Judo, doping: Karim Gharbi squalificato due anni dopo la positività di Rio 2016


A suo modo e suo malgrado, Karim Gharbi è stato uno dei protagonisti dei Giochi Olimpici di Rio 2016: durante la rassegna a cinque cerchi, infatti, venne alla luce la positività del judoka sammarinese ad un controllo antidoping del 27 luglio. Dopo un susseguirsi di notizie e relative smentite, Gharbi fu alla fine estromesso dalle Olimpiadi e sospeso provvisoriamente dall’attività agonistica.

Come riportato dai media sammarinesi, nella giornata di ieri è arrivato il provvedimento definitivo circa la squalifica dell’atleta: il Comitato Giudicante composto dal Presidente Lorenza Mel, dai Vice Alberto Selva e Marco Ghiotti, dal rappresentante dei medici Sergio Rabini, dai rappresentati per gli atleti Claudio Canti e Nicola Lombardini, ha comminato una sospensione di due anni a Gharbi, che ora avrà la possibilità di fare ricorso nel corso delle prossime tre settimane.

Dal punto di vista sportivo, si tratta di una grave perdita per il Paese che nel 2017 ospiterà i Giochi dei Piccoli Stati: Gharbi era infatti stato finalista nelle ultime due edizioni, vincendo l’oro nel 2013 e l’argento nel 2015. “È stata una decisione equa – ha affermato attraverso un comunicato stampa il Presidente della Nado Claudio Muccioli – Gharbi ha avuto circa tre mesi per portare documenti a sua discolpa, ma questo non è avvenuto. Per un caso simile applicando l’articolo 2.1 del regolamento antidoping l’atleta poteva andare incontro ad una squalifica raddoppiata, quattro anni. Ma, non essendoci precedenti – per Gharbi infatti è il primo fermo per doping – il Comitato Giudicante ha ritenuto giusti i due anni di assenza dalle gare“.

giulio.chinappi@oasport.it

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