MotoGP

MotoGP, le pagelle del GP Malesia 2015: Pedrosa esemplare, Rossi inqualificabile. E Lorenzo gongola…

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La lotta è aperta. Senza quartiere. E senza rispetto. Quella di Rossi è contro Lorenzo, che a Sepang è 2° alle spalle di Pedrosa, ma soprattutto contro Marquez, ormai. Le dichiarazioni incendiarie di Rossi in conferenza hanno avuto una coda in gara, la peggiore possibile: al 7° giro, dopo una battaglia allo spasimo con Marquez per il terzo posto, Valentino gli tira (o, meglio, si tira…) una trappola. Lo aspetta, si volta, si fa affiancare all’esterno, frena e allarga la gamba quanto basta per mandare largo lo spagnolo, che poi cade. Sarà guerra, saranno polemiche infinite e irrisolvibili. Sul risultato di Rossi aleggia quindi la decisione dei giudici di gara, la sua manovra è ovviamente under investigation. In caso di squalifica del Dottore, o di pesante retrocessione, Lorenzo si avvicinerebbe tantissimo o addirittura supererebbe il rivale in classifica ad un solo GP dal termine. Onore al merito, in chiusura: ennesima grande, limpida prestazione di Dani Pedrosa. Chapeau.
Le pagelle.

Pedrosa: 9+. Sontuoso. Cinquantunesima vittoria in carriera, a -1 da Phil Read. Il suo ritmo gara è apparso subito irresistibile per tutti, anche per il ben più motivato Lorenzo il quale capisce saggiamente che è bene “accontentarsi” della piazza d’onore alle spalle del più anziano connazionale, oggi imprendibile. Il silenzio è la virtù dei forti, Dani parla poco e corre tanto. Qualcuno ha bisogno di una lezione esaustiva sulla tanto invocata “sportività extra-nazionalistica”? Esemplare.

Lorenzo: 8. Gli altri litigano, lui mette nel mirino il quinto titolo personale. Al di là delle chiacchiere da bar da cui non si è mai sottratto, fa la sua gara, parte a bomba e si scrolla in fretta le insidie del gruppone. L’impressione, ora, è che difficilmente sprecherà il match point nell’appuntamento di casa. E lui era quello meno solido a livello mentale…

Smith: 7,5. Zitto zitto, quatto quatto, il buon Brad porta a casa un eccellente quarto posto, il suo secondo miglior risultato stagionale dopo l’argento virtuale di Misano. A Sepang, conquista una “medaglia di legno” con sfumature auree.

Ducati: 4,5. La gara di Iannone dura niente per colpe non imputabili all’abruzzese, Dovizioso casca all’undecimo giro per un freno forse morso intempestivamente. A salvare l’onore della Casa di Panigale ci pensa il “satellite” Petrucci, sesto in una gara asciutta: la bella parabola (ascendente) del figliastro prodigo…

Marquez: 4. Non piace per la sua guida eccessivamente ai limiti, la stessa che nel passato recente non gli ha fatto terminare svariati GP. Di sicuro, aveva qualche sassolino nello stivale, e non se li è messi certo lui lì dentro… Aggressivo, provocatore, irriverente. Il tempo ci dirà chi è davvero.

Rossi: 0-. Ha semplicemente perso la testa. Ci dispiace dirlo, perché è Vale, perché è da vent’anni l’orgoglio d’Italia, perché la Decima non è solo una sua questione personale, bensì un affare di Stato. Marquez può anche aver esagerato, provocato, ok, ma alla fine corre anche lui per arrivare davanti e non è nemmeno la prima volta che si spinge oltre l’ortodossia motociclistica pur di raggiungere i suoi obiettivi. Con quattordici anni – e oltre cento GP percorsi – in più, non può cascare in trappole del genere e non deve reagire così; calcetto letale o no, è stato davvero brutto vederlo dimenarsi come un tarantolato sulla sua Yamaha, scuotere nervosamente la testa e addirittura rallentare apposta per aspettare il nemico in ottica regolamento dei conti… Il “meno” integrativo per le dichiarazioni-boomerang e fasulle rilasciate in settimana e nel post-gara. Potremmo star qui giorni a discuterne, pontificare, biasimare, ipotizzare, ma resterebbe sempre e comunque un solo dato di fatto: prima del fattaccio, ballava tra il +4 e il +7 (e +dignità) su Lorenzo nella generale virtuale, dopo, potrebbe ritrovarsi a -9 (e -rispettabilità)…

 

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giuseppe.urbano@oasport.it

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