Calcio

Mondiali Brasile 2014: la caduta degli dei

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Si sprecano gli aggettivi, i sostantivi e persino gli avverbi su quanto avvenuto ieri sera al Mineirão di Belo Horizonte. Possiamo parlare di Mineirãzo, sulla scia del Maracanazo del 1950?  Questo perché risulta davvero difficile trovare una spiegazione o anche solo una definizione logica al massacro calcistico di ieri sera.

Compito del buon giornalista è tuttavia provare, sempre e comunque, a definire e descrivere le situazioni più complicate. Inutile chiedersi perché la Germania ha massacrato il Brasile: semplicemente, perché ha dimostrato di essere più forte. Ma così tanto? E perché? Non sappiamo cosa titolerà la stampa brasiliana quest’oggi, ma conoscendo l’enorme cultura calcistica di questo paese siamo sicuri che riconoscerà la superiorità tecnica, tattica e persino atletica – ma non faceva caldo in Brasile? – dei teutonici. E nessun verdeoro si appiglierà, a differenza dell’italian style, alle pur cruciali assenze di Neymar e Thiago Silva. Ma cosa si può dire su ieri sera, dunque?

La caduta degli dei. Questa è forse la definizione più azzeccata. I calciatori brasiliani erano ad un passo, forse due, dall’immortalità. Sapevano che vincere un Mondiale in casa li avrebbe issati ben più alto di Ronaldo, Romario, persino di Pelé. Perché è quello che al Brasile non era riuscito nel 1950 e a questo punto non riuscirà per almeno altri trent’anni. E i verdeoro, pur schierando la formazione più europea e meno spettacolare della propria storia, avevano dalla propria parte la certezza di vincere, di compiere il proprio destino, di assaggiare l’ambrosia, di entrare nell’immortalità. Troppo il calore del pubblico, troppo bella l’atmosfera, troppo concreta la squadra per poter anche solo pensare di perdere. Ma alla prova dei fatti, contro l’esempio di organizzazione e tattica per antonomasia, i brasiliani si sono squagliati come neve al sole, per un’umiliazione che è già storia, è già leggenda, è già dramma. Le paure ancestrali sono esplose all’improvviso, la totale mediocrità offensiva, in assenza di Neymar, è esplosa in tutto il proprio fulgore, un’incredibile sequenza di disattenzioni difensive ha ripiombato un reparto sorprendentemente affidabile nei propri atavici incubi storici, nel classico punto debole del Brasile, bravo ad attaccare e pessimo a difendersi. La verità è che il Brasile di ieri sera è stato pessimo ad attaccare e pessimo a difendersi. Un mix di fattori tecnici, tattici, atletici e forse, soprattutto mentali hanno regalato al mondo una pagina, nel bene o nel male, di storia del calcio. Segnando la caduta degli dei, la fine di ogni certezza, all’infuori di quelle metodiche, organizzate, persino brutali che ora portano la Germania ad un solo passo dall’eterna gloria. Là dove era scritto che ci fosse il Brasile, appunto.

Foto: Twitter Goal Photos

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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