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Atletica, processo Olimpia: il comunicato degli atleti dopo l’assoluzione

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Dopo l’assoluzione da parte del TNA in merito al cosiddetto processo Olimpia, gli 8 atleti azzurri coinvolti in questa prima tranche hanno espresso una dichiarazione unica, redatta sotto forma di comunicato stampa.

Ecco di seguito le loro parole:

” Nel film Armageddon il Presidente degli Stati Uniti ad un certo punto afferma “Nel caos che regna nella nostra storia… c’è una cosa che ha elevato le nostre anime ed elevato la nostra specie dalle proprie origini. E quella cosa è il coraggio!”.

Tutti insieme abbiamo trascorso mesi terribili, sottoposti allo sguardo indagatore dell’opinione pubblica che faticava a comprendere la differenza fra la nostra accusa e il reato di doping, la peggior macchia per un atleta.

Ma noi abbiamo avuto il coraggio di continuare ad allenarci con impegno e caparbietà, con tutte la fatica psicologica che questo ha comportato, senza cedere mai un solo momento alla disperazione e all’autocommiserazione.

Noi atleti accusati di aver volutamente eluso i controlli antidoping ci sentiamo orgogliosi, ora che tutti otto siamo stati assolti da qualunque colpa, di aver avuto il coraggio di combattere uniti contro un’accusa che sapevamo bene essere priva di ogni fondamento.

Siamo orgogliosi di aver avuto il coraggio di non piegare la testa e attendere inermi il verdetto ma di esporci affinché le luci non si spegnessero e verità fosse fatta.

Ora noi otto siamo stati tutti assolti e riteniamo sia stata tracciata una strada che non potrà essere non seguita per quanto concerne la sorte dei nostri colleghi e amici.

Ci aspettiamo ora che l’emergere finalmente della verità sia scritto a carattere cubitali: NOI NON C’ENTRIAMO NULLA COL DOPING”.

Fabrizio Donato
Daniele Greco
Andrew Howe
Anna Incerti
Andrea Lalli
Daniele Meucci
Ruggero Pertile
Silvia Salis

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gianluca.pessoni@oasport.it

 

1 Commento

  1. Luca46

    22 Marzo 2016 at 14:38

    Io penso che tutti gli atleti siano dopati, di qualsiasi nazione e di qualsiasi sport. Penso che lo siano per contratto. Chi è stipendiato come in tutti i lavori si adegua alle direttive aziendali. Dubito sempre che dietro a scandali doping o irregolarità nei controlli ci sia sempre qualcos’altro. Forse questione di soldi o comportamenti mal digeriti da chi comanda. Sicuramente paesi come Brasile, Russia, e Spagna (per citarne alcuni) ne fanno un uso indiscriminato. Penso che nell’ambiente si sappia benissimo come funziona, sia controllati che controllori. I soldi girano per tutti però. Schwarzer è stato massacrato poi si è scoperto che gareggiava alla pari degli altri, pensiamo per esempio che per Diniz sia diverso? E’ possibile pensare che uno degli atleti di punta di un movimento stipendiato per bene non venga controllato all’interno? E’ possibile pensare che possa fare quello che vuole? Che un dirigente, un allenatore, un preparatore, un medico non se ne accorgano? Allora dovrebbero cambiare mestiere, poi però tutti cascano dal pero.
    E se dico questo è perchè ho avuto delle riprove, poi che sia giusto o sbagliato è un altro paio di maniche.

    • ale sandro

      22 Marzo 2016 at 15:32

      Sì ma qui la questione è differente, non c’entra Diniz, non c’entra Schwazer (anzi c’era anche lui nell’elenco della sessantina di atleti in origine, ma l’accusa nei suoi confronti è stata cancellata assieme ad altri 30 già qualche mese fa).
      Qui si tratta di mettere in piazza dei presunti elusi controlli risalenti alle precedenti amministrazioni Fidal e Coni ( Arese e Petrucci) , da parte di decine di atleti a tre anni di distanza, come fossero dopati, quando non c’è nessun riferimento ad alcun controllo positivo.
      La mancata reperibilità era dovuta a inadeguatezza del sistema creato da federazione e comitato olimpico nazionale, che equivale per me a una loro evidente mancanza pari a dire ” Guardate come siamo incapaci”. Gli atleti non c’entrano in tutto questo, mi pare il minimo non essendoci stata positività e altro, che manifestino il loro disappunto. Visto che questo influisce anche nella preparazione per la stagione olimpica. A prescindere dal fatto che siano realmente puliti o no, cosa quest’ultima al momento non dimostrata dai controlli ufficiali.
      E per me una federazione e un comitato olimpico che lavora in questa maniera imbarazzante , mi fa pensare che difficilmente potrà ottenere miglioramenti anche sul piano sportivo se non cambia tante cose, in quella che dovrebbe essere la priorità di tutto lo sport italiano, sempre per come la vedo io.

      • Luca46

        22 Marzo 2016 at 21:42

        Hai perfettamente ragione però se è successo questo penso che dietro ci siano altre questioni in ballo. Ovviamente le mie sono solo illazioni. Non so quale sia lo scopo di questa cosa ma un perchè ci dev’essere. Per esempio mettere in cattiva luce i dirigenti precedenti per scopi che riguardino la politica dello sport, o chissà che cos’altro. Penso che ci sia un secondo fine.

  2. ale sandro

    21 Marzo 2016 at 22:50

    A mio parere pessima figura , per usare un eufemismo, sia di Fidal che di CONI (procura antidoping in testa) , roba da far “saltare teste” all’istante. Poco da stupirsi se poi si fatichi a trovare il bandolo della matassa, nonostante ci siano segnali ripetuti dal settore giovanile su cui davvero poter lavorare seriamente ottenendo risultati importanti, Tamberi a parte. Se la (dis)organizzazione è stata questa in tema di controlli o disciplinare, spero ci sia un’ inversione di tendenza per il discorso tecnico. Noto anche la brillante tempistica del Tribunale Nazionale Antidoping, in piena stagione indoor avviata. Se non altro ora diversi atleti potranno continuare con la preparazione senza altre questioni, anche in chiave Rio, a prescindere dalle reali potenzialità o meno.

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