Il 2016 di Federica Pellegrini: l’araba fenice risorta a Windsor dopo il sogno olimpico infranto


Il 10 agosto alle ore 03:16 italiane, Federica Pellegrini entra in vasca nella finale olimpica dei 200 stile libero. Le sensazioni sono positive. La semifinale, chiusa al terzo posto, in gestione, alle spalle dei due missili Katie Ledecky e Sarah Sjoestroem fa ben sperare. Federica vuol chiudere il cerchio olimpico, dopo la delusione di Londra 2012, esibendosi nell’ultimo atto dell’Olympic Aquatics Stadium e concludere la sua carriera.

Qualcosa, però, va storto: la nuotata non è fluida e l’azzurra è sempre indietro, incapace di seguire da vicino l’americana e la svedese finendo dietro anche dall’australiana Emma McKeon. Al tocco finale, è “solo” quarta, in 1’55″18, distante circa 20 centesimi dall’atleta oceanica. Una grande delusione che lei stessa non riesce a comprendere e mentre la Ledecky si porta a casa l’ennesimo oro dei suoi fantastici Giochi, battendo in un arrivo palpitante la Sjoestroem, la campionessa di Spinea è lì ad un bivio: chiudere con l’amarezza o fregarsene delle 28 primavere e continuare a lottare in vasca per un nuovo sogno a Cinque Cerchi?

La risposta la conosciamo tutti e tra un “Sei finita!” ed un “Atleta sopravvalutata e in crisi psicologica”, la veneta va avanti per la sua strada, rimettendosi in gioco nel suo elemento preferito, l’acqua. Settimane di duri allenamenti quelle del periodo post olimpico, affrontate con la voglia di spaccare il mondo andando in caccia di quello che per un motivo o per l’altro non è riuscita a far suo. L’esordio nella stagione invernale a Massarosa (LU) è esaltante: 100, 200 stile libero e 200 dorso da top10 al mondo con la consapevolezza che anche in vasca corta può ottenere grandi cose.

La rassegna iridata di Windsor è quella giusta per riprendere il filo del discorso interrotto e conquistare un alloro mancante. Mai, infatti, la “Divina” è riuscita ad ottenere l’oro mondiale nella piscina da 25m. L’impresa non appare semplice, c’è una Katinka Hosszu devastante che vuol monopolizzare la scena. La finale delle otto vasche è uno scontro tra titani e, contro ogni pronostico, è Federica ad aggiudicarsi il successo, stabilendo il primato personale in tessuto (1’51″73) regolando il fenomeno l’ungherese negli ultimi 25m.

Una vittoria che sa di risurrezione e rilancia per un progetto ambizioso: Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Un proposito irrealizzabile per chiunque ma non per una sportiva che ha la stigmate dell’araba fenice. L’avventura continua e noi saremo tutti pronti a bordo vasca a scrivere altre pagine di una storia che non sembra finire mai.

giandomenico.tiseo@oasport.it

Twitter: @Giandomatrix

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Foto da Deepbluemedia

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