Canoa velocità, Manfredi Rizza: “Cerco in ogni modo di trasmettere ai giovani la mia passione per questo sport. 2017 anno sabbatico perché…”


ESCLUSIVA OA SPORT – Le nostre interviste non si fermano mai… Oggi è il turno del canoista pavese Manfredi Rizza, sesto ai Giochi di Rio 2016 nel K1 200 metri. “Mampe” – per amici e parenti – è un ragazzo di 26 anni poliedrico e molto molto attento anche al suo futuro extra-sportivo, avendo già conseguito la laurea triennale in Ingegneria Meccanica ed essendo fortemente concentrato sul proprio futuro professionale, oltre che intenzionato a crescere ulteriormente con la pagaia fra le mani… Ad maiora, Manfredi, buona lettura tutti voi!

Ciao Manfredi. Partiamo dalla più stretta attualità: su cosa stai lavorando in queste settimane e quali sono i tuoi programmi agonistici stagionali?

“Ciao! Per quanto riguarda la vita sportiva, quest’anno ho deciso di rimanere lontano dai campi internazionali, infatti mi prenderò un ‘anno sabbatico’…”.

In parallelo, come prosegue la “carriera” da laureato in Ingegneria Meccanica? E, soprattutto, sono conciliabili i progetti dei due ambiti, cioè quello sportivo e quello professionale?

“Le motivazioni. E’ questa la risposta alla seconda domanda: attualmente, ho deciso di dedicarmi con maggior interessa alla carriera universitaria e per questo ho momentaneamente abbandonato la vita da raduno. Ma non ho mica abbandonato l’idea di arrivare sempre più lontano con la pagaia fra le mani…”.

Dando uno sguardo al tuo curriculum sportivo, balza subito agli occhi l’assenza perpetua di un Gruppo Militare, in favore di una sola Società a cui sei sempre rimasto fedele: la Canottieri Ticino Pavia. Puoi spiegarci questa particolare condizione, per un canoista di livello assoluto come te?

“Sulla mia affezione verso la Canottieri Ticino posso dire che mi legano ad essa un forte fattore sentimentale e la possibilità di studiare parallelamente all’attività agonistica; inoltre, da noi si è creata una squadra davvero forte e quindi non ho mai avuto alcun interesse ad allontanarmi da questo progetto!”.

Stefano Loddo. Riusciresti ad illustrare ai lettori questa figura umana e tecnica così importante per il Manfredi Rizza ragazzo e atleta ormai maturo?

“Stefano è stato sicuramente una delle figure più importanti nella mia carriera agonistica. Credo che in qualche modo abbia aiutato anche il fatto che prima di essere il mio allenatore, sia mio amico e quindi si è creato ‘naturalmente’ un bel rapporto di lavoro, soprattutto nei primi anni che per me sono stati certamente i più critici…”.

Chi ti conosce meglio, sa bene che hai un buon rapporto con i social media, soprattutto quando si tratta di metterli al servizio del movimento-canoa e della sua “sana propaganda” sul territorio nazionale. Parlaci un po’ di questo tuo ammirevole attaccamento alla tua disciplina…

“In realtà, l’argomento ‘social’ è alquanto incoerente per me, nel senso che io personalmente non amo utilizzarli, ma ne riconosco la potenza mediatica e quindi, se necessario, li utilizzo per una giusta causa. Detto questo, la canoa mi ha dato tantissimo e io vorrei restituire qualcosa a questo sport. Sono convinto che gli atleti in vista debbano interessarsi anche alla creazione di un interesse vero nei più giovani, in modo da poter creare un seguito, ma non per loro stessi, bensì per lo Sport! Per questi motivi cerco di trasmettere il più possibile ai giovani non tanto la mia immagine, ma la passione per la disciplina sportiva che pratico con tanto amore”.

Un piccolo-grande sguardo indietro ora. Domanda retorica: ci pensi ancora al sesto posto di Rio? In che modo, solo con orgoglio o anche con un pizzico di rimpianto…?

“Rio è stata una fantastica esperienza e sono orgoglioso di avervi partecipato e di aver fatto emozionare le persone che mi hanno visto. Tuttavia, nessun atleta sarebbe mai orgoglioso di un sesto posto, però, non per questo l’esperienza è legata a sentimenti negativi… Di certo, avendo dato tutto quello che potevo, non ho rimpianti; bisogna solo ‘digerire’ il risultato, valutare la prestazione e andare avanti…!”.

A differenza di molti altri sportivi agonisti, tu non hai iniziato prestissimo a gareggiare ad alti livelli internazionali. Qual è stato il percorso che ti ha portato a diventare il canoista (forte) che sei oggi?

“Il mio percorso è stato come quello di tutti. Semplicemente, tantissimo allenamento e perseverare sempre senza darsi mai per vinto e, soprattutto, senza scuse!”.

Chiudiamo “in scioltezza”… Se non sbagliamo, hai un soprannome: MAMPE. Perché?!

“Domanda sul soprannome devo dire difficile! E’ stato mio padre a darmelo… Credo sia un semplice storpiamento di ‘Manfre’, abbreviazione del mio nome…”.

Sì, manca la classica domanda sul futuro a Cinque Cerchi, sulla possibilità/volontà di volare a Tokyo per i prossimi Giochi Olimpici. Volutamente. Per due motivi crediamo rispettabili: il Manfredi Rizza Ingegnere Meccanico con la “specialistica” nel mirino ha deciso di prendersi un anno sabbatico dal punto di vista agonistico, ergo, è sacrosanto che in questo momento lo si lasci pensare più a questo che ad altro. Due: gli avremmo chiesto intempestivamente un qualcosa che gli chiederemo senza alcun dubbio…la prossima volta in cui avremo il piacere di intervistarlo!

giuseppe.urbano@oasport.it

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Foto: profilo Facebook Manfredi Rizza (credit Costanza Rizza)

 

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