Sci Alpino

Sci alpino: il gradito ritorno di Sarka Strachova-Zahrobska

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Un risultato deludente, una vittoria mancata, la sensazione che il proprio impegno in allenamento non sia concretizzato dai piazzamenti in gara: questi piccoli “drammi sportivi” non sono niente in confronto ai veri drammi della vita. Ad una malattia che viene diagnosticata e sbattuta in faccia ad una ragazza di 27 anni, che pensava a tutt’altro.

Ma non chiamiamola malattia: chiamiamolo tumore, perché, come ricordano gli stessi malati, quel velo d’ipocrisia che ricopre il “brutto male” non ha senso d’esistere. Anche perché sono sempre di più le piacevoli storie di vittorie totali sul cancro e sulle sue mille forme. Tra queste, quella di Sarka Strachova, sciatrice ceca che in quell’estate 2012 si chiamava ancora Zahrobska, cognome da nubile: un malessere in allenamento, una massa cerebrale, la scoperta di un tumore benigno, per fortuna, al cervello. Coma indotto, operazione chirurgica, la lenta ripresa: Sarka non ha mai nascosto nulla, ha aggiornato i suoi tifosi su ogni passo della sua più grande battaglia. E poi è tornata, anche sugli sci.

Šárka Strachová-Záhrobská, questa la scrittura corretta seguendo l’alfabeto ceco, aveva tre medaglie mondiali nel carniere (un oro, un argento e un bronzo), una olimpica (un bronzo a Vancouver 2010) e due vittorie in Coppa del Mondo: non poteva finire la sua corsa lì, in un letto d’ospedale. Rientra già in quella stagione 2012-2013, senza perdere tempo: non raggiunge, certo, quei piazzamenti in zona podio alla quale, da buona campionessa, era abituata. Però si migliora: ventesima nella classifica di slalom speciale in quella stagione, dodicesima l’anno scorso. Proprio sul finire dell’ultima annata, chiari segnali di un salto di qualità: sesta ad Are e settima a Lenzerheide, la ventinovenne di Benecko può dire ancora la sua. D’estate il matrimonio, nuovi stimoli, nuova sicurezza: settima a Levi, sesta ad Aspen, decima ad Are…seconda a Kühtai. Ancora sul podio, cinque anni e un tumore dopo. Le belle storie hanno sempre il lieto fine. 

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foto: pagina Facebook Sarka Strachova

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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