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‘Cogito, ergo sport’: Volley World League, “non esiste solo il calcio”

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Non esiste solo il calcio

Recitava così lo striscione apparso al Mandela forum di Firenze durante le gare di World League di pallavolo maschile, quelle che hanno portato un Bronzo all’Italia, un Argento al Brasile e un Oro agli Stati Uniti.


Un grido di rabbia e protesta, certo, ma anche un incoraggiamento, una speranza, l’idea che un riscatto dopo il brutto umore post-mondiali, sia per l’eliminazione al primo turno della Nazionale azzurra, sia per i sette goal subiti dalla Seleção, esista. Esiste ed è possibile in un campo diverso, un 9 metri per 18, un campo popolato da 12 giocatori, una sola rete e un gioco di mani, ma il mondo in cui si realizza è lo stesso.

Il mondo dello sport, quello dove i miracoli vanno oltre la medaglia e il grido di vittoria. Sono famiglie intere schierate le une accanto alle altre con bandiere diverse; è il capitano brasiliano, Bruno de Rezende, che promette al suo Paese la soddisfazione che il calcio non ha saputo dare; è l’evento che coinvolge tutte le fasce e non solo quelle alte, come è stato rilevato sugli spalti di Rio da un sondaggio di Datafolha, dove i supporters erano per la maggior parte i bianchi ricchi, a causa dell’inaccessibilità ai costosissimi biglietti per le classi con redditi più bassi.
È vedere americani ed iraniani vicini che sorridono guardando gareggiare i loro campioni, senza avvertire il rancore politico che la loro gente è costretta da anni a subire.

Ed è poi la sfida di donne iraniane cui il regime vieta loro di assistere a eventi sportivi maschili, mentre invece quelle sono lì, sugli spalti di un palazzetto coi colori della propria squadra dipinti sul volto e un sorriso di compiacimento per essere presenti all’interno di un mondo che è anche il loro.

Tutti gli sport sono occasioni in cui altri esseri umani ci spingono ad eccellere” (dal film L’attimo fuggente), ad eccellere all’interno del campo tanto quanto all’esterno, negli spalti, nei palazzetti, davanti alla tv.
È dunque vero che “non esiste solo il calcio“, perché certi messaggi possono filtrare anche (o, incerti casi, solo) in altri ambiti, attraverso regole, budget, culture, possibilità, climi diversi.

Il mondo della pallavolo ha saputo assumersi il carico di un sostegno popolare, sia in senso di “popoli” di razze, lingue e religioni diverse, sia in senso anti-classista, mostrando un universo fatto di genitori, figli, amici e fidanzati appassionati e mai violenti, entusiasti della propria presenza, prima ancora della vittoria della loro Nazionale, in quello scenario di festa e agonismo tipici dello sport.

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