meglio però abbandonare definitivamente le acque con l’oro al collo?

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Le meritate vacanze sono finalmente giunte e provando ad essere lontana da occhi indiscreti Federica Pellegrini prova a vivere momenti di relax, reduce da una stagione che trionfale è dire poco: vincere due ori iridati nei 200 stile libero, in vasca corta e lunga, battendo nella finale di Budapest (Ungheria) l’alieno Katie Ledecky non sono certo cose che capitano tutti i giorni. 

Chi era sugli spalti della Duna Arena o davanti ai televisori ha ancora negli occhi quella rimonta ai limiti del paranormale nell’ultima vasca. Quei 28″82 volati a mangiare letteralmente l’acqua e valsa l’1’54″73 finale non è solo una prestazione sportiva di alto livello ma anche un modo per scacciare i fantasmi di Rio. Quante critiche piovute sull’allergia olimpica dell’azzurra, dimenticando che un oro ed un argento nella sua carriera sono comunque arrivati. Certo, i risultati sarebbero potuti essere migliori in alcune circostanze, vedi Londra 2012, ma le 10 medaglie iridate, i 5 ori e le 7 volte consecutive sul podio non sono certo dati citati così a caso.

La prestazione nelle acque magiare è un po’ la chiusura del cerchio per la campionessa di Spinea che preparatasi nel contesto da “Shining” della Sierra Nevada può sorridere insieme a chi l’ha sempre sostenuta e anche di chi le avrebbe consigliato una chiacchierata con Paolo Crepet.

L’eccezionalità della prova di Federica, poi, si origina anche dalla sua età sportiva: classe ’88 al cospetto dei fulmini di altre generazioni, lei è sempre li e nella sua gara, le 4 vasche, sa che se le avversarie sono a tiro, nessun traguardo è impossibile. Su questo sentimento l’atto conclusivo del Mondiale si è basato, regalandoci un’emozione più unica che rara.



Ora però, la domanda che tutti si pongono è la seguente: la Pellegrini cosa farà? Lei, con l’oro al collo, ha preannunciato di non voler più gareggiare nei 200 sl, sposando la causa della velocità ovvero dei 100 metri per chiudere la sua carriera. Una decisione che fa discutere per le prospettive dell’azzurra. In una distanza dove i particolari sono ancor più importanti le caratteristiche dell’italiana non sembrano sposarsi con l’elite. Tra l’altro la presenza di atlete eccezionali come Sarah Sjoestroem, le americane e le olandesi, non lascia molto spazio alla gloria. E allora molti si chiedono: perchè continuare, sapendo di non poter essere a livello delle altre? Saprà la veneta gareggiare in un contesto nel quale la sua massima aspirazione è una finale ed accontentarsi?

La risposta non è facile da dare e solo la piscina saprà essere giudice inappellabile.

giandomenico.tiseo@oasport.it

Twitter: @Giandomatrix

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Foto: Diego Gasperoni

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