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Ciclismo, Mondiali Richmond 2015: Belgio, corazzata senza una vera punta?

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Tra le nazionali che prenderanno parte alla prova in linea maschile dei Campionati del Mondo di ciclismo su strada spicca, senza dubbio, la formazione belga. Nove elementi di alto livello, una squadra con più punte cui però potrebbe mancare un vero e proprio finalizzatore.

Dovessimo assegnare la Maglia Iridata basandoci sulla qualità media dei componenti della squadra il Belgio, probabilmente, vincerebbe a mani basse. Basti pensare che dai nove è stato escluso Tim Wellens, uno degli astri nascenti del ciclismo mondiale per quanto riguarda le corse di un giorno. Tanta esperienza e una quantità sproporzionata di talento per provare a far saltare il banco su un percorso che potrebbe essere troppo facile per questa formazione.

Guida la squadra Philippe Gilbert, che un Mondiale ce l’ha già nel palmares. Si adatta a tutti i percorsi e non è fermo in volata, ma nonostante questo è improbabile aspetti gli ultimi 200 metri per provare a vincere. Gli strappi che precedono il traguardo sono molto brevi, ma un’accelerazione delle sue potrebbe fare molto male, specialmente dopo 255 chilometri di corsa. Al suo fianco, e con caratteristiche simili, Greg Van Avermaet, Una coppia che si divide i ruoli di capitano durante l’anno in casa BMC e una forbice che potrebbe chiudersi su tutti gli avversari, con possibili attacchi a ripetizione da entrambi. Senza dimenticare Sep Vanmarcke, che sul pavé vola e potrebbe essere una carta interessante anche nell’arco del penultimo giro. Tre uomini da classiche che negli ultimi anni hanno vinto tanto. Nessuno di questi, però, può attendere la volata. Il Belgio sarà tra le squadre che proverà a fare corsa dura per portare via un gruppetto o per mettere in croce le gambe dei velocisti e provare ad anticipare sul breve strappo che si trova all’interno dell’ultimo chilometro.

La squadra si basa anche su solide fondamenta: Keisse, Keukeleire, Maes e Vandenbergh sono passisti instancabili e potrebbero, da soli, controllare la corsa o lanciare i propri compagni più quotati. Merita un discrso a parte Tiesj Benoot. Ad appena 21 anni ha raccolto risultati eccezionali e sembra destinato a subentrare ai più esperti compagni di squadra nei prossimi anni come faro del movimento belga. Già domenica però non può essere sottovalutato e in un’eventuale fuga negli ultimi giri sarebbe da considerare anche per la vittoria finale.

Chiudiamo con Tom Boonen. A 34 anni, e dopo 15 anni di professionismo, questa potrebbe essere l’ultima occasione di riconquistare la maglia iridata già vestita nel 2006 dopo il successo nella rassegna mondiale di Madrid 2005. Il percorso è adatto e per quanto gli anni migliori siano ormai alle spalle Tommeke, per classe ed esperienza, resta tra i papabili alla vittoria. E in tanti, vedendo la sua sagoma nelle prime posizioni nelle fasi finali di gara, potrebbero iniziare a sudare freddo…

Manca il Degenkolb, Kristoff o Sagan. Ma una Belgio così può permettersi di correre senza guardare in faccia nessuno dall’alto di una superiorità che sulla carta, e anche su strada, potrebbe fare la differenza. 

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: Angelo Giangregorio

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