Chris Horner e gli altri campioni di longevità

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Vincere la Vuelta a España a quasi 42 anni, come ha appena fatto Chris Horner,  non è cosa da tutti i giorni: anzi, è un record assoluto per quanto riguarda il ciclismo. Ma nella storia di tutti gli sport non mancano certo i casi di successo anche ad età piuttosto avanzate.

Certo, non siamo ai livelli di Oscar Gomer Swahn, bronzo nel tiro a segno alle Olimpiadi di Anversa 1920 alla tenera età di 72 anni; ma senza nulla togliere ai tiratori, si tratta di una disciplina ben diversa per intensità dello sforzo fisico-non certo mentale-rispetto al ciclismo. Ciclismo dove il fenomeno di longevità è Jeannie Longo, la cui carriera, pur macchiata nel gennaio 2012 dall’arresto del marito accusato di averle comprato sostanze dopanti, è probabilmente ineguagliabile: nel 2001, a 43 anni, il nono titolo mondiale, l’anno prima la quarta medaglia olimpica, nel 2011, a 53 anni, l’ennesimo campionato nazionale francese.

In casa Italia citazione d’obbligo per Josefa Idem, che ancora a 44 anni, alle Olimpiadi di Pechino 2008, fu capace di conquistare l’argento, vincendo poi un’altra medaglia mondiale l’anno successivo; senza contare poi il bronzo sfiorato per una manciata di centesimi ai Giochi di Londra 2012, dopo i quali appese la pagaia al chiodo. Il cavaliere Piero D’Inzeo, che assieme al fratello Raimondo e alla stessa Idem vanta il record di partecipazioni olimpiche, a 49 anni strappò il bronzo a squadre a Monaco 1972 e partecipò all’appuntamento a cinque cerchi di Montreal quattro anni più tardi.

Quelli sin qui citati sono solo alcuni dei più eclatanti esempi di longevità sportiva, pur prendendo in considerazione le discipline più disparate. Nel ciclismo il caso più significativo è, come detto, quello della Longo, ma non ci sono vicende paragonabili alla storia di Horner per quanto riguarda le grandi corse a tappe di tre settimane. A parziale spiegazione dell’eccezionalità dello statunitense, si può affermare che il ragazzo della RadioShack, di fatto, è passato professionista già trentatreenne, dopo lunghi anni trascorsi negli Stati Uniti dove il livello di competitività delle gare ciclistiche non è certo paragonabile a quello europeo: questo probabilmente lo ha aiutato a preservare così a lungo le capacità fisiche e atletiche. Quanto accaduto con Horner ha lasciato sbigottiti moltissimi appassionati e addetti ai lavori, generando anche le solite accuse di doping tradizionalmente utilizzate nel caso di un qualunque risultato fuori dall’ordinario nel mondo del ciclismo: fino a prova contraria-che da appassionati di sport speriamo non giunga mai-la sua vicenda è una delle più straordinarie di sempre.

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

 

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