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Paralimpiadi Sochi 2014: cala il sipario sui Giochi eroici

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Si sono ufficialmente chiusi nel tardo pomeriggio italiano gli undicesimi Giochi Paralimpici invernali, che ci hanno tenuto compagnia per dieci giorni. Una manifestazione che possiamo definire eroica e ricca di significato per tanti motivi.

Innanzi tutto, tutti gli atleti partecipanti sono stati a loro modo degli eroi. In questa decade di gare, con il loro sforzo e le loro imprese, uomini e donne delle Paralimpiadi hanno certamente contribuito a cambiare la visione di molte persone sulla disabilità: hanno compiuto gesti atletici ed ottenuto risultati che sarebbero impensabili per la maggioranza della popolazione mondiale dei normodotati, hanno dimostrato, ancora una volta, che l’essere umano è in grado di superare qualsiasi limite apparente posto dal proprio corpo, con la forza di volontà e naturalmente con l’allenamento. Allo stesso tempo, poi, questi sportivi hanno promosso nel mondo i diritti ed il rispetto che meritano le persone diversamente abili, fatti che molto spesso vengono dimenticati nella vita quotidiana come nella sfera politica.

Ma questi Giochi Paralimpici sono stati eroici anche perché Russia e Ucraina si sono sfidate sulle piste lasciandosi alle spalle, almeno per questi dieci giorni, le questioni geoplotiche che imperversano tra i due Paesi. Pochi giorni prima della cerimonia inaugurale, l’Ucraina aveva adirittura minacciato di non inviare la propria delegazione nel Caucaso russo, ma la decisione finale di partecipare è stata premiata con venticinque medaglie, che fanno della delegazione gialloblu la seconda più medagliata dopo quella di casa.

A titolo personale, invece, gli eroi della manifestazione sono stati principalmente tre. Roman Petushkov è stato il mattatore delle Paralimpiadi, capace di trionfare per sei volte davanti al proprio pubblico. Il trentaseienne ha infatti ottenuto tre medaglie d’oro nello sci di fondo ed altrettante nel biathlon, divenendo l’atleta più medagliato in una singola edizione dei Giochi Paralimpici invernali. Il precedente record apparteneva in coabitazione alla canadese Lauren Woolstencroft ed alla tedesca Verena Bentele, che a Vancouver avevano trionfato cinque volte rispettivamente nello sci alpino e nel biathlon.

La quota di cinque successi è stata raggiunta anche da un’altra tedesca, Anna Schaffelhuber, che non ha conosciuto sconfitte nella categoria sitting dello sci alpino. La ventunenne, che a Vancouver aveva già ottenuto un bronzo in supergigante, raggiunge così le già citate Woolstencroft e Bentele in cima alla classifica delle atlete più medagliate in uno stesso sport in un’unica edizione paralimpica invernale.

Un pokerissimo che è stato sfiorato anche dalla francese Marie Bochet, ventenne che ha vinto quattro ori nello sci alpino della categoria standing. L’atleta di Chambéry aveva realizzato il percorso perfetto ai Mondiali di La Molina lo scorso anno, ma un’inforcata nello slalom della supercombinata le ha impedito di ripetere l’impresa all’interno di una manifestazione che l’ha comunque consacrata nell’olimpo dello sport paralimpico.

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Immagine: tvkinc.com

giulio.chinappi@olimpiazzurra.com

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