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Scherma, Mondiali Budapest 2013. Non sparate sul ct

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Quando le cose vanno male, e i risultati sono inferiori alle attese, è facile cercare e trovare il capro espiatorio. Così, dopo il deludente mondiale della sciabola maschile, concluso con zero medaglie tra prova individuale e a squadre, sarebbe troppo semplice accusare Diego Occhiuzzi per la prova negativa peraltro ammessa dallo stesso sciabolatore napoletano, o il ct Giovanni Sirovich.

«Perché non l’ha tolto dall’assalto dopo che aveva preso tutte quelle stoccate? Perché non ha fatto tirare Enrico Berrè», questi i commenti di tifosi e appassionati dopo l’eliminazione ai quarti di finale contro la Bielorussia. Del senno di poi, però, son piene le fosse. Difficile comprendere fino in fondo le scelte di un ct se non si è al suo posto, se non si conoscono le motivazioni che l’hanno portato a schierare un’atleta piuttosto che un altro.

Diego Occhiuzzi arrivava al Mondiale dopo l’argento olimpico, era salito sull’aereo per Budapest da numero 1 del ranking Fie. Aveva toppato la gara individuale con un’eliminazione nei 32 contro il georgiano Badzadze, una sconfitta causata da un mix di errori (suoi e dell’arbitro) e sfortuna, ma era comunque uno dei migliori al mondo. Enrico Berrè era al suo primo mondiale. Ci arrivava da bronzo europeo e dopo una seconda metà di stagione strepitosa, la sua condizione atletica sembrava decisamente migliore di quella di Diego, forse anche di quella di Samele e Montano. Nella gara individuale era stato il migliore, fermato a un passo dal podio. Uno su cui puntare ciecamente per il futuro immediato e prossimo, ma pur sempre un ragazzo di 21 anni.

Nelle squadre esistono delle gerarchie. Si tratta di fare gruppo, di decidere dei ruoli, di mettere in chiaro la posizione che ognuno occupa. Tornato Montano (splendido nella prova a squadre, vicino alla rimonta contro Buikevich, frenato solo da un alt troppo premuroso dell’arbitro su un problema al passante dell’avversario e capace di auto assegnarsi un giallo per proteste, dopo aver chiesto scusa, perché «me lo merito»), la formazione titolare era quella. Berrè sarebbe potuto essere utile? Certamente. Avrebbe potuto, al posto di Occhiuzzi, subire un passivo minore o magari restare in attivo portando la squadra a una medaglia come fatto già a Zagabria senza Montano? Forse, ma nessuno ne ha le prove.

Certo sarebbe stato complesso mandarlo in pedana ad assalto in corso e in situazione di difficoltà, chiedendogli di tappare un buco. Il primo segreto per far bene è la serenità. Con questo ingrediente Berrè ha battuto in stagione gente come Yakimenko e Szilagyi, così ha conquistato un bronzo europeo e la top 16 del ranking mondiale. Sirovich può pure aver sbagliato, come capita a tutti, ma la sua scelta non è incomprensibile. Oggi c’è chi ha il coraggio di parlare di una sciabola da rifondare. Un’arma che in stagione si è espressa al numero 1 del ranking individuale e di quello a squadre, che ha conquistato un bronzo e un oro agli europei, facendo a meno per tutto l’anno di Aldo Montano, confermando che quello di Occhiuzzi alle Olimpiadi non era un exploit isolato, assistendo alla continua maturazione di Gigi Samele e all’esplosione improvvisa, bellissima e inaspettata di Enrico Berrè. E alle loro spalle c’è un gruppo di ragazzi che scalpitano. Da Luigi Miracco (campione italiano e argento alle Universiadi di Kazan) a Riccardo Nuccio, da Massimiliano Murolo a Leonardo Affede e Luca Curatoli. Un movimento in salute come raramente lo era stato, nonostante l’addio di Gigi Tarantino. Altro che rifondazione.

gabriele.lippi@olimpiazzurra.com

Twitter: GabrieleLippi1

Foto di Augusto Bizzi

1 Commento

  1. Gabriele Dente

    11 Agosto 2013 at 13:29

    Onestamente dire che la sciabola è da rifondare è un giudizio superficiale ed emotivo. Bisogna solo dare tempo ai tanti giovani talenti di sbocciare. Spiace per Diego Occhiuzzi, non è stato proprio il suo mondiale.

  2. Luca46

    11 Agosto 2013 at 01:41

    Concordo sul fatto che critiche eccessive siano ingenerose e fuori luogo. Sciabola a prescindere c’è però da registrare un mondiale salvo qualche eccezzione al di sotto delle attese e non tanto per quanto riguarda il medagliere ma per il livello di competitività medio che non rispecchia il valore del movimento. In alcuni casi non si tratta neppure di prestazioni al di sotto della norma ma di vere e proprie debacle. Fermo restando che nella vita come nello sport ci stanno pure i passi falsi c’è da capire da cosa possa dipendere questa flessione. Puo’ darsi anche che se nelle ultime prove a squadra si ottengano buoni risultati il medagliere risulti tuttavia soddisfacente ma non vanno dimenticati i numerosi casi di involuzione. Lo staff tecnico non deve pensare ad una casualità, sarebbe un grave errore. I segnali negativi di questo mondiale non vanno sottovalutati. Aspetta dunque un duro periodo per recuperare atleti di valore e sul piano tecnico e su quello mentale. Il fatto positivo è rappresentato dal materiale umano a disposizione di assoluto valore e quindi c’è la possibilità di ritrovare la retta via.

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